09/04/2026, 17.58
LIBANO - ISRAELE
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Beirut, p. Nasr: la guerra di Israele rischia di dilaniare il mosaico libanese

di Dario Salvi

Ad AsiaNews il segretario delle scuole cattoliche racconta il clima di paura e di lutto all’indomani del devastante attacco dello Stato ebraico. “Mai sperimentato - afferma - nulla di così forte e improvviso”. L’attesa per i colloqui di pace in Pakistan e l’impegno quotidiano per mantenere vive le lezioni e l’insegnamento, online o in presenza.

Milano (AsiaNews) - “Il timore più grande legato alla guerra lanciata da Israele a Hezbollah in Libano, che finisce per colpire anche la popolazione civile? Che possa dilaniare la società, che possa succedere qualcosa anche fra i libanesi. Che questo conflitto possa, in qualche modo, spezzare anche il cosiddetto mosaico libanese. Questo è un punto estremamente importante per noi”. È quanto racconta ad AsiaNews p. Youssef Nasr, segretario generale delle scuole cattoliche in Libano, ripercorrendo le fasi più drammatiche della giornata di ieri, con il devastante attacco dell’esercito israeliano nel Paese dei cedri con un bilancio drammatico: centinaia di morti, oltre un migliaio di feriti e più di un centinaio “fra siti e obiettivi colpiti. La portata ci ha sorpreso - aggiunge - perché non abbiamo mai sperimentato nulla di così forte, grave e improvviso. Non era possibile uscire da Beirut, sono state ore molto difficili. Oggi stiamo vivendo una giornata di lutto, la situazione è migliore rispetto a ieri e non si sono registrati pesanti bombardamenti”. 

“Fra le persone - prosegue p. Nasr - resta comunque una paura molto forte. Una paura alimentata dal fatto che l’attacco è giunto senza preavviso. Adesso aspettiamo di vedere e di capire quello che succederà nei prossimi giorni” sia nel Paese, quanto a livello internazionale con i colloqui di pace fra Stati Uniti e Iran. “Oggi più che mai - sottolinea il sacerdote - il punto centrale è capire come sia possibile conservare e proteggere questa unità della società libanese, del tessuto libanese perché è un elemento molto importante. La guerra ha delle conseguenze a vari livelli a partire da quello politico e sociale, ma anche sul piano economico per un Paese - ricorda - che era appena uscito da una grave crisi e non in modo totale. La speranza è che il conflitto, che non ha risparmiato certo i cristiani, soprattutto al sud, finisca presto e bene”. 

Ieri l’esercito israeliano ha condotto in pochi minuti bombardamenti su larga scala in molte regioni del Libano e diversi quartieri di Beirut. Altri attacchi sono seguiti nella capitale, in particolare nella periferia meridionale, oltre al sud del Paese e nella Bekaa. Raid devastanti che hanno spento sul nascere l’ottimismo per l’accordo sulla tregua di 14 giorni e colloqui di pace raggiunto poche ore prima da Stati Uniti e Iran, che domani dovrebbero avviare colloqui di pace a Islamabad, mediati dal Pakistan (e dalla Cina). Secondo il ministero della Sanità almeno 182 persone sono state uccise nella sola giornata di ieri (quattro i soldati), anche se il bilancio della Protezione Civile è ancor più grave con 254 morti; un vero e proprio bagno di sangue per mano dell’esercito dello Stato ebraico, che ha spinto le autorità di governo a dichiarare per oggi “giornata di lutto nazionale” in Libano. 

Oggi il primo ministro Nawaf Salam (sunnita) ha incontrato Nabih Berry, leader sciita e presidente del Parlamento, per discutere degli attacchi e fornire una “risposta comune” dei vertici libanesi riguardo ai negoziati previsti fra Stati Uniti e Iran. Il leader libanese ha inoltre assicurato di essere al lavoro per “fermare la macchina da guerra israeliana”. In precedenza, il capo del governo aveva parlato col presidente Joseph Aoun, cristiano maronita, in una fase di grave crisi per un Paese che, più di ogni altro, sta pagando in termini di vite umane e devastazioni il nuovo conflitto divampato in Medio oriente. In queste ore il capo dello Stato ha incassato dall’emiro del Qatar Tamim ben Hamad Al Thani l’impegno ad “includere” anche il Libano nell’accordo di cessate il fuoco, oltre ad aver manifestato “le condoglianze” per le vittime e la “solidarietà” per i devastanti attacchi. 

Il bilancio aggiornato delle vittime dal 2 marzo scorso, inizio delle operazioni militari di Israele nel Paese dei cedri all’indomani del conflitto lanciato contro l’Iran, è di almeno 1739 morti, in larga maggioranza civili. Intanto, sul fronte della guerra si registrano anche oggi diverse vittime per i raid aerei israeliani nel Paese dei cedri: oltre alle persone uccise - almeno 17 nel sud - fra la popolazione civile, i caccia con la stella di David avrebbero colpito e ucciso anche Ali Youssef Kharshi, consigliere personale e nipote del segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem. A comunicarlo è stato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che rivendica gli attacchi “mirati” a “una serie di infrastrutture terroristiche nel Libano meridionale: valichi utilizzati per il transito di migliaia di armi, razzi e lanciarazzi, nonché depositi di armi, lanciarazzi e quartier generali”. Israele denuncia infine il lancio di decine di razzi dal sud del Libano verso il nord del Paese, ma non si registrano vittime, né danni materiali alle infrastrutture. 

Le attenzioni sono ora rivolte al Pakistan, dove si dovrebbero tenere a partire da domani i colloqui di pace fra Washington e Teheran, anche se restano forti dubbi sulla tenuta di una tregua tanto fragile, quanto vacillante. “L’Iran dice che il Libano è incluso nel cessate il fuoco - afferma p. Nasr - mentre Stati Uniti e Israele dicono di no. La visione non è chiara, quindi aspettiamo gli sviluppi dei prossimi giorni. Siamo in una fase di paura e incertezza, ma resta la speranza che possa finire in fretta. Un pensiero finale il sacerdote lo riserva proprio alle scuole, settore che ben conosce dal suo ruolo di segretario generale e già coordinatore di tutti gli istituti privati del Paese. “Per tutto questo tempo - sottolinea - abbiamo cercato di mantenere vivo e continuare l’insegnamento in Libano: in presenza nel Nord o nelle zone centrali del Monte Libano, oppure online con la didattica a distanza nel Sud e nella Bekaa. In modo diverso, ma tutte le scuole - sottolinea - stanno facendo il loro dovere e questo è molto importante per noi, garantire continuità nell’insegnamento”. Questo, conclude, è “richiede grande sforzo, ma che resta prioritario” per il futuro del Paese. 

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