30/01/2014, 00.00
PAKISTAN
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I cristiani di Karachi, schiacciati dalla mafia dei terreni, chiedono aiuto alla Chiesa

di Jibran Khan
La comunità di Horizon Plaza è oggetto di abusi, violenze e discriminazioni. Dal 2011 alcuni potentati locali hanno sottratto case, proprietà e beni. Nonostante le denunce, finora polizia e magistratura non sono mai intervenute. Sacerdote diocesano chiede giustizia “per quanti soffrono”.

Islamabad (AsiaNews) - I cristiani di Horizon Plaza, quartiere di Karachi, sono vittime di continui episodi di abusi, violenze e discriminazioni nella completa indifferenza, se non connivenza, di forze di polizia e istituzioni. Dietro gli attacchi vi sarebbero, come spesso accade, interessi economici e lotte per il possesso di terreni sui quali avviare affari e iniziative commerciali. Anche le organizzazioni pakistane che si battono per i diritti umani nulla hanno potuto per sbloccare la situazione e restituire serenità e sicurezza alla gente. Ora la comunità lancia un appello alla Chiesa cattolica, perché intervenga in loro difesa. 

Interpellato da AsiaNews p. George Montgomery, sacerdote diocesano a Karachi, conferma l'interesse per la vicenda, che è al vaglio dei giudici in tribunale anche se finora non si hanno sviluppi significativi. "Chiediamo giustizia per quanti soffrono" aggiunge il prete, che definisce "traballante" la situazione in tema di sicurezza nella metropoli a sud del Paese. "La mafia delle terre - spiega - approfitta della situazione e colpisce i gruppi più emarginati". 

Il dramma della comunità cristiana di Horizon Plaza ha inizio nel 2011, quando alcuni signorotti della zona - col sostegno di partiti politici di primo piano - occupano in modo illegale appartamenti e case, cacciando gli inquilini con regolari diritti e proprietà. La denuncia degli abusi alla polizia non dà esito, mentre gli occupanti commettono ogni sorta di abusi e prevaricazioni sui residenti, in particolare le donne. Nemmeno una petizione all'Alta corte, tuttora pendente, sortisce alcun effetto. Ogni appello all'autorità politica e istituzionale è sinora caduto nel vuoto. Nel frattempo gli attacchi contro edifici e proprietà dei cristiani sono aumentati; per questo alla comunità non è rimasta altra soluzione che provare a rivolgersi alla Chiesa cattolica pakistana. 

Controversie su terreni e proprietà sono emerse più volte anche in passato: nell'ottobre 2011 due fratelli cristiani di Faisalabad sono stati sequestrati da una famiglia musulmana di proprietari terrieri per la quale lavoravano. Dietro il sequestro vi sarebbero state delle dispute economiche fra i latifondisti e i braccianti, nell'assoluta indifferenza della polizia. Un mese più tardi a pagare con la vita è l'attivista cattolico Akram Masih, padre di quattro figli, assassinato dalla mafia delle terre per le sue battaglie in favore dei diritti dei più poveri, in particolare i cristiani. 

Con più di 180 milioni di abitanti (di cui il 97% professa l'islam), il Pakistan è la sesta nazione più popolosa al mondo ed è il secondo fra i Paesi musulmani dopo l'Indonesia. Circa l'80% è musulmano sunnita, mentre gli sciiti sono il 20% del totale. Vi sono inoltre presenze di indù (1,85%), cristiani (1,6%) e sikh (0,04%). Violenze, abusi o episodi di discriminazione contro le minoranze etniche o religiose si verificano in tutto il territorio nazionale, in particolare i cristiani da tempo obiettivo di fondamentalisti o di gruppi affiliati alla criminalità.

 

 

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