19/06/2026, 13.28
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Hindutva pop, gli inni degli estremisti che spopolano su piattaforme online

Un rapporto del think tank americano Centre for the Study of Organised Hate documenta come YouTube, Spotify, Apple Music e Meta ospitino centinaia di canzoni che incitano alla violenza contro le minoranze religiose in India, violando le proprie stesse linee guida e traendone profitto.

New Delhi (AsiaNews) - Minacce di morte, insulti razzisti, inni che invitano a demolire le moschee: sono i contenuti di un genere musicale sempre più diffuso in India, noto come “H-Pop” o Hindutva pop, che accumula decine di milioni di visualizzazioni sui principali social network e piattaforme di streaming. È quanto emerge da un rapporto pubblicato dal Centre for the Study of Organised Hate (CSOH), centro di ricerca a Washington, intitolato "Profiting from Hate Music" e uscito ieri 18 giugno 2026.

Lo studio ha analizzato 210 canzoni su YouTube, 109 su Spotify, 103 su Apple Music e altrettante nella Music Library di Meta, riscontrando in tutti i casi la presenza di contenuti che incitano alla violenza o all'odio contro le minoranze religiose, in particolare contro i musulmani e i cristiani, in palese violazione delle linee guida delle piattaforme.

Cosa dicono le canzoni

Le categorie di contenuto identificate dal CSOH sono quattro, spesso sovrapposte: minacce di violenza contro i musulmani, mobilitazione degli indù a una “guerra religiosa”, minacce di demolire luoghi di culto islamici, e incitamento all’odio con l’utilizzo di teorie del complotto.

La canzone con il maggior numero di visualizzazioni tra quelle censite è “Bharat Ka Bacha Bacha Jai Shri Ram Bolega” (“Ogni bambino in India glorificherà il Signore Ram”) della cantante Pooja Golhani: una delle versioni più popolari su YouTube ha superato i 43 milioni di visualizzazioni. Il testo avverte i nemici musulmani che verranno “abbattuti” se si opporranno agli indù. “Topi Wala Sar Jhuka Ke Jai Shri Ram Bolega” usa invece il termine dispregiativo “Topiwala” per prendere in giro i musulmani che indossano il tradizionale copricapo, minacciando la comunità di accettare la supremazia indù. Quasi un milione di visualizzazioni su YouTube. Tra le canzoni più esplicite c'è “Gau Mata” (“Mucca sacra”) di Biru Kataria, che usa uno slang offensivo verso minacciando di “bruciare vivi” o “fare a pezzi” i musulmani che uccidono le vacche sacre agli indù. Il video era stato rimosso da YouTube lo scorso anno dopo aver raggiunto 142mila visualizzazioni, ma il cantante lo ha ricaricato a gennaio di quest’anno, e a marzo aveva già totalizzato quasi 11mila nuove visualizzazioni. Lo stesso brano è stato caricato da altri canali, accumulando complessivamente oltre 200mil ulteriori visualizzazioni, ed è stato utilizzato in più di 40mila reel su Instagram.

Mobilitare gli indù alla guerra

Esiste anche una seconda categoria di H-Pop che non si limita a minacciare i musulmani, ma chiama direttamente gli indù alle armi. Il cantante Kavi Singh, con oltre 1,15 milioni di iscritti su YouTube, ha pubblicato brani che incitano esplicitamente allo scontro violento tra le due comunità. Questi inni restano disponibili su tutte e quattro le piattaforme nonostante violino le linee guida. Un’altra canzone, “Jaago Neend Se Hindu Veeron” (“Svegliatevi, coraggiosi indù”) di Nisha Pandey, afferma che l’islam e il cristianesimo convertano gli indù con la forza. 747.000 visualizzazioni su YouTube. Il rapporto del CSOH segnala che questo tipo di retorica si inserisce in un contesto più ampio: secondo i dati dell’India Hate Lab, gli episodi di discorsi d’odio contro i cristiani sono aumentati del 41% tra il 2024 e il 2025, passando da 115 a 162 eventi documentati.

La strumentalizzazione dell’attentato di Pahalgam

Il report dedica una sezione specifica alle canzoni pubblicate sulla scia dell'attentato del 22 aprile 2025 a Pahalgam, nel Kashmir, in cui persero la vita 26 civili, perlopiù turisti indiani. In poche ore, diversi artisti H-Pop hanno rilasciato brani che equiparavano l’intera comunità musulmana ai terroristi. Cinque di queste canzoni hanno raccolto complessivamente oltre 1,1 milioni di visualizzazioni su YouTube.

La canzone “Pehle Dharm Pucha” (“Prima hanno chiesto la nostra religione”) di Kavi Singh, pubblicata il giorno successivo all'attacco, ha superato le 355mila visualizzazioni. Si riferisce al fatto che i sopravvissuti dell’attentato hanno riferito di essere stati presi di mira dopo essere stati identificati come indù. Il testo afferma che “permettere ai musulmani di restare” dopo la partizione del 1947 (ancora oggi un’importante ferita per migliaia di famiglie indiane e pakistane) fu “un errore”. 

“Jaago Hindu Jaago” (“Svegliatevi, indù”) di Gulshan Music, uscita due giorni dopo l’attentato, ha oltre 613mila visualizzazioni. Il testo dichiara che “è venuto il momento di vendicarci”. Sempre secondo l’India Hate Lab, nei dieci giorni dopo l’attentato di Pahalgam si sono svolte 64 manifestazioni contro i musulmani, ed è stato registrato un totale di 113 episodi di violenza e discorsi d’odio nelle settimane seguenti, che hanno poi coinciso con la guerra di inizio maggio 2025 tra India e Pakistan. Uno scontro che ha segnato un’escalation della violenza e che entrambi i governi non considerano concluso.

I guadagni delle piattaforme

Secondo il CSOH, un aspetto particolarmente preoccupante riguarda le tattiche usate per eludere i sistemi di moderazione automatica delle piattaforme. Alcune canzoni usano montaggi di scene tratte da film Hollywood, sia per attirare clic sia per confondere gli algoritmi. Altre vengono caricate da canali diversi dopo la rimozione del video originale, rendendoli nuovamente disponibili in poco tempo. Alcune ricorrono a una sorte di linguaggio in codice o metafore al posto di riferimenti espliciti alle minoranze.

Nel frattempo, le piattaforme traggono profitto da questi contenuti attraverso la pubblicità. Tutti e quattro gli operatori dispongono di linee guida molto chiare che vietano contenuti che promuovono la violenza o l’odio su base religiosa, ma stando al rapporto del CSOH le regole vengono applicate in modo parziale e incoerente. 

Un fenomeno in crescita nell’estremismo induista

Il rapporto inquadra l’H-Pop all’interno dell’ultranazionalismo indù promosso dal governo del primo ministro Narendra Modi. Molte canzoni fanno riferimento a figure politiche, come il ministro capo dell’Uttar Pradesh, Yogi Adityanath - evocato come colui che “libererà” l’India dai musulmani - oppure a storiche dispute religiose, come quella sulla moschea di Babri (demolita nel 1992) al cui posto è stato ricostruito il tempio di Ram ad Ayodhya. Alcuni inni richiedono analoghi interventi nelle città di Mathura e Varanasi, dove i movimenti estremisti indù chiedono la “liberazione” dei siti sacri.

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