07/02/2022, 13.42
ISRAELE
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Giornale israeliano: polizia ha usato lo spyware Pegasus contro Netanyahu

Nel mirino il figlio e alcuni stretti collaboratori dell’ex primo ministro. Oltre a loro spiati - senza esplicito mandato della magistratura - anche giornalisti, uomini d’affari e personalità istituzionali. La condanna del presidente israeliano e del governo. Per il ministro degli Interni la vicenda è equiparabile a un “terremoto”. 

Gerusalemme (AsiaNews) - La polizia israeliana ha usato lo spyware Pegasus dell’azienda informatica NSO Group per tracciare e sorvegliare gli smartphone di personaggi pubblici di primo piano; nel mirino alcuni giornalisti di inchiesta, leader e attivisti, dipendenti governativi e persone vicine all’ex premier Benjamin Netanyahu, fra i quali alcuni stretti collaboratori e il figlio. È quanto rivela, nella seconda parte del rapporto pubblicata oggi, il quotidiano economico israeliano Calcalist, secondo cui lo strumento di hacking è stato utilizzato contro una dozzina di persone senza l’autorizzazione specifica di un tribunale ed è durato diversi anni. 

Secondo l’inchiesta, la polizia si sarebbe introdotta in decine di telefoni di persone che non erano indagate, né sospettate di crimini. Fra queste l’allora direttore generale delle finanze, oltre ai ministri della Giustizia, delle comunicazioni e dei trasporti. Nel mirino anche l’uomo d’affari Rami Levy, l’ex amministratore delegato di Walla Ilan Yeshua, fra i testimoni chiave dell’inchiesta contro Netanyahu e uno dei figli (Avner) dell’ex Primo Ministro, oltre ai collaboratori Topaz Luk e Yonatan Urich. 

Lo spyware Pegasus consente ai suoi operatori di accedere in remoto ai telefoni infettati dal software. Venduto alle agenzie di intelligence e alle forze dell’ordine di tutto il mondo, lo spyware sfrutta le vulnerabilità di sicurezza nei sistemi operativi Android e iPhone per accedere ai contenuti del dispositivo, dai messaggi alle foto. Il programma consente inoltre di attivare da remoto la fotocamera e il microfono del telefono, all’insaputa della vittima.

Il ministro israeliano della Pubblica sicurezza Omer Bar-Lev ha dato disposizione per formare una commissione di inchiesta statale chiamata a indagare sulla vicenda, che ha sollevato unanime condanna e indignazione fra i parlamentari. Lo stesso premier Naftali Bennett ha promesso di far luce sullo scandalo, che rischia di inasprire lo scontro politico e istituzionale in una nazione segnata da scandali, sospetti e profonde lacerazioni interne. 

In seguito alla pubblicazione del rapporto la polizia israeliana ha ammesso fra le righe un uso improprio dello spyware, pratica comune durante il mandato dell’ex capo della polizia Roni Alsheich, già vice-capo dello Shin Bet (il servizio di intelligence interno). Fra i sospettati vi è anche l’allora capo del dipartimento informativo della polizia Yosef Kahlon. 

L’inchiesta pubblicata da Calcalist ha sollevato polemiche e prese di posizione durissime fra le massime cariche dello Stato ebraico. Intervenendo a una conferenza stampa questa mattina il presidente Isaac Herzog ha invocato “una indagine approfondita”. “Non possiamo perdere la nostra democrazia - ha aggiunto il capo dello Stato -, non possiamo perdere la nostra polizia e non possiamo perdere il sostegno dell’opinione pubblica nei loro confronti”. Il ministro degli Interni Ayelet Shaked ha detto che, se fosse vero, il rapporto è equiparabile a un “terremoto” con azioni “che si addicono ai regimi oppressivi di un secolo fa”. 

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