17/02/2014, 00.00
LIBANO
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Il nuovo governo Salam, una straordinaria scommessa sul futuro

di Fady Noun
L'esecutivo che dopo tre anni unisce Hezbollah, Hariri e « centristi » del presidente Sleiman ha davanti a sé sfide che vanno dal recupero del rispetto delle istituzioni e del pluralismo ai problemi posti dal Tribunale speciale. La neutralità e l'auspicio di un islam moderato e veramente democratico.

Beirut (AsiaNews) - E' una straordinaria scommessa sul futuro quella fatta da Saad Hariri, e con lui tutte le forze moderate, impegnandosi in un governo di accordo nazionale, dopo un blocco tra forze rivali durato quasi un anno ed esacerbato dal conflitto in Siria. Il patriarca maronita Bechara Rai è stato uno dei primi a congratularsi con il presidente Sleiman e con il primo ministro Tammam Salam. "La saggezza ha finito per trionfare", ha mandato da Roma, dove si trova in questo momento.

Presieduto da Tamman Salam (nella foto), il governo unisce per la prima volta dopo tre anni, lo sciita Hezbollah e il sunnita Courant du Futur di Saad Hariri, ai ferri corti dal 14 febbraio 2005, quando è stato ucciso l'ex premier Rafic Hariri.

Venerdì scorso, indicando l'esempio di suo padre, del quale commemorava il nono anniversario dell'assassinio, Saad Hariri ha auspicato che la moderazione vinca di fronte ai rischi di contagio del conflitto siriano. "Il nostro partito sarà immagine di Rafica Hariri, o non sarà affatto", ha affermato durante un incontro che commemorava l'attentato, prendendo radicalmente le distanze dall'estremismo salafita, che diffonde le sue atrocità su Youtube.

Grazie a un compromesso strappato dopo mesi di difficili negoziati, il governo composta da 24 ministri, concede otto dicasteri, compresi gli Esteri, a Hezbollah e ai suoi alleati, otto, compresi gli Interni e la Giustizia, alla coalizione del "14 marzo" di Hariri e otto a ministri vicini al presidente Michel Sleiman, considerato un centrista, che fa causa comune con il leader druso Walid Joumblatt, in questo momento a fianco del presidente Sleiman. Il nuovo gruppo deve ancora superare l'ostacolo di un programma di governo accettabile per due campi che hanno punti di vista diametralmente opposti su alcune questioni delicate, come la "resistenza" di Hezbollah e il suo impegno a fianco dell'esercito siriano.

Il governo ha avuto congratulazioni da ogni parte, ma il segretario di Stato Usa John Kerry non si è sbagliato. Si è felicitato per la sua formazione, a condizione che passi la prova del programma e del voto di fiducia che lo segue.

La scommessa è prima di tutto sulle istituzioni. L'accordo che ha permesso la formazione del governo auspica un secondo passo dello stesso tipo, che dovrebbe permettere l'elezione di un nuovo capo dello Stato, tra il 24 marzo e il 24 aprile. Entro tale periodo, secondo la Costituzione, il capo dello Stato va eletto e resta in carica per sei anni. Il mandato del presidente Sleiman terminerà il 24 maggio.

Se regnerà lo stesso spirito, questo governo, o un altro che lo seguirà, dovrebbe essere formato per gestire nuove elezioni politiche, secondo una nuova legge elettorale che dovrebbe essere pronte per l'autunno prossimo. In mancanza di accordo su questa questione vitale, nel 2013 il Parlamento aveva prorogato il suo precedente mandato di un anno e quattro mesi.

La progressiva ricostruzione delle istituzioni è una scommessa sul futuro, nella misura in cui lo stato di degrado della vita istituzionale aveva raggiunto un livello tale da demoralizzare la popolazione e da costituire una minaccia per l'economia e per il pluralismo, pietra angolare della società politica libanese, in un contesto teso, aggravato da attentati e dagli scontri sanguinosi a Tripoli e dall'afflusso di rifugiati siriani sproporzionato rispetto alle capacità di accoglienza del Libano.

Il nuovo governo è una scommessa anche riguardo al Tribunale speciale per il Libano (TSL), i lavori del quale sono iniziati nel gennaio di quest'anno. "Scegliendo la via della giustizia, noi abbiamo rinunciato a vendicarci e abbiamo fatto trionfare le forze della moderazione", ha detto Hariri. Indipendentemente dalla presunzione di innocenza propria del procedimento giudiziario, il Courant du Futur, accetando di governare con Hezbollah, accetta che suoi ministri siedano allo stesso tavolo con colleghi di un partito, cinque membri del quale sono accusati di aver preso parte all'assassinio di Rafic Hariri. I cinque sono in libertà e sono apertamente protetti da Hezbollah che impone la sua legge alla polizia e alla giustizia. Non potendo ottenere giustizia, il Courant du Futur spera almeno che il TSL stabilirà le verità.

La scommesso è fatta, poi, sul pluralismo in Libano a partire sulla perennità del partenariato tra musulmani e cristiani nella vita politica del Paese. "Se teniamo tanto allo svolgimento dell'elezione del presidente - ha detto venerdì Saad Hariri - è perché il capo dello Stato libanese è l'unico presidente cristiano del mondo arabo, più ancora, il solo presidente cristiano di una parte del mondo che va dalle pianure dell'India alle rive del Marocco".

Qualche giorno prima, il capo del Courant du Futur aveva aderito senza riserve alla "Memoria nazionale" pubblicata dal patriarcato maronita, nella quale erano riaffermati nel loro carattere fondamentale i principi del pluralismo culturale e della parità tra cristiani e musulmani a livello di strutture legislative ed esecutive, così come i principi della neutralità del Libano rispetto alle alleanze regionali e internazionali, cioè, in altri termini, il suo non-allineamento.

La scommessa del governo Tammam Salam è anche regionale. Questa dimensione è d'altra parte ciò che lo ha reso possibile. Tre partite diplomatiche sono in atto si tre dossier regionali fondamentali: il dossier iraniano, la crisi siriana e il conflitto israelo-palestinese. I giocatori sono, prima di tutto, gli Stati Uniti e le diplomazie europee, La Russia, l'Iran, la Siria e Israele. Queste tre mediazioni, condotte separatamente, sono naturalmente convergenti. Non si può, è vero, prevedere il loro esito, perché esse coinvolgono numerosi attori di secondo piano, come l'Arabia Saudita, la Turchia, il Qatar e anche l'Egitto, la Giordania, il libano e l'Autorità palestinese, senza contare l'Iraq e la nebulosa takfirista di al Qaeda. Ma il fatto stesso che queste parti siano in gioco in questo momento è un elemento positivo e alcune dichiarazioni di intenzioni lo hanno confermato, come la promessa di un riavvicinamento tra Iran e Arabia Saudita o la visita del presidente Obama in Arabia Saudita, prevista per marzo. All'attivo di questo grande partito democratico si iscrive già a promessa della distruzione delle armi chimiche in Siria e il controllllo del programma nucleare iraniano.

La scommessa sulla pacificazione regionale è, fondamentalmente, una scommessa sulla pacificazione dei rapporti tra sunniti e sciiti. I suoi primi frutti dovrebbero essere colti in Libano in particolare con la decisione di Saad Hariri di porgere la mano a Nabih Berry, il "parente povero" dell'alleanza sciita. Berry resta un formidabile attore sulla scena politica e presiede da venti anni i destini della Camera dei deputati.

Si potrebbe prolungare l'analisi e parlare di una scommessa sull'apertura, sulla coscienza nazionale dei libanesi, sulla convergenza di interessi di comunità che prendono una più viva coscienza della specificità del Libano.

Certamente in governo Tammam Salam non è un governo di unione nazionale. Alcune forze politiche sono assenti, a cominciare dalle Forze libanesi, rappresentative dell'elettorato cristiano. Ma, a difesa del Primo ministro, bisogna dire che il partito ha deciso coscientemente di restare fuori da un gruppo nel quale Hezbollah avrebbe una parola da dire. Inoltre, le Forze libanesi sono quello che si definisce un partito personale e nessun dibattito democratico ha davvero preceduto la decisione di non partecipare al governo. Il Patriarca maronita ha anche cercato di far cambiare opinione, su questo punto, il suo presidente Samir Geagea.

E infine, in qualche modo, la scommessa di Saad Hariri sul pluralismo è una scommessa su un islam moderato che si sposerebbe con la democrazia, un islam politico originale che accetterebbe la collaborazione politica con i cristiani, agli antipodi non solo con il salafismo, il carattere retrogrado del quale non è più da dimostrare, ma anche dalla falsa democrazia dei Fratelli musulmani, dei quali l'Egitto si è rapidamente sbarazzato attraverso un insieme di fattori che meriterebbero un giorno di essere analizzati.

 

 

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