27/02/2008, 00.00
QATAR
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Doha: banche europee nuovo obiettivo degli investimenti arabi

Il ricco Paese del Golfo si è dichiarato favorevole ad investire in Europa. Le cifre si aggirano intorno ai 15 miliardi di dollari.
Doha (AsiaNews/Agenzie) – Il Primo ministro del Qatar ha reso note le intenzioni del Paese di concentrare gli investimenti nel Vecchio continente lasciando gli Stati Uniti a bocca asciutta.
 
Sono sempre di più i Paesi del Golfo che prendono di mira l’Europa: la finanza statunitense è ancora inaffidabile dopo la crisi dei mutui subprime, mentre i prezzi del petrolio da Guinness dei primati riempiono i forzieri dei Paesi produttori. Attualmente quelli del Qatar si aggirano intorno ai 60 miliardi di dollari. Anche per diversificare l’economia del Paese basata su petrolio e gas naturale, gli sceicchi intendono investire nel mondo della finanza e nei prossimi due anni prevedono investimenti tra i 10 e i 15 miliardi di dollari.
 
In un’intervista riportata da Middle East Online, lo sceicco Hamad bin Jassim al-Thaniha dichiarato che non è tempo per investire negli Stati Uniti dove permane la crisi economica. “Noi siamo attivi sui mercati internazionali e siamo predisposti ad investire ovunque ci sia un’opportunità… sia nell’immobiliare, che nel finanziario o nell’industriale”, ha aggiunto lo sceicco evitando accuratamente di essere più specifico.
 
Secondo indiscrezioni riportate dal Sunday Telegraph, l’Autorità per gli investimenti del Qatar (QIA) avrebbe messo gli occhi sulla seconda più grande banca della Gran Bretagna, ovvero la Royal Bank of Scotland. Il Sunday Telegraph è il primo quotidiano che a gennaio riportò gli interessi del Qatar in Credit Suisse, del quale ha infatti comprato circa il 2%. Le azioni della banca svizzera  – come per la Royal Bank os Scotland - sono nettamente al ribasso.
 
Gli investimenti arabi nella finanza europea hanno suscitato perplessità ai vertici dell’UE che guarda con sospetto a quei fondi statali, percepiti come pericolose strategie geopolitiche finalizzate al mero profitto. La Commissione europea si riserva di legiferare in futuro se verrà a mancare la necessaria trasparenza.
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