Il mito dell'India vegetariana: in Bengala nuovo menù di Stato (ma un bambino su tre è malnutrito)
Il nuovo governo del BJP in West Bengal vuole affidare i pasti scolastici all'organizzazione ISKCON, che imporrà una dieta vegetariana eliminando le uova dai pasti scolastici. Ma i dati raccontano un'altra India: la maggioranza della popolazione consuma carne o pesce, mentre malnutrizione e anemia infantile, anche a Calcutta, restano diffuse.
Calcutta (AsiaNews) - Presentando il primo bilancio del nuovo governo a guida del Bharatiya Janata Party in Bengala occidentale, il ministro locale delle finanze, Swapan Dasgupta, ha annunciato che i pasti scolastici nelle scuole dell'area del Kolkata Municipal Corporation saranno preparati dall'International Society for Krishna Consciousness (ISKCON) con un aumento dei costi da 6,78 a 10 rupie per studente.
Ma quello che il ministro non ha detto - e che ISKCON ha confermato nei giorni scorsi - è che le uova spariranno dal menù. Al loro posto: paneer, rajma, soia e legumi per garantire una dieta strettamente vegetariana, conforme ai precetti religiosi dell’organizzazione hindu, nonostante il Bengala occidentale sia lo Stato indiano tradizionalmente meno vegetariano di tutti e dove un terzo dei minori sotto i cinque anni è malnutrito e quasi tre ragazze adolescenti su quattro soffrono di anemia.
Un Paese che si racconta vegetariano ma non lo è
L’India conta il maggior numero assoluto di vegetariani al mondo. Ma questo non significa che sia un Paese vegetariano. Al contrario, la dieta si sta trasformando sempre più in un elemento identitario.
Il Pew Research Center, in uno studio del 2021 condotto su quasi 30mila interviste in 17 lingue, ha rilevato che il 39% degli indiani adulti si definisce “vegetariano”, il dato più alto del mondo, ma allo stesso tempo significa anche che il 61% degli indiani adulti non si considera vegetariano. E il Pew lasciava la definizione di “vegetariano” all’auto-identificazione degli intervistati.
Il National Family Health Survey (NFHS), la grande indagine demografica condotta dal governo indiano ogni cinque anni su centinaia di migliaia di famiglie, usa invece una metodologia diversa e più affidabile: chiede alle persone cosa mangiano concretamente, non come si definiscono. E i risultati sono molto diversi.
Secondo l’NFHS-5, condotto tra il 2019 e il 2021 su un campione di 636.699 famiglie, solo il 16,6% degli uomini tra i 15 e i 49 anni non ha mai consumato pesce, carne o pollo, un dato in calo rispetto al 21,6% rilevato nell’NFHS-4 (2015-16). Per le donne della stessa fascia d’età, la percentuale di chi non ha mai consumato questi alimenti era del 29,4% nel 2019-21. In altre parole, l’83,4% degli uomini e il 70,6% delle donne tra 15 e 49 anni consumano proteine animali, e la tendenza è in crescita rispetto al rilevamento precedente (78,4% degli uomini e 70,8% delle donne nell’NFHS-4).
La forbice tra auto-identificazione (come emerso dalla ricerca del Pew) e consumo reale (rilavato dall’NFHS) non è un’anomalia statistica, ma lo specchio di un Paese in cui il vegetarianesimo è diventato un elemento politico e identitario a cuasa della propaganda ultranazionalista del BJP, che promuove il vegetarianesimo come valore induista. Negli ultimi anni gruppi di persone armate hanno aggredito e ucciso persone (soprattutto di fede musulmana) sospettate di trasportare bovini. L’antropologa Balmurli Natrajan e l’economista Suraj Jacob sostengono, in uno studio del 2018, che i sondaggi basati sull’auto-identificazione sovrastimino sistematicamente il numero di vegetariani in India a causa delle pressioni culturali e politiche. Secondo loro il dato reale si avvicina al 20%.
L’eccezionalismo del Bengala occidentale
Il Bengala occidentale è un caso particolare. Secondo l’NFHS-5 è tra i primissimi Stati indiani per consumo di proteine animali: il 98,55% della popolazione consuma carne o pesce dietro al Telangana (98,7%). Nel West Bengal si registra anche la spesa pro capite più alta per cibo non vegetariano: il 20% del budget alimentare delle famiglie è destinato a carne e pesce. Un dato che contrasta con il 2% del Gujarat, il 3% del Rajasthan, il 4% di Haryana
Tra la rilvezione dell’NFHS-4 e dell’NFHS-5, il West Bengal ha visto crescere il consumo di uova e proteine animali di quasi 17 punti percentuali, in totale controtendenza rispetto a quanto poi imposto dal BJP, che in campagna elettorale aveva dichiarato che avrebbe rispettato la bitudini alimentari dello Stato.
C'è poi un elemento culturale che la giornalista Abantika Ghosh ha ben sintetizzato: in Bengala, la dieta onnivera e a base di pesce è parte dell'identità religiosa indu locale. La dea Kali riceve offerte di riso accompagnate dal capretto. Anche alla dea Durga, venerata soprattutto a Calcutta, viene offerto cibo non vegetariano il giorno di Nabami, perché la figlia sposata non può lasciare la casa paterna senza aver assaggiato carne.
I dati sulla malnutrizione infantile
Ma togliere le proteine dai pasti dei bambini rischia anche di aggravare i problemi di malnutrizione infantile. I dati dell’NFHS-5 mostrano che in Bengala occidentale la malnutrizione cronica affligge il 33,8% dei bambini sotto i 5 anni, il deperimento il 20,3%, mentre il 32,2% è sottopeso. Anche se a livello nazionale si sono registrati dei miglioramenti, nel Bengala occidentale la malnutrizione è addirittura peggiorata nell’ultimo decennio.
I dati sull'anemia sono ancora più preoccupanti. L’NFHS-5 mostra che tra i grandi Stati indiani, il West Bengal ha la prevalenza più alta di anemia tra le ragazze adolescenti: il 70,8%, in aumento rispetto al 62,2% dell’NFHS-4. Significa che più di due ragazze su tre sono anemiche. E più del 62% delle donne in gravidanza nello Stato è anemica, una delle percentuali più alte del paese insieme a Bihar e Gujarat.
Chi paga il prezzo
I circa 80 lakh (8 milioni) di studenti che usufruiscono del programma di pasti scolastici in West Bengal appartengono per la stragrande maggioranza alle fasce economiche più vulnerabili. Per questi bambini, il pasto scolastico è spesso l’unico pasto bilanciato della giornata e le uova erano la garanzia minima che ogni giorno, almeno a scuola, arrivasse qualcosa di nutritivo.
Il programma nazionale dei pasti scolastici (Mid-Day Meal Scheme) era stato introdotto nel 1995 proprio con questo obiettivo: migliorare la frequenza scolastica e la nutrizione dei bambini più poveri. ISKCON sostiene che il suo menù vegetariano rispetterà i parametri previsti dalle leggi nazionali, secondo cui i pasti devono avere almeno 450 calorie e tra gli 8 e i 12 grammi di proteine. Ma i nutrizionisti sono scettici perché le proteine animali sono più complete di amminoacidi di quelle vegetali. Gli Stati non governati dal BJP, come Karnataka, Tamil Nadu, Andhra Pradesh, Telangana, servono uova da 3 a 6 volte a settimana.
C'è poi la questione dei posti di lavoro. Il programma precedente impiegava migliaia di donne come cuoche nelle scuole mentre ISKCON si vanta delle proprie cucine industriali automatizzate e di non far toccare il cibo dalle mani umane.
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22/09/2023 10:30





