Gli esami in Cina e la battaglia per la sopravvivenza di una generazione
Il mese del Gaokao (l'esame per l'accesso alle università) e e del Zhongkao (il test di ammissione alle scuole superiori) in questo mese di giugno ha visto la consueta moblitazione delle famiglie ansiose per il futuro dei figli. Ma i limiti strutturali del sistema economico oggi in Cina con 320 milioni di lavoratori "flessibili" trasformano i sogni di ieri in una mera lotta per la sopravvivenza.
Pechino (AsiaNews) - Giugno è il “mese degli esami” per innumerevoli famiglie cinesi. All'inizio del mese si è appena concluso il Gaokao (l’esame nazionale di ammissione all'università), e subito dopo, nella seconda metà del mese, arriva il Zhongkao (l’esame di ammissione alle scuole superiori).
Secondo le statistiche, nel 2026 il numero di studenti delle scuole superiori che hanno partecipato al Gaokao ha raggiunto i 12,9 milioni, mentre gli studenti delle scuole medie registrati per partecipare al Zhongkao si avvicinano ai 17,5 milioni. Sia il Zhongkao sia il Gaokao continuano a essere considerati, nella concezione tradizionale, momenti decisivi in cui “un solo esame determina l'intera vita”. Non soltanto i ragazzi danno il massimo, ma anche i genitori si lanciano in ogni sorta di pratica rituale e “consulenza” prime e dopo l’esame.
Le famiglie dei candidati desiderano mobilitare tutte le proprie forze per sostenere i figli. Continuano a soppesare le prospettive professionali, difficili da distinguere tra vere e false, e le scelte crudeli imposte dalla “canalizzazione del Zhongkao”; calcolano punteggi, stimano risultati e pianificano meticolosamente ogni passo.
Tuttavia, oggi, in un contesto in cui si parla ovunque di “nuove forze produttive di qualità” e di “intelligenza artificiale”, mentre i titoli di studio si inflazionano rapidamente e i posti negli uffici si riducono drasticamente, tutti sanno bene una cosa: l'università non possiede più il valore che aveva in passato.
Questa mobilitazione dell'intera famiglia non serve più soltanto a “conquistare un brillante avvenire”; assomiglia sempre più a un tentativo di aiutare i figli a evitare in anticipo i rischi rappresentati da una situazione in cui “la laurea coincide con la disoccupazione”.
Il Gaokao di ieri e quello di oggi
Guardando alla storia, dalla ripresa del Gaokao nel 1977, innumerevoli persone hanno cambiato il proprio destino attraverso questo esame.
Per molto tempo, i vincitori della competizione in cui “migliaia di soldati e diecimila cavalli attraversano un unico ponte di tronchi” equivalevano a ottenere una “scodella di ferro per il riso” (cioè un posto sicuro a vita): studio gratuito, alloggio garantito, sussidi mensili distribuiti dallo Stato e, dopo la laurea, assegnazione diretta a un ente statale o a un'impresa pubblica.
Se il ripristino del Gaokao allora fu legato alla necessità di ricostruire un Paese devastato e all’urgente domanda di talenti, all'inizio degli anni Novanta, con la transizione dell'economia cinese verso il mercato, anche l'istruzione superiore subì una trasformazione:
Dall'introduzione sperimentale di borse di studio e prestiti studenteschi all'inizio degli anni Novanta, passando per la progressiva applicazione del principio di “scelta autonoma dell'impiego e selezione reciproca”, fino alla completa introduzione delle tasse universitarie nel 1997 e all'abolizione definitiva dell'assegnazione statale dei posti di lavoro. Poi sono arrivate le fusioni tra università e il massiccio ampliamento delle iscrizioni: l'istruzione superiore si è gradualmente avviata verso una “industrializzazione”, con la continua comparsa di gigantesche università. Ma l'industrializzazione dell'istruzione non può creare dal nulla opportunità occupazionali per tutti.
Con il rallentamento della crescita economica e la contrazione strutturale della domanda negli ultimi anni, le università sono diventate, in una certa misura, bacini di accumulo che ritardano l'ingresso degli studenti nel mercato del lavoro. Il canale attraverso cui lo studio permetteva di cambiare classe sociale si restringe sempre di più: “la laurea coincide con la disoccupazione” è passata dall'essere una preoccupazione a una realtà crudele e severa.
Competizione incandescente e 320 milioni di lavoratori “flessibili”
Le frizioni geopolitiche, il ritiro e il trasferimento dei capitali esteri, nonché il fallimento o il ridimensionamento di alcune imprese private, hanno ulteriormente aggravato la pressione occupazionale strutturale. Su scala nazionale, la popolazione impiegata nelle cosiddette “nuove forme di occupazione” (il cosiddetto “lavoro flessibile”: blogger di media autoprodotti, liberi professionisti, autisti di piattaforme di trasporto, corrieri delle consegne a domicilio, lavoratori part-time…) ha raggiunto i 320 milioni di persone, oltre il 20% della popolazione totale. È ormai diventata, dunque, la principale valvola di assorbimento dell'occupazione giovanile.
I dati del reclutamento primaverile del 2026 mostrano uno squilibrio estremo tra domanda e offerta: 12,7 milioni di laureati universitari a fronte di appena 5,67 milioni di posti effettivamente disponibili attraverso le campagne di assunzione per neolaureati. Anche il costo della ricerca di lavoro è aumentato drasticamente: un neolaureato deve inviare in media tra 150 e 200 curriculum per ottenere forse una sola opportunità di colloquio.
La competizione per le posizioni al vertice della piramide è precipitata in una forma estrema di involuzione competitiva. Per molti posti ambiti (come le sedi centrali delle imprese statali o i grandi colossi di internet), il rapporto tra candidati e assunti ha addirittura superato il valore di 1000 a 1.
Questa competizione esasperata si è estesa perfino alle posizioni di base. Recentemente un normale posto amministrativo in un comune rurale del nord della Cina ha attirato ben 8.908 candidati.
Davanti a una simile probabilità di successo, l'aura prestigiosa dello studente universitario - un tempo considerato il “figlio prediletto del cielo” - si è completamente infranta.
Dalla scelta libera alla difesa passiva
In questo contesto, l'evoluzione del termine “tangping” (stare sdraiati) riflette precisamente il cambiamento dello stato d'animo collettivo dei giovani: da scelta autonoma a difesa passiva. All'inizio, il “tangping” rappresentava una libera decostruzione dello stile di vita tradizionale da parte dei giovani.
Nell'aprile del 2021, un giovane che utilizzava online il soprannome “Il Viaggiatore Gentile” pubblicò sui social un blog intitolato Tangping significa giustizia. Raccontava di aver vissuto per oltre due anni senza lavorare, spendendo soltanto 200 yuan al mese e viaggiando due volte l'anno. Dichiarava: “Il tangping è il mio movimento da saggio. Una vita riflessiva non ha bisogno di conformarsi alle aspettative della società; le persone non hanno bisogno di trovare un'eccitazione artificiale per un'esistenza priva di significato.”
Questo breve testo colpì immediatamente il senso collettivo di impotenza e disillusione della gente comune di fronte alle pressioni della sopravvivenza e alla cristallizzazione delle classi sociali. “Tangping” sostituì rapidamente il precedente termine “stile buddhista” (foxi), diventando una parola d'ordine nazionale.
Se il tangping originario conservava ancora una certa colorazione idealistica e volontaria - esprimendosi nella decostruzione delle ingiustizie delle regole sociali e nella resistenza all'involuzione lavorativa del modello “996” (sei giorni di lavoro alla settimana, dodici ore al giorno dalle 9 alle 21 ndr) - in seguito si è trasformato gradualmente in un meccanismo di difesa passiva contro le grandi narrazioni e la pressione della società.
Nel maggio 2022, un video divenne virale in tutta la rete: alcuni operatori in tuta protettiva (“i grandi bianchi”) avvertivano una giovane coppia che, se non avesse collaborato con le misure anti-pandemia, questo “avrebbe influenzato tre generazioni della vostra famiglia”. L'uomo rispose con calma e cortesia: “Noi siamo l'ultima generazione. Grazie”. Questa risposta categorica divenne la metafora di un'epoca.
Negli anni successivi alla pandemia, fenomeni come il non sposarsi, il non avere figli, il non lavorare e il dipendere passivamente dai genitori si sono manifestati frequentemente. Il crollo del tasso di natalità e del numero di matrimoni rappresenta precisamente la materializzazione concreta di questa protesta silenziosa.
Canalizzazione anziché vera formazione
Di fronte a questa resistenza passiva collettiva, anche il tono del discorso pubblico ha iniziato a cambiare. Alla fine di aprile 2026, il ministero della Sicurezza dello Stato ha pubblicato un articolo che tentava di definire il tangping come il risultato dell'interferenza e dell'infiltrazione delle forze occidentali.
Secondo questa interpretazione, le forze straniere ostili alla Cina, finanziando influencer del tangping e amplificando deliberatamente l'ansia sociale, starebbero inculcando nei giovani cinesi l'idea negativa che “impegnarsi sia inutile” e che “chi lotta ci rimette”, nel tentativo di distruggere la loro fiducia nello spirito di sacrificio e di lotta. Anche i dipartimenti della propaganda hanno promosso campagne di orientamento dell'opinione pubblica nel tentativo di rilanciare i valori dominanti del socialismo.
Tuttavia, quando il rapporto candidati-assunti per un singolo posto raggiunge quasi novemila a uno e quando 320 milioni di persone possono trovare sostentamento soltanto nelle “nuove forme occupazionali”, questo tipo di definizione grandiosa e sloganistica è chiaramente incapace di sciogliere il nodo irrisolvibile che la giovane generazione vive tra il peso della sopravvivenza e il senso di vuoto esistenziale.
Lo Zhongkao e il Gaokao sono la bacchetta per dirigere l'istruzione e anche ostacoli che coloro che oggi praticano il tangping hanno attraversato in passato. Di fronte a una realtà occupazionale tanto severa, quale ruolo ha realmente svolto l'istruzione cinese?
Negli ultimi anni, numerose persone di grande consapevolezza hanno condotto profonde riflessioni su questo tema. La professoressa Lin Xiaoying, della Facoltà di Educazione della Peking University, nel libro “I figli delle scuole di contea: l'ecosistema educativo delle contee cinesi”, afferma con grande chiarezza: “La funzione fondamentale del sistema di istruzioneoggi è la canalizzazione; ma la funzione più essenziale dell'istruzione è formare esseri umani. Se un sistema educativo conserva soltanto la funzione di canalizzazione, allora si trasforma in una macchina di selezione.”
Sfortunatamente, la macchina educativa attuale non ha mai considerato come obiettivo il “diventare persone migliori”. Essa si limita a eliminare e selezionare in modo efficiente e spietato. Per sfuggire allo schiacciamento impietoso di questa macchina educativa, sempre più famiglie della classe media scelgono la strada degli studi all'estero per i propri figli. E la maggior parte dei ragazzi che rimangono, che non riescono a uscire dalle scuole delle contee, continua a dare tutto se stessa nel flusso impetuoso del mese di giugno.
Fuori dalle aule d'esame, i genitori continuano a sostenere i figli con ogni possibile pratica “metafisica”; mentre dentro le aule, quei giovani sui quali sono riposte enormi aspettative potrebbero aver già costruito, nel proprio cuore, opere difensive pronte in qualsiasi momento a consentire loro di “uscire di scena” e di “sdraiarsi”.
27/07/2023 10:55
05/07/2019 10:19





