24/04/2012, 00.00
EGITTO - ISRAELE
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Giovane copto: Tagli del gas a Israele frutto della crisi economica non dell'islamismo

L'egiziana Egas rescinde gli accordi energetici stipulati nel 2005 con Israele. Le forniture di gas sono troppo a buon mercato. Nagui Damian, racconta che ogni giorno migliaia di persone fanno la fila per riempire una bombola di metano. Fratelli musulmani in crisi a causa del populismo e dell'avidità di potere.

Il Cairo (AsiaNews) - "La popolazione egiziana vive una forte crisi economica. Molte persone devono fare la fila per riempire una bombola di gas. Per questa ragione la maggior parte della gente è contro Israele che compra il nostro gas ad un prezzo molto al di sotto del valore di mercato".  È quanto afferma, Nagui Damian, giovane copto fra i leader della rivoluzione dei Gelsomini del 2011, sul recente taglio delle forniture di gas allo Stato Israeliano, da parte dell'Egyptian Natural Gas Holding Company (Egas). La decisione è giunta dopo mesi di polemiche anti-israeliane dei parlamentari islamisti e 14 attacchi contro i gasdotti del Sinai, che hanno bloccato per quasi un anno le erogazioni. La Egas  accusa la East Mediterranean Gas Company (Emg), società israeliana che gestisce l'impianto, di gravi violazioni contrattuali e chiede una revisione degli accordi.

Nagui Damian nota che "molti giornali occidentali hanno collegato la mossa dell'Egas con la crescita dell'islamismo in Egitto, ma la popolazione è sempre stata contraria ai contratti di favore stipulati con Israele e li considera un residuato del governo Mubarak. I Fratelli musulmani hanno solo cavalcato l'onda di malcontento per guadagnare voti". Secondo il giovane gli egiziani sono la prima vittima della schizofrenia dei loro leader e della crisi economica che da oltre un anno colpisce il Paese. "La gente non riesce ad arrivare alla fine del mese - racconta - e critica i politici, soprattutto i Fratelli musulmani, che si preoccupano solo di dividersi il potere. A tutt'oggi, il parlamento non ha fatto nessuna proposta per migliorare il Paese, soprattutto a livello economico".    

Il contratto di fornitura fra Israele e il Cairo sono stati stipulati nel 2005 dal governo Mubarak. Essi sono frutto degli accordi di pace firmati a Camp David nel 1979. Valido 20 anni, l'accordo prevedeva una fornitura di gas annuale di 1,7 miliardi di metri cubi a 1,50 dollari (Usa) per 1000 metri cubi. Il prezzo è circa il 40% del valore di mercato.

Ieri Amos Ghilad,  capo del dipartimento politico-militare del ministero israeliano della Difesa, ha minimizzato il problema sottolineando che la Egas chiede solo un adeguamento dei contratti di fornitura. La decisione non riguarda gli accordi di pace con Israele, che verranno rispettati. Il governo israeliano ha recepito la mossa come un tentativo di rottura delle relazioni fra i due Paesi. Lo scorso 22 aprile, una fonte anonima della Emg intervistata dal quotidiano Haaretz ha affermato che "la Egas ha compiuto un atto molto grave. La rottura degli accordi riporterà l'economia e la politica egiziana indietro di almeno 30 anni". Secondo alcuni politici della destra israeliana la salita al potere degli islamisti ha reso l'Egitto un Paese più pericoloso dell'Iran.

Tuttavia,  Haitham Abu Khalil, ex leader della sezione giovani dei Fratelli musulmani, sostiene che il movimento sta perdendo terreno. "Essi- spiega - verranno ricordati come "coloro che hanno buttato via quanto guadagnato con la rivoluzione dei Gelsomini". Egli definisce i suoi ex compagni imprudenti e confusionari, che con le loro azioni senza senso rischiano di perdere il consenso raccolto con le elezioni parlamentari. "I leader della Fratellanza - afferma - si ridurranno a scaricarsi l'un con l'altro le responsabilità  e tenteranno di convincere la popolazione che il loro fallimento è dovuto a un complotto orchestrato dal regime sionista - americano".  (S.C.)

 

 

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