19/05/2026, 11.59
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Faisal, Sameera e gli attivisti asiatici della Flotilla arrestati da Israele

di S. Khokhar e M. Manel Perera

Dal Pakistan all’India, fino allo Sri Lanka comprende anche membri asiatici la spedizione umanitaria globale. Fra i fermati il figlio di Faisal Edhi, figura di primo piano dell’attivismo e del settore umanitario in Pakistan. Al momento resta ignota la sorte, mentre il padre si appella a Islamabad per la liberazione. Per gli attivisti del continente non è solo una partecipazione “simbolica”. 

Lahore (AsiaNews) - Attivisti dal Pakistan, dall’India e dallo Sri Lanka solo per citarne alcuni: vi è anche una consistente rappresentanza asiatica a bordo della Global Sumud Flotilla che, in queste ore, è stata intercettata in acque internazionali al largo di Cipro da imbarcazioni militari della marina israeliana, mentre cercava di forzare il blocco a Gaza per portare aiuti. Secondo le ultime informazioni, fra quanti sono stati arrestati dalle forze dello Stato ebraico vi sarebbe Saad Edhi, figlio di Faisal Edhi (una figura di primissimo piano del mondo dell’attivismo e del settore umanitario in Pakistan), insieme ad altre centinaia di volontari di tutto il mondo. 

Il fermo ha sollevato grande attenzione e preoccupazione in Pakistan e tra le organizzazioni internazionali per i diritti umani globali, con richieste di intervento diplomatico immediato e chiarimenti su dove si trovino i detenuti la cui sorte al momento resta ignota. Ancora oggi non vi sono conferme ufficiali o comunicazioni pubbliche relative alla posizione esatta di Saad Edhi e degli altri volontari detenuti. 

I funzionari pakistani non hanno ancora rilasciato una dichiarazione dettagliata sulle possibili misure diplomatiche, anche se la pressione dell’opinione pubblica ha continuato a crescere invocando un’azione immediata del governo. Prima dell'intercettazione dell’imbarcazione, Saad Edhi ha pubblicato un videomessaggio registrato da bordo di una delle navi della flottiglia. Nel messaggio si è identificato come un cittadino pakistano che partecipa a una missione umanitaria pacifica. “Se stai guardando questo video, significa - ha proseguito - che siamo stati intercettati”.

L’attivista ha dichiarato che la flottiglia intendeva fornire aiuti attraverso mezzi non violenti e ha inoltre evidenziato quelli che ha descritto come “decenni di sofferenza affrontati dai palestinesi a Gaza”. Egli ha anche fatto appello al governo pakistano perché possa intraprendere sforzi diplomatici per il suo rilascio, se la missione fosse stata interrotta dalle forze israeliane come peraltro già avvenuto in passato. Questa, infatti, non è la prima missione di soccorso bloccata e gli attivisti a bordo arrestati. Lo scorso anno un’altra missione, a bordo della quale vi era anche l’ambientalista svedese Greta Thunberg assieme a centinaia di altri partecipanti (anche dall’Asia) era stata bloccata e i suoi membri arrestato. Fra quanti sono stati arrestati nei giorni scorsi, invece, vi è anche l’ex senatore pakistano Mushtaq Ahmad Khan, poi rilasciato ed espulso in Turchia.

Fonti della EdhiFoundation raccontano che la flottiglia è partita da Marmaris, in Turchia, trasportando medicine, forniture alimentari e aiuti umanitari destinati ai civili nella Striscia; una missione che ha coinvolto più di 500 volontari provenienti da quasi 40 Paesi, che viaggiavano a bordo di decine di navi verso il territorio palestinese assediato. Testimonianze raccolte dalla fondazione riferiscono che mezzi della marina israeliana hanno intercettato almeno 10 barche nel Mediterraneo orientale, probabilmente vicino alle coste di Cipro e in acque internazionali. A seguito dell’intercettazione, la comunicazione con molti partecipanti sarebbe stata persa, mentre i militari israeliani hanno confiscato telefoni e dispositivi di comunicazione ai volontari.

Faisal Edhi, capo della Fondazione Edhi e una delle figure umanitarie più conosciute del Pakistan, ha confermato la detenzione di suo figlio attraverso una dichiarazione video che è stata diffusa online ieri. Nel messaggio l’uomo ha detto che le forze israeliane avevano arrestato Saad e centinaia di altri volontari mentre viaggiavano in acque internazionali, criticando con forza una operazione che definisce “illegale” e “disumana”. Al contempo, egli si è appellato all’esecutivo di Islamabad e alle Nazioni Unite perché “sollevi immediatamente” la questione nei forum internazionali e sulla stampa, con l’obiettivo di ottenere il rilascio dei volontari fermati. “Non sappiamo ancora - ha affermato - dove sono stati portati. Anche i loro telefoni sono stati portati sequestrati e non vi è modo di comunicare”. Infine ha confermato che la flottiglia trasportava solo forniture umanitarie, tra cui cibo e medicine, per i palestinesi che vivono sotto il blocco e le condizioni di guerra a Gaza.

Quanto avvenuto in queste ore ha riacceso i riflettori sulla famiglia Edhi e il suo impegno umanitario: Faisal Edhi ha ricordato che anche suo padre, il defunto Abdul Sattar Edhi, sarebbe stato arrestato dalle forze israeliane nel 1980 mentre tentava di fornire aiuti umanitari ai palestinesi della Striscia. Fondata da Abdul Sattar, la Fondazione Edhi è considerata una delle più grandi organizzazioni di beneficenza del mondo ed è ampiamente rispettata per i suoi servizi di ambulanza, soccorso in caso di calamità e assistenza umanitaria sia in patria e all’estero a livello internazionale.

Oltre al Pakistan, altre nazioni asiatiche come India e Sri Lanka vedono attivisti e volontari presenti a bordo delle imbarcazioni. Dall’ex Ceylon arriva infatti Sameera Mehboobdeen aveva lasciato in precedenza il Paese trasferendosi in Turchia per unirsi alla Global Sumud Flotilla - Spring Mission for Gaza 2026, uno sforzo internazionale volto a rompere l’assedio di Gaza. Sameera è una giovane madre, professionista del settore medico e una formatrice certificata partita con il proposito di contribuire alla formazione degli attivisti nel settore del primo soccorso.

Il mese scorso, alla vigilia della partenza, AsiaNews aveva raccolto le benedizioni e le preghiere del Movimento delle Voci delle donne cristiane, che sostenevano con forza l’impegno e il lavoro della connazionale e di tutta la Global Sumud Flotilla. In particolare, la partecipazione di Mehboobdeen era stata illustrata in un briefing stampa tenutosi il 20 aprile presso l’ambasciata di Palestina in Sri Lanka, organizzata dal movimento “Palestina Libera” dello Sri Lanka. Per l’occasione leader religiosi buddisti, cristiani, musulmani e indù hanno invocato forza, buona salute, benedizioni e protezione per Smeera e l’intero gruppo di partecipanti alla Global Sumud Flotilla attraverso le proprie preghiere. Nell’isola la Flotilla è vista come un simbolo di solidarietà internazionale, con volontari che rischiano la loro sicurezza per sfidare le restrizioni e fornire aiuti.

Parlando con Asia News Melani Gunatilake, difensore dei diritti umani, attivista per il clima e amica di Sameera, ha spiegato: “Questa non è solo una partecipazione simbolica. È un momento in cui gli uomini che sono pazzi per il potere, incapaci di capire l’estensione del loro potere, stanno giocando con la vita delle persone di tutto il mondo. Sameera - ha aggiunto - rappresenta la voce del popolo contro questo folle potere. Sameera rappresenta la voce dei giovani e delle donne che si stanno sollevando contro il potere esercitato con la follia”.

Fra quanti partecipano al convoglio “di terra” che punta a consegnare gli aiuti attraverso il valico di Rafah, in Egitto, vi è anche Nikita Naidu, la prima attivista indiana a prendere parte ad iniziative collegate alla Sumud Flotilla. Una posizione di netto contrasto col governo di Delhi, alleato di Israele anche per la relazione personale fra i due premier Narendra Modi e Benjamin Netanyahu, che ha spinto l’esecutivo indiano a restare in silenzio di fronte alle sofferenze della popolazione palestinese nella Striscia. L’ambientalista indiana si è unita al convoglio terrestre nordafricano della Global Sumud Flotilla, raggiungendo Tripoli, in Libia, il 7 maggio scorso. Il convoglio è partito dalla Mauritania a inizio mese, passando attraverso Algeria e Tunisia. Le sue prossime tappe sono l’Egitto e infine il valico di frontiera di Rafah, dove consegnerà rifornimenti direttamente al popolo di Gaza in coordinamento con la Mezzaluna Rossa.

(Ha collaborato Melani Manel Perera

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