I governatori russi, silenzioso partito del potere
A settembre la Russia andrà alle urne per l'elezioni parlamentari e nella campagna elettorale che si sta aprendo per la prima volta i tradizionali alleati di Russia Unita, il partito di Putin, sembrano intenzionati a smarcarsi per cavalcare il malcontento popolare. Così il Cremlino per serrare i ranghi sta chiamando a raccolta i fedelissimi vertici delle amministrazioni locali.
Mosca (AsiaNews) - La Russia sta entrando nella campagna elettorale per le elezioni parlamentari della Duma che si terranno a settembre. In questa consultazione si potrebbe stavolta creare un’effettiva contrapposizione tra il partito putiniano Russia Unita e i suoi tradizionali alleati, i comunisti del Kprf, i liberal-nazionalisti dell’Ldpr, i giustizialisti di “Russia Giusta” e il partito-maschera degli “Uomini Nuovi”, creato a suo tempo per contrastare l’opposizione popolare di Aleksej Naval’nyj. I liberali di Yabloko sono sempre più estromessi dalla competizione, mettendo in galera i suoi leader e possibili candidati con accuse fittizie, ma gli altri cercano di cavalcare l’insoddisfazione popolare per i blocchi di internet e la crisi economica sempre più evidente.
Ecco dunque che il Cremlino agisce preventivamente con l’arma più tipica della “verticale putiniana”, schierando i governatori a difesa della politica di Mosca. Dall’inizio dell’anno il presidente Vladimir Putin ha incontrato in successione 23 capi regionali, molti dei quali sono in situazioni piuttosto precarie per problemi locali e necessità di conferme del loro mandato, sia per nomina dal centro, sia per elezioni ancora previste da statuti differenti. La politica regionale dall’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina è dettata dal Cremlino come strumento di monitoraggio degli umori della popolazione, e come riserva operativa per i quadri politici da risistemare.
Il 6 maggio Putin ha incontrato il governatore di Tambov, Evgenij Pervyšov, dove non ci sono elezioni in preparazione, ma è in atto uno dei più intensi programmi sul “Tempo degli Eroi”. Il 4 maggio era stato esonerato il presidente del Daghestan, sostituendolo temporaneamente con un fedelissimo putiniano, Fedor Ščukin, il quale peraltro non è ancora stato invitato a Mosca per incontrare il presidente. Le elezioni regionali si terranno invece in Mordovia, la “regione dei lager” nella Russia centrale, e il governatore Artem Ždunov è passato dal Cremlino, come anche il ceceno Ramzan Kadyrov e quello di Penza, Oleg Melničenko, per ricevere la benedizione presidenziale.
Si sono presentati a colloquio con Putin anche diversi governatori che andranno in scadenza nel 2027: quello di Nižnij Novgorod, Gleb Nikitin, uno dei più promettenti esecutori della politica putiniana a livello regionale, quello dell’Udmurtia Aleksandr Brečalov, di Jaroslavl Mikhail Evraev e altri, in ballo tra questo e i prossimi due anni, quando nel 2028 si dovrà rieleggere anche il sindaco di Mosca, quel Sergej Sobjanin che siede sul trono dal 2010.
I partiti di “opposizione” finora non si affrettano a dichiarare la propria partecipazione alle elezioni regionali, concentrandosi sulle parlamentarie per evitare confusioni e sovrapposizioni, e cercando di sfruttare le falle delle strategie del Cremlino. Alcuni governatori dovranno essere scelti nello stesso giorno delle elezioni alla Duma, il 20 settembre 2026, ma non ci sarà una reale competizione in questi casi, per le manovre accurate dell’amministrazione verticale. L’analista del Kprf Sergej Obukhov ha dichiarato alla Nezavisimaja Gazeta che l’unica regione su cui puntano i comunisti è la Uljanovskaja, con capitale Samara, la città natale di Vladimir Lenin, dove già occupano la sede del governatore con Aleksej Russkikh, economista ed ex-senatore a Mosca.
Il Cremlino deve scegliere chi confermare e chi abbandonare, e queste figure di “contorno silenzioso” del regime putiniano possono essere scambiate come figurine di un gioco da tavola in qualsiasi momento, per testare l’efficacia delle misure di controllo su tutto il territorio federale. Il “raffreddamento economico”, come da Mosca si definisce lo stato di crisi progressiva, incide diversamente sulle popolazioni delle zone della Russia europea, settentrionale, siberiana ed estremo-orientale, e per evitare sconquassi servono strumenti e personaggi adeguati nelle varie situazioni, per rianimare “l’ottimismo sociale” sempre più decadente.
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