15/10/2008, 00.00
COREA DEL SUD
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I 60 anni della Chiesa di Daejeon

di Pino Cazzaniga
L’anniversario è stato preparato per due anni, con pellegrinaggi, culto dei martiri, raccolte di fondi per i poveri. La diocesi ora invia missionari in Mongolia e aiuta le altre diocesi della Corea del Sud.

Daejeon (AsiaNews) - La mattina del 12 ottobre oltre 38.000 cattolici si sono radunati nell’immenso stadio olimpico di Daejeon per celebrare il 60mo anniversario della fondazione della loro diocesi. La cerimonia è durata oltre 4 ore in un’atmosfera di gioia.

Benedetto XVI, in un messaggio inviato per l’occasione ha espresso “la fervida speranza che gli eventi che marcano questa importante tappa nella vita della Chiesa in Daejeon siano un’occasione per una rinnovata testimonianza alla luce di nostro Signore e una rafforzata dedizione al compito di evangelizzazione della Chiesa”.

La celebrazione è stata il punto di arrivo di un cammino iniziato nel 1948. Alcune statistiche ne indicano il mirabile risultato. Alla sua nascita la diocesi (allora, Vicariato Apostolico) aveva 13 parrocchie, 18.000 cattolici, un vescovo e 18 sacerdoti, dei quali solo 3 erano coreani. Ora le parrocchie sono 114, i fedeli 236.000 e i sacerdoti 275, quasi tutti coreani.

Il vescovo Lazzaro You Heung-sik, che ha assunto l’incarico della diocesi nel 2006, ne ha subito intuito la ricchezza spirituale e con responsabilita’ pastorale ha suggerito l’iniziativa della celebrazione del 60mo, accolta con entusiasmo da clero e fedeli. Nella cultura coreana il 60mo compleanno è una tappa fondamentale dell’esistenza.

Chiesa fondata sul sangue dei martiri

Il primo vescovo di Daejeon, mons. Adrien Larribeau, membro dell’ Istituto delle Missioni Estere di Parigi (M.E.P.: Missions Etrangères de Paris) aveva portato con sè 15 confratelli. Per missionari del M.E.P. il 1948 non era un punto di partenza, ma di arrivo. La loro attività in Corea, iniziata nel 1831, si è svolta in un contesto di persecuzioni e martirio. Tra i martiri coreani delle persecuzioni del secolo XIX, mons. Lazzaro, ha ricordato molti, compreso il primo sacerdote sant’Andrea Kim Dae Gon, originari della regione di Daejong

L’occupazione giapponese (1910-45) ha reso ancora più ardua l’opera di evangelizzazione. Nonostante la difficile situazione, i missionari del M.E.P, poi coadiuvati dai padri benedettini tedeschi e dai missionari americani di Maryknoll, sono riusciti a istituire la Chiesa cattolica in tutte le regioni della penisola.

Nel 1948, fedeli al loro carisma di semplici fondatori di chiese locali, i missionari del M.E.P. hanno affidato tutte le circoscrizioni ecclesiali a vescovi coreani e si sono ritirati proprio nella regione di Daejeon, allora la piú piccola e la piú povera.

Nel 1950, durante la nefanda “guerra coreana”, scatenata dall’odio ideologico e dalla cupidigia di potere del dittatore comunista del Nord, Kim Il-Song, quella chiesa ha perso 10 sacerdoti e alcuni collaboratori. Passata la tragedia, la diocesi, sotto la guida di Larribeau, si è stabilita su solide basi, grazie anche all’abbondante aiuto economico e di personale venuto dalla Francia. Per questo, in occasione del 60mo, i cattolici di Daejoen hanno espresso profonda gratitudine alle Chiese sorelle dell’occidente e il vescovo Lazzaro ha sottolineato che l’aiuto materiale ha avuto anche una dimensione che supera quella finanziaria : ha instillato nella giovane Chiesa di Corea il senso della cattolicità.

Da Chiesa che riceve a Chiesa che dà

Nel 1965 la direzione della diocesi è stata affidata a mons. Pietro Hwang (1965-84), che nonostante le difficili condizioni economiche e politiche del paese, ha dato un importante contributo per l’evangelizzazione di tutta la regione e il raggiungimento dell’indipendenza economica.   

Nel 1984, l’anno del bicentenario della nascita della Chiesa cattolica in Corea (1784), della visita di Giovanni Paolo II e della canonizzazione dei 103 martiri coreani, mons. Joseph Kyeong (1984-2005) è stato nominato vescovo di Daejeon. Sotto la sua direzione, nella diocesi è avvenuta una svolta epocale: “da Chiesa che riceve a Chiesa che dà”: non solo è stata raggiunta la completa indipendenza economica, ma sono raddoppiate le vocazioni al sacerdozio, si è costituita un’università cattolica e si è cominciato a inviare missionari in Mongolia. Allo stesso tempo, decine di migliaia di fedeli hanno offerto la loro cooperazione in vari settori della chiesa.

Ma forse il contributo piú prezioso si è avuto nell’evangelizzazione missionaria della nazione, oltre i confini della diocesi. La rapida industrializzazione del paese ha dato origine a un movimento migratorio dalle zone rurali verso le grandi città. Tra gli “emigrati interni” vi sono anche molti cattolici provenienti dalla chiesa di Daejeon, che trasferitisi nelle periferie delle metropoli si sono fatti promotori di nuove cellule cristiane.

“Ricordare per agire”

Monsignor Lazzaro You, consapevole della ricchezza ecclesiale che gli era stata affidata, ha intravisto nella commemorazione dei 60 anni di storia della diocesi il punto di partenza per un nuovo cammino. Ottenuto il consenso corale in tutti i settori della diocesi, ne ha specificato lo scopo con il motto “Ricordare per agire”. Ma “memoria” e “azione” dovevano essere simultanee fin dall’inizio della preparazione all’evento. Si è così realizzata una mobilitazione di energie spirituali durata due anni e articolata in tre movimenti:

1) Il movimento dei pellegrinaggi per rivivere lo spirito dei martiri. La reliquia del martire Sant’Andrea Kim è passata di parrocchia in parrocchia per il rinnovamento spirituale. Inoltre ricorrendo il 150mo anniversario dell’apparizione della Madonna di Lourdes, alla quale la diocesi è dedicata, si sono organizzati 8 pellegrinaggi di 20 chilometri. Almeno 2.600 giovani hanno percorso tutta la distanza a piedi recitando il Rosario.

2) Il movimento della trascrizione della Bibbia. Un modo originale per favorire la lectio divina: 15 mila fedeli hanno trascritto il Nuovo Testamento.

3) Il movimento di 100 won per pasto. Molto semplice. Prima di ogni pasto ci si rendeva coscienti della presenza di Gesù e si metteva a disposizione 100 won (6 centesimi di euro) per i poveri, che il Signore ha assimilato a sè. Dall’inizio di quest’anno il movimento “100 won per pasto” ha fruttato 50 milioni di won al mese (circa 30 mila euro). Con il ricavato si è aperta la “Casa di Nostra Signora” a Cheonan, per provvedere pasti caldi a persone abbandonate, specialmente anziani. Si pensa di istituzionalizzare, in qualche modo, il movimento come progetto commemorativo del 60mo.

Liturgia nello stadio: icona della chiesa di Daejeon

La mattina del 12 ottobre lo stadio olimpico ha funzionato da cattedrale dove le decine di migliaia di cattolici presenti erano l’icona della chiesa cattolica di Daejeon che in un’atmosfera di preghiera ricordava il suo passato, con una serie di azioni simboliche: una sacra rappresentazione per rivivere lo spirito degli antenati martiri; una processione con la statua della Madonna di Lourdes, come conclusione e sintesi del movimento dei pellegrinaggi; la solenne eucaristia presieduta dal vescovo Lazzaro You con accanto l’arcivescovo Osvaldo Padilla, nunzio apostolico, e altri 4 vescovi coreani, che raccoglieva in sintesi il movimento dei “100 won per pasto”.

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