Il fronte che nessuno vede: Islamabad colpisce ancora Kabul, talebani: 'Oltre 400 morti'
Nuovi raid aerei pakistani nella capitale afgana hanno colpito anche un centro per tossicodipendenti, causando secondo Kabul centinaia di vittime, mentre Islamabad nega di aver preso di mira civili. L’escalation fa parte della “guerra aperta” lanciata dal Pakistan contro i talebani, accusati di sostenere gruppi terroristici. L'India ha condannato l'attacco mentre la Cina continua a fare appello alla moderazione.
Islamabad (AsiaNews) - Almeno 400 morti e 250 feriti: è il bilancio comunicato dalle autorità talebane di Kabul dopo l’ultimo attacco aereo lanciato dal Pakistan contro un centro di recupero per persone tossicodipendenti che ospitava migliaia di persone. Islamabad ha negato di aver colpito strutture sanitarie, affermando di aver “preso di mira con precisione installazioni militari e infrastrutture che sostengono il terrorismo” nella capitale afgana e nella provincia orientale di Nangahar.
Tra il 21 e il 22 febbraio, il Pakistan ha dichiarato di aver iniziato una “guerra aperta” contro i talebani, accusati di fornire rifugio e sostegno finanziario ai Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), i talebani pakistani, che negli ultimi anni hanno condotto diversi attentati terroristici per instaurare anche in Pakistan un Emirato islamico a modello di quello afgano.
Questa mattina, il ministro dell’Informazione pakistano, Attaullah Tarar, ha condiviso un filmato degli attacchi dicendo che sono state colpite le strutture utilizzate dai TTP e dai gruppi indipendentisti del Belucistan, la regione confinante con l’Iran che rischia di essere risucchiata nelle guerre in corso. Il Movimento per il Belucistan libero, per esempio, la settimana scorsa ha rilasciato dichiarazioni di sostegno nei confronti degli attacchi condotti da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran, alimentando le preoccupazioni all’interno dell’establishment di sicurezza pakistano. Un ulteriore indebolimento del regime iraniano potrebbe rafforzare i gruppi indipendentisti anche nella provincia pakistana del Belucistan.
L’ong Emergency, attiva in diverse aree dell’Afghanistan, ha riferito di aver ricevuto 27 feriti nel proprio centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul: “In seguito agli attacchi abbiamo ricevuto 27 pazienti nel nostro ospedale e si è reso necessario attivare la procedura di mass casualty”, ha spiegato Dejan Panic, direttore del programma di Emergency nel Paese. “Tra i feriti, tutti adulti, anche una donna. Due i casi critici. Purtroppo, tre persone sono arrivate già morte. La maggior parte delle vittime proviene da un centro per la cura delle tossicodipendenze: chiediamo che le strutture sanitarie vengano sempre rispettate e non diventino target di attacchi”.
La situazione, soprattutto nella capitale, si è aggravata negli ultimi mesi, ha aggiunto Panic. In un altro attacco di poche settimane fa erano giunti nell’ospedale dell’ong “diversi feriti, tra cui donne e bambini. La preoccupazione è che si torni a una situazione simile a quella precedente il 2021”, ha detto il responsabile in riferimento alla guerra lanciata dagli Stati Uniti contro l’Afghanistan. Nell’agosto 2021 i talebani hanno ripreso il controllo del Paese, ma la situazione della sicurezza si è deteriorata e la loro vittoria sulle forze internazionali ha galvanizzato diversi gruppi terroristici attivi nella regione.
Uno dei feriti nell’attacco sferrato ieri sera dal Pakistan ha dichiarato a Radio Hurriyat, un organo di stampa affiliato ai talebani, che i caccia pakistani hanno preso di mira anche “zone più lontane”, a circa 200 metri dal centro di riabilitazione per tossicodipendenti. Secondo altre fonti, l’intelligence talebana ha chiesto ai media locali di evitare di riportare notizie sulle vittime tra i funzionari talebani, sottolineando che tale copertura mediatica potrebbe avere “gravi conseguenze”.
Nel fine settimana il Pakistan aveva di nuovo preso di mira anche la città di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan, dove ha sede la guida suprema dei talebani, Hibatullah Akhundzada, leader della fazione più intransigente del gruppo, e che sembra essere diventato uno dei principali obiettivi del governo pakistano. Venerdì scorso, il presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, aveva condannato una serie di attacchi con droni lanciati dai talebani dicendo che Kabul aveva “oltrepassato una linea rossa tentando di colpire i nostri civili”. L’esercito pakistano aveva dichiarato di aver intercettato i droni afgani, sebbene i detriti abbiano ferito due bambini a Quetta e alcuni civili a Kohat e Rawalpindi, dove si trova il quartier generale dell’esercito pakistano.
L’India, che lo scorso anno ha combattuto una breve guerra contro il Pakistan, ha duramente condannato l’attacco di Islamabad contro Kabul: “Si tratta di un atto di violenza vile e inconcepibile che ha causato la morte di un gran numero di civili in una struttura che non può in alcun modo essere considerata un obiettivo militare. Il Pakistan sta ora cercando di mascherare un massacro come un’operazione militare”, ha riferito il ministero degli Esteri indiano, sottolineando che “il fatto che questo attacco sia stato compiuto durante il mese sacro del Ramadan, un periodo di pace, riflessione e misericordia tra le comunità musulmane di tutto il mondo, lo rende ancora più riprovevole”. Tuttavia da tempo il governo del primo ministro Narendra Modi discrimina e in alcuni casi perseguita i cittadini musulmani in India.
Mentre la Cina - che ha interessi commerciali nelle miniere dell’Afghanistan e nella regione del Belucistan in Pakistan, dove i gruppi armati indipendentisti hanno già più volte preso di mira cittadini e i progetti di investimento cinesi - ha chiesto che sia garantita la sicurezza del personale e delle istituzioni in entrambi i Paesi, ribadendo che Pechino continuerà a svolgere un “ruolo costruttivo attraverso i propri canali” nel tentativo di allentare le tensioni. Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri, durante la consueta conferenza stampa quotidiana, ha espresso la speranza che Kabul e Islamabad “mantengano la calma e diano prova di moderazione, avviino quanto prima un dialogo diretto, raggiungano rapidamente un cessate il fuoco e risolvano le loro divergenze attraverso il dialogo”.
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