27/10/2023, 12.32
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Gaza: preghiera e accoglienza, oltre la guerra. La missione della parrocchia latina

Il mondo guarda alla Striscia per le bombe e i morti. Sui social p. Youssef Asaad e la Sacra Famiglia rilanciano testimonianze di carità, solidarietà e celebrazioni che uniscono cattolici e ortodossi. Aiutate anche famiglie musulmane. Il patriarca Pizzaballa ai cristiani di Gaza: non siete soli. Oggi la preghiera per la pace del papa in san Pietro. In Israele crolla il sostegno all’invasione. 

Gerusalemme (AsiaNews) - In queste settimane il mondo guarda con attenzione, e preoccupazione, all’escalation della guerra fra Israele e Hamas nella Striscia, con il suo carico di morti - soprattutto civili - e distruzioni. I missili del movimento estremista islamico e i raid dell’aviazione con la stella di David sino ad oggi hanno fatto poca distinzione fra obiettivi militari e ospedali, chiese, moschee e abitazioni private. Tuttavia, sin dall’inizio del conflitto vi è una voce che da Gaza si leva per la preghiera, per la pace, testimoniando una fede che va oltre la logica delle bombe e del sangue: è p. Youssef Asaad, vice-parroco della parrocchia latina della Sacra Famiglia, che dopo aver aperto le porte del centro agli sfollati organizza le attività e, ogni giorno, celebra una messa e presiede funzioni di preghiera che vengono rilanciate sulle pagine social del sacerdote e della parrocchia. Con un obiettivo: chiedere la pace, come farà lo stesso papa Francesco oggi alle 18, nella basilica di san Pietro, con la recita del rosario e l’adorazione eucaristica per la fine delle violenze in Terra Santa. 

Dai post pubblicati ogni giorno da don Youssef [il parroco, p. Gabriel Romanelli, fuori dalla Striscia al momento dell’attacco, non ha ancora ricevuto da Israele l’autorizzazione a rientrare a Gaza, nonostante le ripetute richieste] emerge una vita parrocchiale che continua, e intensa. Dalla messa alla recita del rosario, dal verso del salmo del giorno alle invocazioni di pace, la Sacra Famiglia è un centro che vive, e opera, più forte delle bombe e del conflitto. Il 15 ottobre scorso la parrocchia annunciava anche la gioia di un battesimo, risposta al massacro dei civili nella chiesa di san Porfirio che lo stesso vice-parroco di Gaza ha annunciato e raccontato sui social.

La Sacra Famiglia oggi accoglie oltre 700 persone - cristiani, ma aiuta in modo concreto anche famiglie musulmane - molte delle quali hanno visto le loro case danneggiate o distrutte dalla guerra. L’esercito israeliano ne aveva invocato più volte lo sgombero, intimando al vice-parroco, alle suore e ai fedeli si spostarsi al sud della Striscia. Ma l’attaccamento alla propria chiesa, che offre cibo, alloggio, cure nonostante le risorse siano sempre più scarne, è più forte della logica di morte della guerra, cui essi rispondono sin dal primo mattino con la messa, il rosario, l’adorazione del santissimo e la celebrazione di una seconda messa a fine giornata cui partecipano cattolici e ortodossi, uniti. Una testimonianza di fede al mondo esterno che è seguita, e sostenuta, da papa Francesco che quasi ogni giorno telefona a don Youssef a Gaza o a p. Romanelli a Betlemme per avere informazioni e aggiornamenti sulla situazione.

Ieri, intanto, il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, si è rivolto ai cristiani di Gaza con un videomessaggio in cui parla di “tempi duri”, augurandosi però “di potervi raggiungere presto, come ogni anno, per incontrarvi, pregare e scambiare testimonianze con voi”. In arabo e inglese, il porporato assicura preghiera e ogni sforzo per la fine del conflitto, dicendosi “incoraggiato” dalla “vostra testimonianza, dal modo in cui state vivendo questa terribile situazione”. “La vostra sofferenza e il vostro dolore - prosegue - sono la mia preoccupazione e dedico tutto il mio tempo alla preghiera anzitutto, ma anche al dialogo con tutti i responsabili per mettere fine a questa situazione”. Il primate latino conclude il messaggio ai cristiani della Striscia dicendo loro che non solo “soli”, perché “tutta la comunità cristiana della Terra Santa e del mondo intero è con voi, prega per voi e vi sostiene”, assieme a “18 fratelli e sorelle [vittime delle bombe israeliane alla chiesa greco-ortodossa di san Porfirio] che sono in paradiso pregando per voi”.

Sul fronte della guerra emerge una crescente opposizione degli israeliani all’operazione di terra annunciata dal premier Benjamin Netanyahu in risposta all’attacco di Hamas, che resta ancora incerta nella sostanza salvo rapide incursioni notturne degli ultimi giorni. Un sondaggio del quotidiano Maariv mostra che il 49% degli israeliani è contrario a una offensiva di terra di vasta scala, affermando che “è meglio aspettare e vedere”; il 29% è favorevole mentre il 22% si dice indeciso. Il dato è significativo se raffrontato a un’indagine analoga pubblicata dalla stessa testata il 19 ottobre scorso, in cui il 65% dei rispondenti si diceva convinto sostenitore dell’attacco di terra. In una settimana il sostegno è crollato di 36 punti. A pesare è la questione degli ostaggi (almeno 229 secondo le ultime informazioni) israeliani nelle mani di Hamas e delle difficoltà di una operazione sul terreno, con i miliziani di Hamas che possono contare su una fitta rete di tunnel sotterranei e condurre una guerriglia urbana che finirebbe per impantanare, o insanguinare, l’avanzata.

Nell’opinione pubblica israeliana sembra raffreddarsi il sostegno alla guerra a tutto campo contro Hamas nella Striscia. Vi è peraltro il timore di una escalation del conflitto, che potrebbe estendersi all’intera regione mediorientale, e oltre, come hanno sottolineato alcune personalità dell’area ad AsiaNews nei giorni scorsi. Da qui il rinnovato invito alla preghiera di papa Francesco, che presiederà il Rosario e l’adorazione eucaristica in san Pietro. Durante il rito verrà letto un passaggio dei “Sermones” di sant’Agostino, in cui il grande teologo afferma che “mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio” per mezzo della morte di Cristo e, in lui, “troviamo un amore ancora più grande, perché egli non ha dato la sua vita per degli amici, ma per i suoi nemici”. Una seconda riflessione è tratta dal messaggio per la Pasqua di san Giovanni XXIII del 13 aprile 1963, in cui il pontefice chiedeva di allontanare “dal cuore degli uomini ciò che può mettere in pericolo la pace”. “Illumina i reggitori dei popoli, affinché, accanto alle giuste sollecitudini per il benessere dei loro fratelli, garantiscano e difendano - sottolineava papa Roncalli - il grande tesoro della pace; accendi le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, a rinsaldare i vincoli della mutua carità, a essere pronti a comprendere, a compatire, a perdonare, affinché nel Tuo nome le genti si uniscano, e trionfi nei cuori, nelle famiglie, nel mondo, la pace”.

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