26/06/2026, 15.28
VATICANO
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Il secondo Concistoro di Leone XIV: 'Comunione mai acquisita una volta per tutte'

In Aula Paolo VI con 178 cardinali, il papa ha introdotto le due giornate di lavori. I temi: annuncio del Vangelo, ricezione di Magnifica humanitas e attuazione del Sinodo. "Aiutatemi ad ascoltare". Alla Messa di apertura in San Pietro: "Guerra mai benedetta da Dio". 

Città del Vaticano (AsiaNews) - Responsabilità, ascolto, cammino condiviso. Ma anche comunione, disponibilità e fiducia. Le parole di Leone XIV che hanno aperto il suo secondo Concistoro - riunione del collegio cardinalizio convocata dal pontefice - richiamano i valori che già accompagnarono il primo (7-8 gennaio 2026) convocato lo scorso anno, al termine del Giubileo della speranza. Sono 178 i porporati giunti a Roma da tutto il mondo per due giorni articolati in quattro sessioni, in Aula Paolo VI, dove sono disposti seduti attorno a tavoli circolari, che richiamano il dialogo, come il metodo “sinodale”.

Come nel precedente Concistoro straordinario, i cardinali sono suddivisi in due insiemi: uno composto da otto gruppi di cardinali elettori ordinari e un altro di dieci gruppi di cardinali elettori della Curia Romana e cardinali non elettori. I lavori si svolgono in tre fasi: intervento di tre minuti per ciascun partecipante sulle domande in programma, un altro intervento di due minuti sui punti significativi e la stesura del segretario della relazione finale. Segue la presentazione dei lavori svolti all’Aula. La prima sessione ha incluso una meditazione biblica a cura del cardinale polacco Grzegorz Ryś, metropolita di Cracovia.

Il papa ha parlato in piedi, subito dopo l’introduzione del cardinale decano Giovanni Battista Re, 92 anni. Ringraziando “di cuore” i presenti per aver accolto, ancora una volta, il suo “invito”. La loro presenza manifesta “sollecitudine per tutta la Chiesa”, ha detto. Prevost, riunito coi cardinali che lo elessero a maggio 2025, ha ricordato il desiderio espresso durante il concistoro di sei mesi fa: “lavorare insieme”, proseguendo una “conversazione” che lo aiuti nel servizio. “Impariamo camminando”, ha affermato il pontefice oggi. “La comunione non è mai un risultato acquisito una volta per tutte”.

Di comunione il papa - che sul valore dell’unità scelse il suo motto “In Illo Uno Unum” - ha parlato molto negli ultimi mesi. “Siamo chiamati a essere costruttori della comunione di Cristo, una comunione che prende forma in una Chiesa sinodale”, ha detto. Richiamando il discorso rivolto alla Curia Romana il 22 dicembre 2025. In esso sottolineava che la comunione si costruisce “mediante gesti e atteggiamenti”, più che con “parole” e “documenti”. Sottolineando la chiamata a essere “lievito di fraternità universale”.

Il papa ha quindi comunicato i quattro temi “profondamente collegati” su cui si concentrano i lavori. Primo, “il mondo nel quale la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo”. “Prima di domandarci che cosa fare, occorre sostare davanti alla realtà, guardandola con gli occhi della fede e lasciandoci interrogare dall’ascolto dei fratelli”, ha detto. 

Il secondo è una riflessione “sulla cultura della potenza e sulla civiltà dell’amore”. Prevost ha ricordato che alcuni cardinali - provenienti dai cinque continenti - operano in “terre segnate dalla guerra, dalla violenza, dalla polarizzazione sociale o religiosa”. “Nessuno di noi è estraneo alle molte forme di conflitto, di sopraffazione e di frattura che attraversano oggi le nostre società”. Perciò, il “discernimento” compiuto in questi giorni “riguarda tutti e interpella la missione della Chiesa in ogni contesto”. In particolare, Leone XIV si è detto interessato a come avviene la ricezione - “interrogativi”, prospettive” e “passi” - dell’enciclica Magnifica humanitas nelle diverse Chiese. 

Il terzo tema - nella terza sessione - riguarda proprio la prima lettera enciclica di Leone XIV “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. “Viviamo in un tempo nel quale cresce la tentazione della frammentazione e prevalgono facilmente interessi particolari. La Dottrina sociale della Chiesa ci ricorda che il bene comune non nasce spontaneamente, ma domanda responsabilità condivise”. Da qui l’importanza di uno “stile sinodale” nella Chiesa. 

Infine, una sessione è dedicata “al cammino di attuazione del Sinodo”. “La sinodalità indica un modo di procedere: ascoltare, discernere e assumere insieme la responsabilità delle scelte che il Signore ci affida”, ha spiegato. Ricordando che la sinodalità non è un “insieme di procedure”, ma una “disponibilità a comprendere”. “Queste quattro sessioni trovano la loro unità nella prospettiva missionaria che abbiamo condiviso nell’ultimo Concistoro”, ha detto.

Concludendo, il papa ha chiesto ai presenti un “aiuto particolare”. “Conto su di voi”, ha esclamato. Il ministero del successore di Pietro “non può essere vissuto da solo”, ha affermato. “Ha bisogno della vostra esperienza, della vostra sapienza pastorale, della vostra conoscenza delle Chiese e dei popoli che vi sono affidati”. Prevost ha aggiunto ancora: “Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli”. 

“Aiutatemi ad ascoltare ciò che emerge nelle Chiese, a riconoscere i segni di speranza che spesso crescono nel silenzio”. Senza ignorare “fatiche”, “incomprensioni” e “resistenze”. “Ho bisogno della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà. Un consiglio sincero è sempre un atto di comunione”, ha continuato Leone XIV.

Prima dell’intervento di Prevost il card. Re ha espresso “vivissima gratitudine e profondo apprezzamento” da parte dei porporati per la convocazione. Ricordando il “presente momento difficile per l’umanità” segnato da profonde sfide quali l’emersione dell’intelligenza artificiale, la “povertà umana” e una “caduta dei valori etici e morali”. Tutto ciò è comunque accompagnato da “motivi di speranza”. Re ha ringraziato il papa anche per Magnifica humanitas, firmata il 15 maggio 2026. “Ci è di luce e di guida”, ha detto. “Grazie per il richiamo ad un risveglio delle coscienze; grazie per aver indicato la strada da seguire per la costruzione della civiltà dell’amore, della fratellanza, della civiltà, della pace”, ha aggiunto.

Stamane alle 7:30 Leone XIV ha presieduto la messa di apertura del Concistoro,  all’altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro. Nell’omelia il papa si è rivolto ai porporati giunti a Roma. Ha ricordato all’inizio il carattere globale del Concistoro. “Offriamo [...] a Dio le comunità e i popoli che portiamo nel cuore, così come i progetti e le esperienze pastorali, liete e faticose”, ha detto. Ricordando come “significativo” che il Concistoro sia avviato alla vigilia della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo. “Sostiamo insieme in questa memoria, che ricorda le colonne della Chiesa cattolica e romana”, ha affermato Leone XIV.

Nell’omelia il papa ha parlato anche di “dono della pace nell’unità”. “Tensioni internazionali e conflitti feriscono gravemente la famiglia umana”, ha osservato. “La guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche”, ha detto. “La testimonianza cristiana diventa profezia di un mondo nuovo, evangelizzazione e servizio, progetto culturale e sociale che promuove integralmente lo sviluppo umano”. 

Nelle sessioni odierne è stata sottolineata la crescente polarizzazione all’interno delle società e comunità, che provocano tensioni politiche e violenza. In diversi gruppi è stato evidenziato come in molti luoghi del pianeta le persone soffrano per il mancato rispetto delle minoranze, religiose ed etniche, che mette in crisi la libertà religiosa e sfocia in ostilità, particolarmente contro la Chiesa. Al centro di tanti interventi vi è la consapevolezza di un generale senso di sfiducia, fatalismo e impotenza verso le istituzioni e la democrazia, legate anche al calo delle nascite, alla crescita di gruppi criminali e del narcotraffico.

Come rende noto la Sala Stampa della Santa Sede, si è parlato anche della necessità di misurarsi in maniera umana e cristiana con il fenomeno migratorio; con l'urgenza di reali politiche di integrazione, mentre sorgono nuove forme di esclusione. Di fronte a questi scenari tremendi tutti i gruppi hanno evidenziato come sia necessario che la Chiesa si mostri madre, luogo accogliente - anche ristrutturando le parrocchie - capace di riconoscere i propri errori.

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