04/01/2023, 10.33
ISRAELE - PALESTINA
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Gerusalemme: estremisti ebraici profanano cimitero cristiano sul Monte Sion

Tombe divelte e lapidi danneggiate nel camposanto protestante, di proprietà della Chiesa anglicana. Un video mostrerebbe due persone con indosso la kippah entrare nell’area e dissacrarla. Prevista una riunione del Consiglio di sicurezza Onu per la “provocatoria” passeggiata di Ben-Gvir alla spianata delle Moschee. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Un nuovo, grave episodio di intolleranza a sfondo religioso si è consumato ieri in Israele, mentre prosegue la polemica per la “passeggiata” alla Spianata delle moschee del ministro della Sicurezza Itaman Ben-Gvir, condannato da mondo arabo e larga parte della comunità internazionale. Vandali non ancora identificati hanno danneggiato diverse tombe al cimitero protestante del Monte Sion, a Gerusalemme, di proprietà della Chiesa anglicana; un video mostra un gruppo di persone, all’apparenza ebrei, che distruggono le lapidi.

In una nota la polizia spiega di essere giunta sul posto dopo aver ricevuto una denuncia per vandalismo, corredata da immagini che mostrano (nelle foto) lapidi rovesciate e parti in muratura danneggiate. Il video della telecamera di sicurezza registrato il primo gennaio alle 3.25 del pomeriggio - e rilanciato sui social - mostra due uomini, all’apparenza ebrei con indosso la kippah, colpire le lapidi e scagliare pietre sulle tombe.

L’allora vescovo di Gerusalemme Samuel Gobat ha aperto il cimitero nel 1848 e oggi è di proprietà della Church Missionary Trust Association Ltd, organizzazione anglicana. Da tempo i leader cristiani di Terra Santa lanciano l’allarme per una escalation del radicalismo di matrice ebraica, che minaccia la sopravvivenza stessa delle comunità. Nel dicembre 2021 i patriarchi e i capi delle Chiese a Gerusalemme hanno diffuso una durissima nota congiunta in cui avvertivano del pericolo posto da gruppi radicali che mirano a “ridurre la presenza cristiana”.

Quello al Monte Sion è solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi intimidatori, alcuni dei quali firmati “price tag” [il prezzo da pagare, ndr] e riconducibili a coloni o estremisti ebraici. In passato hanno colpito diversi obiettivi, fra cui la chiesa vicino al Cenacolo, la basilica di Nazareth o edifici cattolici e greco-ortodossi. Nel mirino vi sono anche moschee e luoghi di culto musulmani. Il “price tag” è un motto usato dagli estremisti israeliani, che minacciano cristiani e musulmani per aver “sottratto loro la terra”. Un tempo il fenomeno era diffuso solo nelle aree al confine con la Cisgiordania e a Gerusalemme, ma oggi si è esteso in gran parte del territorio. 

Intanto non si placa la protesta internazionale per il gesto “provocatorio” compiuto ieri mattina dal ministro israeliano per la Sicurezza nazionale che, scortato da un nutrito numero di agenti e fedelissimi, ha visitato la spianata delle Moschee. Domani dovrebbe riunirsi il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su richiesta degli Emirati Arabi Uniti (Eau) e della Cina, per discutere della questione. Unanime la condanna internazionale (dall’Europa agli Stati Uniti, passando per il mondo arabo) per un gesto definito una “provocazione senza precedenti” dai palestinesi, da Hamas all’Autorità palestinese.

Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Ned Price ha manifestato “profonda preoccupazione” per azioni “unilaterali” che possono almeno a livello potenziale “esacerbare la tensione”. “Gli Stati Uniti - ha aggiunto - si battono con forza per la conservazione dello status quo sui luoghi santi di Gerusalemme”. Fra le prime conseguenze della “camminata” di Ben-Gvir è lo slittamento del viaggio del primo ministro Benjamin Netanyahu negli Emirati, in programma la prossima settimana. Una grana per il capo dell’esecutivo da poco insediato, che ha più volte assicurato di voler mantenere la stabilità sul monte del Tempio, pur respingendo al mittente le intimidazioni di Hamas contro cui il ministro per la Sicurezza ha minacciato di usare “il pugno di ferro”.

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