14/11/2012, 00.00
CAMBOGIA
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Hrw: il governo cambogiano ha coperto centinaia di omicidi politici

Secondo Human Rights Watch, negli ultimi 20 anni esecutivo e premier hanno garantito l’impunità o incentivato almeno 300 assassini. Invece di punire, Phnom Penh “premia e promuove” mandanti ed esecutori. Dal rapporto emergono anche connivenze di inquirenti e magistratura. Il governo respinge le accuse di impunità, bollate come un “luogo comune”.

Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) - Il governo cambogiano ha garantito l'impunità a "centinaia di omicidi di matrice politica", tollerati se non incentivati dalla politica del pugno di ferro adottata dal premier Hun Sen, al potere da quasi 30 anni e trascorsi anche nel regime sanguinario dei Khmer rossi. Secondo quanto emerge da un rapporto di Human Rights Watch (Hrw), organizzazione internazionale con sede a New York, sarebbero state ammazzate oltre 300 persone negli ultimi 20 anni in assassini motivati da finalità o interessi politici. Inoltre, sul versante delle indagini non vi sono state inchieste "credibili" sfociate in catture o condanne, anche perché in diversi casi "i colpevoli hanno ricevuto protezione" da ambienti vicini all'esecutivo di Phnom Penh.

Brad Adams, vice-direttore Hrw per l'Asia e co-autore del rapporto, sottolinea che "invece di perseguire i funzionari responsabili dei crimini" fra cui morti violente e abusi vari, il Primo Ministro "li ha promossi e premiati". Nel documento intitolato "Dite loro che voglio ucciderli", emergono numerosi e dettagliati casi di omicidi politici e altre violenze commesse a partire dagli Accordi di pace di Parigi del 1991, che avrebbero messo la parola fine alle violenze fra diverse fazioni, che hanno segnato gli anni seguenti la caduta del dittatore Pol Pot.

Il rapporto è frutto di numerose interviste a funzionari governativi, membri delle forze armate, poliziotti, magistrati, parlamentari, esponenti dei partiti, sindacalisti, giornalisti e attivisti per i diritti umani.

Phnom Penh respinge al mittente le accuse lanciate da Hrw, difendendo l'operato dei vertici governativi, il rispetto dei diritti umani e la correttezza delle procedure. Nel giugno scorso il ministro cambogiano Kao Kim Hourn ha bollato come "luogo comune" il fatto che nel Paese regna l'impunità.

Sempre in tema di diritti umani violati, al problema degli omicidi politici si somma l'esproprio forzato di terreni e proprietà agli agricoltori. Nei giorni scorsi oltre 100 persone hanno manifestato davanti all'ambasciata statunitense a Phnom Penh, per sensibilizzare in governo Usa in vista della (storica) visita del presidente Barack Obama - fresco di secondo mandato - in Cambogia e Myanmar. Per gli esperti anche le questioni legate alla terra sono uno dei problemi chiave della nazione asiatica, che rischia un ritorno alla violenza se il governo non adotterà riforme concrete, fra cui quella elettorale per un voto "libero e giusto". 

 

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