Gli Usa chiedono il blocco del greggio iraniano. Pechino dice no, Tokyo forse
Tim Geithner viaggia in Cina e Giappone per sponsorizzare le sanzioni contro il piano nucleare di Teheran, ma riceve risposte fredde. La Russia teme un’escalation della crisi verso il conflitto militare, con gli Usa “spinti da Israele”.
Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Il Giappone vedrà se e come sia possibile ridurre le sue importazioni di greggio dall’Iran in seguito alle pressione esercitate dall’occidente, e dagli Stati Uniti in particolare. Tim Geithner, responsabile del Tesoro Usa in viaggio in Asia ha ottenuto un debole assenso da Tokyo nella richiesta di sanzioni verso Teheran, e nessuna risposta da parte di Pechino. Le sanzioni sono collegate al programma nucleare iraniano, dovrebbero essere adottate dai Paesi dell’Unione europea e dagli Stati Uniti nel prossimo futuro e hanno trovato una forte critica da parte della Russia.
'”Se la Ue seguisse gli americani, con l'embargo dell'acquisto di petrolio iraniano e il rafforzamento delle sanzioni contro Teheran, sarebbero gli europei stessi a soffrire e non gli Usa, che hanno abbastanza petrolio proprio'', ha osservato in un’intervista a Interfax il responsabile del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev, ex capo dei Servizi segreti.
''Con i sempre più acuti problemi del debito nell'eurozona, tali sanzioni aggraverebbero la situazione socio-economica'', con riflessi negativi anche sulla Russia, ha aggiunto. Secondo Patrushev “c'e' la probabilità di una escalation del conflitto militare, al quale gli americani sono spinti da Israele''. Washington sta cercando di trasformare il suo nemico Teheran ''in un partner leale'' cambiando l'attuale regime ''con qualsiasi mezzo'', dal ''blocco economico al sostegno massiccio delle forze di opposizione'', mezzi che ''possono portare ad una rivoluzione colorata'', sul modello di quelle avvenute nell'ex Urss.
Tim Geithner è giunto a Tokyo oggi in un viaggio che fra l’altro intende spingere i Paesi asiatici a penalizzare la Banca centrale iraniana, e le esportazioni di petrolio. Una visita che ha luogo mentre l’Iran promette di punire i responsabili dell’uccisione di un suo scienziato nucleare. (11/01/2012 Teheran, ucciso scienziato nucleare. E’ il quarto in un anno). Il ministro giapponese delle Finanze, Jun Azumi, ha dichiarato che il greggio iraniano costituisce il 10% del fabbisogno; che negli ultimi cinque anni le importazioni dall’Iran sono calate del 40% e che Tokyo spera di ridurle “in maniera pianificata” in futuro, ma non è stato detto se, e quando queste iniziative avranno luogo. Geithner ha ricevuto una risposta ancora più fredda su questo tema dai suoi interlocutori cinesi. La Cina è il più grande cliente asiatico del greggio iraniano, seguito da India e Giappone. Il vice-ministro cinese agli Esteri, Zhai Jun, ha dichiarato: “Ci opponiamo all’applicazione di pressioni e sanzioni, perché questi approcci non risolvono i problemi. Non l’hanno mai fatto. Speriamo che queste sanzioni unilaterali non tocchino gli interessi cinesi. L’Iran è un grande fornitore di petrolio alla Cina, e speriamo che le importazioni cinesi non siano colpite, perché sono necessarie al nostro sviluppo”.
'”Se la Ue seguisse gli americani, con l'embargo dell'acquisto di petrolio iraniano e il rafforzamento delle sanzioni contro Teheran, sarebbero gli europei stessi a soffrire e non gli Usa, che hanno abbastanza petrolio proprio'', ha osservato in un’intervista a Interfax il responsabile del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev, ex capo dei Servizi segreti.
''Con i sempre più acuti problemi del debito nell'eurozona, tali sanzioni aggraverebbero la situazione socio-economica'', con riflessi negativi anche sulla Russia, ha aggiunto. Secondo Patrushev “c'e' la probabilità di una escalation del conflitto militare, al quale gli americani sono spinti da Israele''. Washington sta cercando di trasformare il suo nemico Teheran ''in un partner leale'' cambiando l'attuale regime ''con qualsiasi mezzo'', dal ''blocco economico al sostegno massiccio delle forze di opposizione'', mezzi che ''possono portare ad una rivoluzione colorata'', sul modello di quelle avvenute nell'ex Urss.
Tim Geithner è giunto a Tokyo oggi in un viaggio che fra l’altro intende spingere i Paesi asiatici a penalizzare la Banca centrale iraniana, e le esportazioni di petrolio. Una visita che ha luogo mentre l’Iran promette di punire i responsabili dell’uccisione di un suo scienziato nucleare. (11/01/2012 Teheran, ucciso scienziato nucleare. E’ il quarto in un anno). Il ministro giapponese delle Finanze, Jun Azumi, ha dichiarato che il greggio iraniano costituisce il 10% del fabbisogno; che negli ultimi cinque anni le importazioni dall’Iran sono calate del 40% e che Tokyo spera di ridurle “in maniera pianificata” in futuro, ma non è stato detto se, e quando queste iniziative avranno luogo. Geithner ha ricevuto una risposta ancora più fredda su questo tema dai suoi interlocutori cinesi. La Cina è il più grande cliente asiatico del greggio iraniano, seguito da India e Giappone. Il vice-ministro cinese agli Esteri, Zhai Jun, ha dichiarato: “Ci opponiamo all’applicazione di pressioni e sanzioni, perché questi approcci non risolvono i problemi. Non l’hanno mai fatto. Speriamo che queste sanzioni unilaterali non tocchino gli interessi cinesi. L’Iran è un grande fornitore di petrolio alla Cina, e speriamo che le importazioni cinesi non siano colpite, perché sono necessarie al nostro sviluppo”.
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