23/01/2009, 00.00
INDIA
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Entusiasmo e qualche critica per il film “Slumdog millionaire”

di Nirmala Carvalho
Per alcuni baraccati è un’offesa alla povertà. Per attivisti e assistenti sociali il film permette all’opinione pubblica internazionale di conoscere la situazione dei poveri dell’India e spinge l’amministrazione pubblica a fare di più.

Mumbai (AsiaNews) – “Slumdog Millionaire”, il film che ha già preso 10 nomination per l’Oscar e 4 premi Golden Globe, da oggi è in distribuzione in India. La pellicola sta entusiasmando soprattutto i giovani, anche se qualcuno l’accusa di sfruttare la povertà per fare soldi.

La storia racconta di un ragazzo povero e analfabeta che vince la posta in un gioco a premi in tivù, molto popolare in India per il fatto che la trasmissione ha avuto come presentatori grandi personaggi del cinema come Amitabh Bachan e Shah Rukh Khan.

La trama riesce a mescolare uno stile realistico di stampo britannico con le tipiche convenzioni di una storia di Bollywood.

Molte personalità locali accusano il film di fare spettacolo con la povertà dell’India, ma Danny Boyle, il regista, si difende dicendo che il suo lavoro vuole mostrare in realtà “il gusto e la voglia di vivere” della metropoli di Mumbai.

Il film è stato girato proprio attorno al Chathrapati Shivaji Terminus (CST) (che una volta si chiamava Victoria Terminus Station), divenuto tristemente famoso per l’attacco terroristico avvenuto a Mumbai il 26 novembre scorso.  Proprio al CST 2 terroristi hanno aperto il fuoco contro la folla e hanno mandato in tilt il traffico dei treni. Il maggior numero di vittime dell’attacco terrorista è stato registrato proprio al CST.

Secondo alcuni critici, il film ha cominciato a godere dell’interesse internazionale proprio dopo la strage di Mumbai.

Attacchi negativi al lavoro di Boyle vengono da alcuni rappresentanti delle baraccopoli della metropoli che sentono il titolo del film (“Slumdog”, cioè “cane dello slum”) come un insulto. Alcune decine di loro hanno organizzato piccole dimostrazioni, con cartelli

e scritte del tipo “Povertà in vendita” e “Io non sono un cane”. La corte di Patna ha ricevuto perfino una denuncia dal segretario generale degli abitanti degli slum, che accusa il direttore musicale AR Rahman e l’attore Anil Kapoor di diffamazione verso gli abitanti degli slum, chiamandoli “cani”.

Ma Ruth Manorama, un’attivista delle donne Dalit la pensa in modo diverso. Parlando ad AsiaNews, ella sottolinea che il film è “l’esposizione di un problema. Permette  a un pubblico internazionale di comprendere il modo in cui la gente vive nelle nostre baraccopoli. Questo film porta alla luce su una ribalta internazionale i problemi della povertà urbana”.

Secondo la Manorama, attraverso il film si può rafforzare il diritto dei bambini, per promuovere “educazione primaria, assistenza sociale e strutture sanitarie di base”, e il diritto delle donne, la cui situazione negli slums  è “patetica”.  Per lei, che è segretaria generale dell’organizzazione Women’s Voice, il film può spingere a un maggiore impegno anche le autorità della città.

Un assistente sociale, che lavora proprio a Dharavi, la baraccopoli ritratta nel film,  valorizza la pellicola come “un contributo culturale”. “La vita qui a Dharavi non è proprio quella di uno slum, non vi è abissale povertà: la maggior parte delle case qui hanno la televisione, il frigorifero e molti degli abitanti hanno il telefono cellulare. Ma essi vivono in condizione per nulla igieniche, in stanze affollate, o baracche, senza scuole primarie, senza servizi sanitari, con l’Aids che si diffonde in modo rampante. Tutto questo pone domande all’amministrazione cittadina”.

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