05/11/2013, 00.00
PAKISTAN
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Faisalabad: musulmani e cristiani insieme per scagionare una donna accusata di blasfemia

di Shafique Khokhar
Due studenti musulmani denunciano una 50enne cristiana per aver bruciato pagine del Corano. In realtà si trattava di un libro di testo in lingua araba. Fondamentale per la salvezza della donna, nascosta in un posto sicuro nel timore di ritorsioni, l’opera di un leader islamico. Egli invita a “valutare bene i fatti” e a non “fomentare divisioni”.

Faisalabad (AsiaNews) - La collaborazione attiva fra leader religiosi musulmani e attivisti cristiani pakistani ha permesso, ancora una volta, di risolvere in modo pacifico un presunto caso di blasfemia contro una donna povera (e innocente), appartenente alla minoranza religiosa. La vicenda è accaduta nei giorni scorsi a Faisalabad, nel Punjab, la provincia del Paese in cui è più nutrita e consistente la comunità cristiana; essa presenta molte analogie con il caso raccontato da AsiaNews di Philip Masih e della sua famiglia, incriminati senza motivo e scampati al processo grazie al contributo fondamentale di capi islamici e delle forze di polizia. La risoluzione pacifica della vicenda ha impedito un'escalation della tensione, che spesso in passato partendo da una vicenda di blasfemia si è trasformata in attacchi contro intere comunità (Gojra, nel 2009). Nel raccontarla, i nomi dei protagonisti sono stati cambiati per ragioni di sicurezza.

Asia Masih, 50 anni, la scorsa settimana si è trasferita in una casa in affitto nella Chamanzar Colony, a Faisalabad. Il secondo giorno, 29 ottobre, dopo aver pulito l'appartamento ha bruciato in giardino alcuni resti. Due studenti musulmani, osservando la scena, hanno visto alcune pagine scritte in arabo fra i resti in fiamme e hanno pensato a pagine del Corano. Dopo qualche minuto hanno bussato alla sua porta, accusandola di aver commesso il reato di blasfemia che, in Pakistan, è punito con il carcere a vita o la pena di morte.

Terrorizzata dalla gravissima accusa, Asia è fuggita assieme alla famiglia e si è nascosta in un luogo segreto e sicuro, dove è tuttora rifugiata - nel timore di ritorsioni - anche se la vicenda ha avuto un esito positivo.

Fondamentale per la risoluzione pacifica del caso, l'intervento di un attivista cristiano (identificato con le iniziali RD) e la collaborazione di un leader religioso musulmano.  Il primo, membro di Human Rights Defender Network, ha raccolto le prove dell'innocenza della donna. In un secondo momento ha avvicinato il leader islamico, appartenente al Comitato di pace della città, il quale ha offerto la propria collaborazione per analizzare i fatti e scagionare la famiglia cristiana dalle accuse, dimostrandone l'innocenza davanti all'intera città.

Fondamentale la presa di posizione dell'esperto islamico, secondo cui le pagine bruciate "non sono del Sacro Corano, ma di un libro di scuola in arabo"; egli ha inoltre invitato i musulmani a "valutare bene i fatti", prima di lanciare pesanti accuse perché finiscono solo per "fomentare odio e divisioni".

Interpellato da AsiaNews Iftikhar Ahmed, coordinatore dell'ong South Asia Partnership-Pakistan, apprezza quanti "risolvono questioni così delicate usando la saggezza". Egli aggiunge che i leader religiosi "devono promuovere la pace e l'armonia nei loro discorsi, per dar vita a una società sempre più prospera". Gli fa eco l'attivista cristiano Naseem Anthony che auspica riforme costituzionali ed emendamenti alle leggi, assieme a una politica che favorisca la tolleranza verso le altre religioni e fedi. 

 

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