05/01/2026, 10.30
BANGLADESH
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Dinajpur in festa per il centenario della chiesa di Dhanjuri

di Sumon Corraya

Intitolata a San Francesco fu costruita dai missionari del Pim chiamati in questa zona del Bangladesh da alcuni Santal che volevano conoscere il Vangelo. Oggi è una comunità con cinquemila fedeli da cui sono nate anche altre parrocchie. Il vescovo Tudu: "Grati a chi ha piantato qui il seme delle fede cristiana".

Dinajpur (AsiaNews) - Migliaia di cattolici si sono riuniti lo scorso 30 dicembre per celebrare il centenario della chiesa di San Francesco d’Assisi a Dhanjuri, nel distretto settentrionale di Dinajpur, in Bangladesh. Il giubileo ha segnato un secolo di cammino di fede plasmato dalla dedizione dei missionari italiani del Pime e del clero locale.

Le radici del cristianesimo a Dhanjuri risalgono agli inizi del XX secolo e alla ricerca personale di fede di alcuni membri della comunità indigena Santal. Uno di loro fu Fudan Mardy, un contadino indù di Dhanjuri, che entrò per la prima volta in contatto con il Vangelo dopo aver acquistato una Bibbia da un predicatore protestante al mercato di Birampur. Profondamente colpito dalla vita, dalla morte e dagli insegnamenti di Gesù, Fudan cercò ulteriori indicazioni e scrisse al predicatore, chiedendogli di visitare il suo villaggio.

Nello stesso periodo, un altro abitante del villaggio, l’indù Fagu Soren, incontrò casualmente il missionario p. Francesco Rocca, un missionario del Pime, mentre viaggiava in treno verso Dinajpur per una causa giudiziaria. Fagu invitò il sacerdote a Dhanjuri, sperando di ricevere consigli e benedizioni. P. Rocca visitò infine il villaggio nel 1906, dove fu accolto calorosamente da Fudan Mardy, che era già in contatto con missionari protestanti.

P. Rocca rimase per diversi giorni, incontrando gli abitanti e iniziando visite regolari per insegnare il Vangelo: il suo lavoro pastorale diede gradualmente frutto. Nel 1909, Fudan Mardy, il suo anziano figlio Peter e altri 36 abitanti del villaggio ricevettero il battesimo, segnando la nascita della comunità cattolica di Dhanjuri. Con l’aumento del numero dei fedeli, poi, nel 1925 i missionari del Pime costruirono una chiesa in mattoni dedicata a San Francesco d’Assisi. Oggi la parrocchia serve oltre 5mila cattolici. Da essa nel tempo sono nate anche altre comunità: le parrocchie di Khalippur, Radhanagar, Kodbir e Patajagir.

I missionari investirono profondamente anche nello sviluppo sociale: fondarono scuole, convitti per ragazzi e ragazze e cooperative di credito per sostenere l’istruzione e i mezzi di sussistenza. Nel 1927, p. Joseph Obert - anche lui missionario del Pime e in seguito vescovo di Dinajpur - fondò a Dhanjuri il Centro per la lebbra, che divenne un ospedale rinomato per i pazienti affetti dalla malattia. A causa di problemi di salute, p. Rocca rientrò infine in Italia, mentre altri missionari del Pime continuarono il loro servizio pastorale in questa parrocchia fino al 1996, quando la responsabilità è passata ai sacerdoti locali.

“Siamo profondamente grati ai missionari del Pime”, ha dichiarato p. Manuel Hembrom, attuale parroco di Dhanjuri. “Hanno annunciato la Parola di Dio e indicato alla gente il cammino della fede. Allo stesso tempo, hanno lavorato per l’istruzione, la sanità e lo sviluppo socio-economico. Ancora oggi, le persone li ricordano con grande rispetto”. Il terreno parrocchiale ospita anche le tombe di due di loro: p. Luigi Brambilla (1927–1928) e p. Luigi Mellera (1934).

I missionari installarono anche tre pozzi tubolari profondi per sostenere l’irrigazione in quest’area fortemente dipendente dall’agricoltura, strutture utilizzate ancora oggi dagli agricoltori locali. La parrocchia ha inoltre generato vocazioni religiose: quattro sacerdoti e sette suore, tra cui sr. Maria Porimolla Murmu, delle Suore di Nostra Signora dei Dolori, attualmente missionaria negli Stati Uniti.

Durante la Messa del centenario, il vescovo di Dinajpur, Sebastian Tudu, ha reso omaggio all’eredità dei missionari: “A Dhanjuri, i sacerdoti del Pime non si sono limitati a predicare il Vangelo; hanno donato la loro vita - ha affermato -. Hanno piantato il seme della fede cristiana, che oggi è cresciuto come un grande albero di banyan. Esprimiamo la nostra profonda gratitudine a quanti hanno plasmato questa comunità”.

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