29/07/2004, 00.00
pakistan - iraq
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Il governo condanna l'uccisione dei due ostaggi

di Qaiser Felix
"Quelli che hanno commesso questo crimine hanno causato un grande danno all'umanità e all'Islam"

Islamabad (AsiaNews) -  Il governo pakistano ha condannato oggi la notizia dell'uccisione di due suoi connazionali presi in ostaggio in Iraq. I due pakistani uccisi sono Sajid Naeem, camionista di 29 anni, e Azad Hussein Khan, ingegnere di 49 anni.

Akram Shaeedi, portavoce del governo di Islamabad ha detto che "il presidente Musharraf e il Primo ministro Chaudary Shujaat hanno appreso la notizia "con grande dolore e pena". "Il loro cuore è vicino alle famiglie provate e condividono lutto e tristezza insieme a milioni di pakistani. Quelli che hanno commesso questo crimine hanno causato un grande danno all'umanità e all'Islam".

Dopo l'annuncio della morte dei due ostaggi, Masood Khan, portavoce del Ministero degli Esteri, ha definito l'uccisione "un crimine orrendo compiuto da queste persone contro gente innocente e contro la nazione. Essi erano dei poveri migranti, non avevano nulla a che fare con la politica internazionale". I rapitori hanno preteso "in modo unilaterale" che i due pakistani lavoravano per gli americani o stavano spiando per gli americani…. Siamo addolorati per questo crudele e barbaro assassinio. L'intera nazione è in lutto per questa notizia. È un crimine contro l'umanità e non ha alcun legame con la causa [sostenuta da] coloro che lo hanno commesso".

Nella tarda serata di ieri Al Jazeera ha diffuso la notizia che un gruppo armato ha annunciato l'uccisione di due pakistani nelle loro mani. Il gruppo, dal nome "Esercito Islamico in Iraq", ha distribuito un video che mostra i loro corpi straziati. Il canale televisivo non l'ha mostrato per "rispetto verso i sentimenti dei telespettatori".

Lo stesso gruppo ha annunciato la liberazione di un autista irakeno, anch'egli preso in ostaggio, "dopo aver mostrato segni di pentimento".

Il padre di Naeem aveva rivolto un appello ai rapitori, perché "sentissero il dolore di un fratello musulmano" e liberassero il figlio. "Io chiedo loro di rilasciare mio figlio – aveva detto -  perché essi sono musulmani e un musulmano può percepire il dolore di un fratello musulmano".

I terroristi che li tenevano prigionieri dicevano che essi avevano lavorato per le forze armate USA in Iraq e citavano frasi del presidente pakistano Parvez Musharraf che prometteva di inviare truppe nel paese. Il Pakistan, che è una repubblica islamica, aveva detto che era disponibile a inviare truppe per difendere la missione ONU a Baghdad, ma solo su richiesta delle autorità irakene e l'avallo del parlamento pakistano.

Islamabad aveva rifiutato una simile richiesta da parte USA lo scorso anno.

Questo era il secondo rapimento di pakistani in un mese. Nel giugno scorso, un altro camionista, Amjad Hafeez, era stato catturato e poi rilasciato dopo una settimana, in risposta all'appello della madre e del governo pakistano.

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