04/05/2026, 09.06
RUSSIA-EUROPA
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I punti deboli della Nato oggi in un eventuale attacco russo in Europa

di Vladimir Rozanskij

Dalle divisioni politiche con Washington che annuncia ritiri delle sue truppe ai limiti mostrati dalle forze aeree e navali nella crisi in Medio Oriente: gli alti gradi degli eserciti europei insistono sulla necessità di attrezzarsi per far fronte a un possibile attacco russo a un Paese Nato entro il 2030. E con la minaccia sempre più concreta dei droni si rafforza la cooperazione militare con l'Ucraina.

Bruxelles (AsiaNews) –Secondo la piattaforma Politico, tra gli alti gradi militari europei crescono i timori sulla possibilità che in tempi relativamente brevi la Russia possa aggredire qualche Paese membro della Nato. Secondo il ministro della difesa della Germania, Boris Pistorius, questo potrebbe avvenire nel 2029, mentre i servizi di intelligence dell’Estonia pensano piuttosto al 2030, ma gli esperti ritengono che l’Alleanza atlantica non sia pronta ad affrontare un conflitto del genere, come dimostrano diversi fattori della guerra degli Usa in Iran.

Gli analisti di Politico hanno parlato con diplomatici, militari ed esperti nei diversi settori della geopolitica, individuando almeno cinque difetti che renderebbero la vita molto difficile ai Paesi Nato in caso di aggressione della Russia. Un primo fattore mostrato nel conflitto mediorientale è la carenza di munizioni e rifornimenti per le armi: gli Usa hanno già speso oltre la metà dei missili Patriot antiaerei, e la Francia ha ammonito che le riserve di missili Aster e Mica hanno cominciato ad esaurirsi nelle prime due settimane di guerra con l’Iran. Le compagnie di produzione militare Rheinmetall e Mbda rilevano un enorme aumento delle richieste, a fronte di un deficit incombente. Se gli Usa continueranno a privilegiare la regione dell’Indo-Pacifico, dall’Europa verranno riversate risorse notevoli, che potrebbero non bastare, come affermano alcuni diplomatici europei. Tenendo conto che Mosca produce sei-settemila droni al mese, gli alleati della Nato rimarrebbero senza missili per difesa antiaerea in poche settimane, secondo gli esperti, e per questo servono alternative più convenienti rispetto ai Patriot. Per esempio i missili a guida laser AGR-20, o i sistemi di difesa passiva come i rifugi per aerei in cemento armato.

Un altro elemento segnalato è la debolezza delle forze aeree, dimostrato dal fatto che l’Iran ha potuto lanciare oltre 5 mila missili e droni nei Paesi del Golfo, nonostante la campagna aerea degli Usa, dimostrando che i bombardamenti non sono sufficienti per costringere Teheran alla resa. Anche questo spingerebbe verso nuovi investimenti in armamenti di massima precisione a grande distanza, aumentando l’acquisto di missili americani AGM-88G con capacità fino a 300 chilometri.

Non appaiono sufficienti neppure le forze di marina militare, come ha mostrato la scarsa partecipazione dell’Europa nel sostegno agli alleati nel Golfo Persico. Un esempio lampante è stato lo schieramento in mare da parte della Gran Bretagna del cacciatorpediniere HMS Dragon, che poi è rientrato in porto a causa di un guasto tecnico. Il capo della Marina britannica, Gwinn Jenkins, ha ammesso a marzo che la Royal Navy non era pronta per la guerra, e che anche i suoi alleati erano in ritardo; il Canada aveva precedentemente riferito che meno della metà della sua flotta era pronta al combattimento. Gli esperti ritengono che le forze navali giocherebbero un ruolo chiave in qualsiasi conflitto con la Russia, impegnandosi nella ricerca di sottomarini al largo della costa settentrionale della penisola di Kola tra il mar Bianco e il mare di Barents, e nella neutralizzazione delle navi che trasportano missili da crociera Kalibr.

C’è poi la persistente mancanza di unità tra gli alleati, con la guerra in Medio Oriente che ha esacerbato le spaccature all'interno della Nato. Le critiche di Donald Trump per il mancato sostegno agli Stati Uniti e ora anche gli annunci sul ritiro di forze americane da Paesi europei come la Germania, sta sollevando domande sulla posizione di Washington in un eventuale conflitto con la Russia. L'ex-segretario Generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ritiene che i Paesi europei debbano chiarire che sosterranno l'apertura dello Stretto di Hormuz solo se gli Stati Uniti adempiranno ai loro obblighi nei confronti della Nato. A suo avviso, non c'è bisogno di continuare a cercare di placare Trump: "Il tempo delle adulazioni è finito".

Bisogna infine tenere conto del “fattore Ucraina”. Pochi giorni dopo l'inizio della guerra in Medio Oriente, l'Ucraina ha inviato specialisti nella regione per aiutare i Paesi del Golfo Persico a respingere gli attacchi dei droni iraniani Shahed, e Kiev ha firmato accordi decennali di partenariato per la difesa con gli stati del Golfo. La Nato ha rapidamente ampliato i suoi legami istituzionali con l'Ucraina e ora, secondo gli esperti, l'alleanza dovrebbe lavorare per creare una "cintura" di capacità anti-drone più vicina al confine russo come prima linea di difesa. Secondo i diplomatici, l'alleanza potrebbe rafforzare ulteriormente il suo rapporto con l'industria ucraina, anche stanziando maggiori fondi per il programma UNITE-Brave NATO, attraverso il quale l'Ucraina trasferirà le sue tecnologie innovative ai suoi alleati. Un diplomatico europeo ritiene che l'Ucraina agisca da garante della sicurezza, e che la guerra con l'Iran lo abbia dimostrato.

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