15/04/2026, 11.44
LIBANO - ISRAELE - USA
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Il ‘primo passo’ a Washington per colloqui diretti (e la pace?) fra Libano e Israele

di Fady Noun

Ieri sera l’incontro a tre fra alti diplomatici dello Stato ebraico e del Paese dei cedri mediato dal Segretario di Stato Usa. Una prima assoluta dal fallito accordo del 1983 sotto Gemayel, ma resta l’ostilità di Hezbollah. A guidare la rappresentanza libanese dovrebbe essere l’ex ambasciatore del Libano negli Stati Uniti Simon Karam.

Beirut (AsiaNews) - Un “accordo preliminare” che apre la strada a ”colloqui diretti” fra Libano e Israele con la speranza, secondo gli auspici della diplomazia internazionale, di spegnere i venti di guerra che soffiano impetuosi nella regione. È quanto hanno sottoscritto ieri, 14 aprile, a Washington i rappresentanti dello Stato ebraico e del Paese dei cedri, dopo l’escalation militare delle ultime settimane culminate nel devastante attacco dell’8 aprile scorso la cui memoria (e lo shock) restano viva nella popolazione. Al riguardo, il presidente Joseph Aoun ha auspicato che tali colloqui segnino “l’inizio della fine delle sofferenze dei libanesi”. Questa iniziativa, la prima di questo tipo con Israele dopo l’accordo fallito del 17 maggio 1983, sotto la presidenza di Amine Gemayel, è stata percepita come una “occasione storica” dal capo della diplomazia americana Marco Rubio, sotto la cui egida si è tenuta.

Il vertice trilaterale si è tenuto per due ore presso il Dipartimento di Stato alla presenza del Segretario di Stato Marco Rubio, del consigliere Michael Needham, dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Libano Michel Issa, dell’ambasciatore di Israele negli Stati Uniti Yechiel Leiter e dell’ambasciatrice del Libano negli Stati Uniti Nada Hamadé Mouawad. Un comunicato congiunto ne ha riassunto il contenuto, il cui testo afferma che le tre parti “hanno concordato di avviare negoziati diretti in una data e in un luogo che saranno determinati in seguito di comune accordo”.

Il Libano ha posto come condizione per lo svolgimento dei prossimi colloqui diretti il pieno rispetto dell’accordo di cessazione delle ostilità entrato in vigore il 27 novembre 2024; un patto concluso sotto l’egida degli Stati Uniti e approvato dal presidente Aoun, dal primo ministro Nawaf Salam e dal presidente della Camera Nabih Berry, a nome di Hezbollah. Nel corso della giornata di ieri il capo dello stato libanese aveva ricevuto l’appoggio esplicito a questa iniziativa di pace da parte dei rappresentanti delle comunità drusa e maronita, nonché dell’ex presidente Amine Gemayel.

Hezbollah, dal canto suo, aveva espresso ostilità nei confronti di tale incontro, ritenendolo, per voce del suo segretario generale, una “capitolazione”. Lo ha fatto proprio mentre si trova in una posizione difficile nel sud del Libano, dove l’esercito israeliano ha di fatto assunto il controllo dello snodo strategico di Bent Jbeil, una delle roccaforti del partito filo-iraniano. Gli israeliani hanno rivendicato in particolare la conquista dello stadio della città, dove l’ex capo della milizia, Hassan Nasrallah, aveva pronunciato il “discorso della vittoria” dopo il ritiro israeliano nel 2000.

Tuttavia, apparentemente sotto la pressione di Washington, Tel Aviv sembra aver acconsentito a un allentamento delle tensioni a Beirut e nei suoi sobborghi, dove non si registrano più attacchi aerei da giovedì 9 aprile. Il giorno precedente il Paese aveva vissuto quello che è stato ribattezzato il “mercoledì nero”, durante il quale l’aviazione israeliana aveva condotto raid che, nel giro di dieci minuti, avevano causato almeno 357 morti e oltre un migliaio di feriti. L’accettazione a sorpresa da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu della proposta libanese di negoziati diretti era arrivata dopo questa escalation sanguinosa.

Accordo di pace globale?

In un comunicato congiunto, gli Stati Uniti si sono congratulati con entrambe le parti per questo passo avanti definito “storico” da Marco Rubio. Al contempo, i vertici della diplomazia statunitense hanno ribadito il loro sostegno al proseguimento dei colloqui, nonché ai piani del governo libanese volti a ristabilire il monopolio statale sulle armi e a porre fine all’influenza iraniana giudicata “eccessiva”. Washington ha inoltre espresso la speranza che questi colloqui vadano oltre l’accordo del 2024 e possano sfociare in “un accordo di pace globale”.

Le autorità statunitensi hanno inoltre ribadito il loro sostegno al diritto di Israele di difendersi dagli attacchi in corso da parte di Hezbollah. Inoltre hanno sottolineando che qualsiasi accordo di cessazione delle ostilità dovrebbe essere concluso tra i governi interessati, con la mediazione degli Stati Uniti, e non attraverso canali paralleli. I negoziati potrebbero infine aprire la strada a un aiuto sostanziale per la ricostruzione del Libano, a una ripresa economica e a un ampliamento delle opportunità di investimento per entrambi i Paesi giocando, come fa spesso l’amministrazione Usa, la carta del denaro e degli investimenti. 

Punto di vista israeliano

Da parte sua, Israele ha espresso il proprio sostegno al disarmo di tutti i gruppi armati non statali e allo smantellamento delle infrastrutture qualificate come terroristiche in Libano. Lo Stato ebraico ha affermato la propria volontà di cooperare con il governo libanese al fine di raggiungere tale obiettivo, nel rispetto della sicurezza delle popolazioni di entrambe le nazioni. Il governo israeliano si è inoltre detto pronto a impegnarsi in “negoziati diretti” per risolvere tutte le controversie in sospeso e raggiungere una pace duratura che favorisca la stabilità e la prosperità regionali.

Mouawad: “Incontro costruttivo”

Da parte sua, il Libano ha sottolineato l’urgente necessità di attuare pienamente la dichiarazione di cessazione delle ostilità del novembre 2024, ribadendo i principi dell’unità territoriale e della piena e totale sovranità dello Stato. Ha chiesto un cessate il fuoco e l’adozione di misure concrete per affrontare la grave crisi umanitaria che il Paese continua a subire a causa del conflitto. Da qui la decisione delle tre parti di concordare l’avvio di negoziati diretti in una data e in un luogo che saranno determinati in seguito di comune accordo.

Intervenendo al termine della riunione di due ore, Nada Hamadé Moawad ha affermato che “questo incontro preliminare è stato costruttivo”. L’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti ha ringraziato “la parte americana per aver ospitato questo incontro e facilitato le discussioni”. L’alta diplomatica di Beirut ha poi aggiunto di aver “ribadito l’urgente necessità di attuare pienamente l’accordo di cessazione delle ostilità del novembre 2024”, sottolineando al contempo “l’integrità del nostro territorio e la piena sovranità dello Stato su tutto il territorio libanese”.

Yechiel: Valigetta e costume da bagno

Da parte sua, l’ambasciatore israeliano a Washington Yechiel Leiter ha salutato ieri il vertice con toni tutto sommato positivi, parlando di “ottimo scambio” e sottolineando che Israele e il Libano sono ora “dalla stessa parte”. “Oggi - ha proseguito - abbiamo scoperto che siamo dalla stessa parte” ha dichiarato ai giornalisti all’uscita dalla sede del Dipartimento di Stato a conclusione del vertice trilaterale. “È la cosa più positiva che abbiamo potuto trarre da questo incontro. Siamo entrambi uniti nella volontà di liberare il Libano da un’occupazione, da un potere - ha detto - dominato dall’Iran e chiamato Hezbollah”.

Infine, egli ha evocato la prospettiva di un futuro in cui libanesi e israeliani potranno attraversare i confini solo con una valigia 24 ore per lavoro o… un costume da bagno per motivi di piacere e di turismo, segnale di una vera distensione fra le parti.  Su un altro piano, l’alto diplomatico ha affermato che Israele non vuole la Francia nei negoziati con il Libano. “Vorremmo tenere i francesi il più lontano possibile da tutto all’atto pratico, ma soprattutto - ha enfatizzato - quando si tratta di negoziati di pace”, marcando una volta di più la distanza fra Parigi e Netanyahu. 

Un primo passo

Da ultimo, va ricordato e ribadito che l’incontro di Washington non è che un primo passo. Certo, esso dovrebbe aprire la strada a negoziati diretti, la cui data dipenderà dall’evoluzione della situazione sul campo. Secondo informazioni raccolte da AsiaNews negli ambienti diplomatici libanesi, l’ex ambasciatore del Libano negli Stati Uniti, Simon Karam, dovrebbe essere incaricato di questi colloqui, all’interno di una delegazione che potrebbe essere ampliata man mano che le discussioni procedono. Da parte israeliana, sarà il ministro degli Affari strategici Ron Dermer a guidare la delegazione. Ricordiamo infine che il 2 marzo il Libano è stato trascinato da Hezbollah nel conflitto regionale con l’Iran, 15 mesi dopo il cessate il fuoco con lo Stato ebraico del 27 novembre 2024. Da allora, gli attacchi israeliani hanno causato più di 2.000 morti - circa 357 nei devastanti raid senza precedenti dell’8 aprile - costringendo oltre un milione di persone ad abbandonare le proprie case, nonostante gli appelli della comunità internazionale al cessate il fuoco.

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