09/10/2006, 00.00
PAKISTAN
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Due cattolici pakistani arrestati per blasfemia contro il Corano

di Qaiser Felix

James e Buta Masih, entrambi di 70 anni, sono accusati di aver bruciato pagine del Corano. Entrambi analfabeti, sono stati incarcerati anche se non vi sono testimoni del reato. Il vescovo di Faisalabad denuncia la vulnerabilità dei cristiani in Pakistan e chiede di pregare per chi è in carcere sulla base di bugie.

Faisalabad (AsiaNews) – La polizia pakistana ha arrestato ieri due cattolici di Faisalabad con l'accusa di aver bruciato il Corano, anche se neppure chi li ha denunciati ha visto i due commettere il reato.

Una folla di circa 500 musulmani ha circondato in serata la casa di James e Buta Masih, entrambi di 70 anni e residenti nei pressi del parco Munir, e senza attendere un'inchiesta li ha accusati di blasfemia. Solo l'intervento degli agenti ha evitato un linciaggio.

Khalil Tahir, avvocato cattolico che si è assunto la difesa dei 2, spiega ad AsiaNews che "la polizia non li ha neanche portati davanti al giudice distrettuale; sono finiti direttamente in isolamento, per paura di un attacco da parte degli estremisti".

Secondo l'art. 295 comma B del Codice penale – noto come Legge sulla blasfemia – chiunque dissacri i testi sacri dell'islam rischia l'ergastolo o la pena capitale. La legge viene utilizzata di continuo come mezzo per regolare questioni private.

Di recente è stata parzialmente corretta: chi sostiene accuse di blasfemia false è punito con la morte. Anche nella nuova versione, comunque, la norma prevede la pena capitale per i diffamatori dell'islam.

Un sacerdote locale, p. Yaqoob Yousaf, racconta ad AsiaNews che "la figlia di James Masih, Nargis, lavora come cameriera in casa di musulmani. Il suo datore di lavoro le ha dato ieri pomeriggio, come ha fatto già altre volte, delle cose da gettare e lei le ha portate dal padre per vedere se qualcosa poteva essere riutilizzato".

"Dopo aver fatto la loro scelta – spiega p. Yousaf – hanno portato fuori di casa delle carte da bruciare. Sono analfabeti ed ignoranti: se anche hanno bruciato pagine di un libro sacro, non ne avevano alcuna consapevolezza".

Il sacerdote si esprime così perché nessuno ha visto i due mentre bruciavano pagine del Corano. L'uomo che li ha denunciati, Arshad Mubarak, ha scritto nel suo rapporto alla polizia che "alcune persone del luogo hanno visto i Masih bruciare il Corano per strada". Il padre Yousaf racconta però che lo stesso Mubarak voleva acquistare la casa di James Masih e, davanti al suo rifiuto, "ha voluto dargli una lezione".

Il vescovo di Faisalabad, mons. Joseph Coutts, sottolinea ad AsiaNews che "questi incidenti dimostrano quanto siano vulnerabili i cristiani nel Pakistan musulmano". "Paghiamo un prezzo molto caro – continua – anche se avvengono offese non volute, compiute in maniera non intenzionale".

Il presule conclude chiedendo "alla comunità internazionale di pregare per queste due persone, per le loro famiglie e per i loro avvocati. Ricordiamo anche Shahid Masih, arrestato sulla base di bugie e per questo ancora in carcere".

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