21/02/2014, 00.00
IRAN
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I successi di Rouhani sul nucleare e le sconfitte in patria

Un consigliere politico di Rouhani accusato per aver indossato una cravatta in un incontro internazionale. Chiuso un giornale riformista che aveva definito "disumana" la legge islamica della vendetta. I dialoghi sul nucleare riprendono il 17 marzo.

Teheran (AsiaNews) - I dialoghi sul nucleare iraniano tenutisi a Vienna in questi giorni sono "molto positivi", come ha dichiarato Catherine Ashton, capo della diplomazia all'Unione europea (Ue). L'Iran e i 5+1 (o meglio: gli E3+3, cioè Gran Bretagna, Germania, Francia per l'Ue, più Stati Uniti, Russia e Cina) si sono accordati su una serie di temi da affrontare a partire dal prossimo 17 marzo.

I dialoghi sul nucleare per un accordo comprensivo seguono quello temporaneo stabilito lo scorso novembre con cui Teheran accetta di frenare l'uso e l'arricchimento dell'uranio in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. Tali buoni risultati sono frutto del nuovo stile dialogico immesso dal presidente Hassan Rouhani che cerca una via di dialogo e non di scontro con la comunità internazionale e soprattutto con Stati Uniti ed Europa.

In patria però i suoi tentativi di riforma subiscono qual e là alcuni freni. Diventando presidente lo scorso giugno, egli ha promesso maggiore libertà culturale e nella società. La maggior parte della popolazione giovanile considera l'apparato degli ayatollah e le Guardie rivoluzionarie un sistema corrotto e falso e per questo rifiutano l'islam.

Lo scorso 15 febbraio Rouhani ha dovuto sconfessare un suo consigliere politico, Mahmood Sariolghalam, "reo" di aver indossato una cravatta durante un incontro al Forum economico mondiale di Davos.

Sariolghalam è professore alla National University ed è stato attaccato con forza dalla tivu statale e dai siti conservatori per aver osato andare contro una regola stabilita già ai tempi di Khomeini, secondo cui la cravatta è simbolo della "decadenza occidentale".

Un secondo freno è avvenuto ieri: il giornale riformista Aseman è stato chiuso per aver "offeso" la legge islamica. Aseman (che significa "cielo" in persiano), ha pubblicato un articolo in cui si definisce "disumana" la legge islamica sulla vendetta (qesas), una specie di "occhio per occhio, dente per dente". Il suo direttore, Abbas Bozorgmehr è stato arrestato e portato nella prigione di Evin.

Aseman, per due anni pubblicato come settimanale, era passato a quotidiano pochi giorni fa. Nell'ottobre dello scorso anno era stato chiuso il Bahar, un altro giornale riformista perché - secondo l'accusa - metteva in dubbio le credenze sciite.

Mohammadreza Baqerzadeh, religioso sciita, ha dichiarato all'agenzia Fars che gli "attacchi" alla legge islamica sono frutto "dell'atmosfera culturale creata dal nuovo governo".

 

 

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