Discriminazioni di casta: nuove regole generano proteste nelle università
Introdotte dalla University Grants Commission per contrastare il fenomeno nei campus universitari nell’Uttar Pradesh sono stati contestati dagli studenti delle "general classes", le categorie che non rientrano nei sistemi di protezione delle quote. Sotto attuca per il linguaggio ambiguo e il rischio generare nuove forme di esclusione. La Corte suprema ne ha sospeso l’applicazione, chiedendo una riscrittura e mantenendo in vigore le precedenti tutele.
Lucknow (AsiaNews) – Le nuove regole varate dalla University Grants Commission (UGC) per promuovere l’equità nelle università indiane e contrastare la discriminazione di casta nei campus hanno generato un’ondata di proteste studentesche da parte degli studenti appartenenti alle caste superiori. Martedì numerosi universitari sono scesi in piazza accusando l’UGC, che regola e supervisiona l’istruzione universitaria a livello nazionale, di tutelare solo le caste inferiori e introducendo nuove forme di discriminazione a causa del linguaggio poco chiaro delle norme, una questione su cui è intervenuta anche la Corte suprema dando ragione agli studenti.
Le proteste si sono concentrate nello Stato dell’Uttar Pradesh: a Lucknow, in particolare, gli universitari hanno organizzato sit-in e cortei, ma mobilitazioni e dimostrazioni sono state segnalate anche nei distretti di Kanpur, Prayagraj, Deoria e Raebareli. Anche diversi leader del BJP, il partito ultranazionalista indù al governo, hanno criticato l'adozione delle norme dell'UGC, temendo che i membri delle caste superiori vengano additati come colpevoli in caso di denunce.
Nello specifico, a essere contestate sono le “Promotion of Equity in Higher Education Institutions Regulations, 2026”, che impongono a tutte le istituzioni superiori di prevenire, monitorare e sanzionare la discriminazione, rendendo direttamente responsabili i vertici accademici. Le regole prevedono anche l’istituzione obbligatoria di Centri per le pari opportunità, incaricati di assistere gli studenti appartenenti ai gruppi svantaggiati riconosciuti dalla Costituzione indiana. Questi centri dovrebbero e gestire le segnalazioni di discriminazione e abusi, e fornire supporto.
L’adozione di regole di questo tipo è stata motivata anche da episodi drammatici che negli ultimi anni hanno coinvolto universitari appartenenti a classi svantaggiate. Nel 2016, a Hyderabad, si è suicidato Rohith Vemula, dottorando dalit, mentre nel 2019 Payal Tadvi, giovane ginecologa musulmana appartenente a una comunità tribale, si è tolta la vita a Mumbai, dopo aver segnalato pesanti discriminazioni nei suoi confronti.
Alcuni gruppi di studenti hanno precisato che la loro mobilitazione non è contro l’idea di equità proposta dall’UGC, ma contro l’ambiguità della normativa, che rischia di dare adito ad abusi anziché risolvere il problema.
Il punto più controverso è la definizione di “discriminazione di casta” contenuta nella Regulation 3(c), definita come una discriminazione esercitata “solo sulla base della casta o della tribù” ai danni di persone appartenenti alle Scheduled Castes (SC), Scheduled Tribes (ST) e Other Backward Classes (OBC), categorie socialmente ed economicamente svantaggiate a cui vengono riservate quote nei lavori pubblici e nel settore universitario. È proprio l’avverbio “solo” la parte su cui si è concentrata gran parte delle critiche. I ricorrenti sostengono che una simile formulazione rischia di escludere situazioni complesse, perché spesso le discriminazioni nascono dall’intreccio di più fattori. Inoltre, gli studenti temono che altri casi di umiliazione che avvengono nei campus possano rimanere senza tutele.
È stata mossa anche l’accusa, da parte di alcuni gruppi appartenenti alle cosiddette “general classes” (coloro che non rientrano nel sistema di protezione delle quote), secondo cui le norme non riconoscerebbero che anche studenti non appartenenti alle categorie riservate possono essere vittime di discriminazioni o ostilità. Da qui la richiesta di una tutela più ampia della “dignità di tutti i cittadini”, senza gerarchie tra le vittime.
Le nuove regole sono state impugnate davanti alla Corte suprema dell’India, che ha deciso di sospenderne l’applicazione. Durante l’udienza, i giudici hanno definito il linguaggio delle norme “vago” e hanno chiesto che vengano riscritte con il contributo di esperti. La Corte ha inoltre stabilito che, fino a nuova decisione, continueranno a valere le regolamentazioni dell’UGC attualmente in vigore e risalenti al 2012, invocando l’articolo 142 della Costituzione, che consente alla Corte di intervenire per garantire una “giustizia completa” andando oltre l’interpretazione letterale delle norme, così da evitare che le tutele esistenti per i gruppi marginalizzati vengano smantellate.
12/02/2019 08:54



