05/02/2008, 00.00
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Gli Emirati pensano ad una rivalutazione sul dollaro

Un rapporto della Camera di commercio ed industria di Dubai sostiene che la misura potrebbe combattere la crescita dell’inflazione, provocata dalla debolezza della moneta americana, che mette anche in pericolo la realizzazione dell’unione monetaria tra i Paesi del Golfo, prevista per il 2010.
Dubai (AsiaNews/Agenzie) – Gli Emirati arabi uniti potrebbero rivalutare la loro valuta, il dirham, rispetto al dollaro. La misura, sollecitata alla Banca centrale da un rapporto della Camera di commercio ed industria di Dubai, ha lo scopo di combattere la crescente inflazione, provocata anche dalla debolezza della moneta americana.
 
Da molti anni il cambio tra dollaro e valute dei Paesi de Golfo è fisso (per il dirham è a 3,67). La debolezza del dollaro con l’effetto che ha anche sul prezzo del petrolio sta da una parte facendo crescere la liquidità a disposizione dei Paesi esportatori, ma dall’altra porta forti tensioni inflative: ad esempio, nel 2007 è stata del 7% in Arabia Saudita e del 14% in Qatar.
 
Oltre agli effetti sulla situazione interna di ogni Paese, ciò, evidenzia il rapporto della Camera di commercio di Dubai, mette in pericolo la realizzazione dell’unione monetaria tra i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar), programmata per il 2010.
 
In proposito il Khaleej Times scrive che analisti ritengono che una rivalutazione delle diverse valute nazionali e la loro confluenza in un paniere potrebbe aiutare il processo di unificazione monetaria. “L’abbondante liquidità e le politiche di espansione macroeconomica hanno spinto la spesa domestica ed accresciuto la tendenza inflazionistica. Con la debolezza del dollaro, i Paesi del Golfo sono andati incontro ad una sostanziale svalutazione dei loro reali tassi di cambio e ad un aumento di inflazione importata. Dal nostro punto di vista, sebbene il problema dell’inflazione e gli enormi surplus di moneta corrente siano già sufficienti a giustificare una rivalutazione, ciò potrebbe anche aiutare ad accelerare la convergenza per la pianificata unione monetaria”.
 
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