30/05/2023, 08.49
UZBEKISTAN
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In Uzbekistan a processo i prigionieri politici del Karakalpakstan

di Vladimir Rozanskij

Il più rappresentativo dei 16 accusati è il giornalista e avvocato Dauletmurat Tažimuratov, su cui pende l’accusa più grave, “tentativo di rovesciamento dell’ordine costituzionale”. L'anno scorso avevano portatao in  piazza migliaia di persone contro le modifiche costituzionali del governo di Taškent che intendevano cancellare lo stato di autonomia della regione.

Taškent (AsiaNews) - La corte suprema dell’Uzbekistan ha iniziato il processo d’appello degli attivisti della regione del Karakalpakstan, condannati in primo grado per le sommosse di Nukus dello scorso anno. Il più rappresentativo dei 16 accusati è il giornalista e avvocato Dauletmurat Tažimuratov, su cui pende l’accusa più grave, “tentativo di rovesciamento dell’ordine costituzionale”, insieme a quella di “organizzazione di disordini di massa” e “complotto allo scopo di usurpazione del potere”, mentre egli stesso ha accusato a sua volta di essere stato sottoposto a torture nella cella d’isolamento.

L’avvocato degli attivisti karakalpakstani, Sergej Majorov, ha parlato delle condizioni di Tažimuratov durante il processo, a cui assistono anche alcuni diplomatici occidentali in qualità di osservatori, tra cui il rappresentante della Ue in Uzbekistan, il lituano Mindaugas Kačerauskis. Il governo di Taškent ha invece negato l’accesso all’attivista umanitario kazaco Galym Ageleuov, ma la seduta viene comunque trasmessa su YouTube da Gazeta.uz, mostrando tutti gli interventi dei partecipanti.

Majorov confessa di “non essere ottimista”, anche se spera che i giudici permettano a tutti di intervenire. A suo parere sono troppo forti i pregiudizi e le pressioni su Tažimuratov, ex-capo redattore a Nukus del giornale in lingua karakalpakstana El kyzmetinde, da dove interveniva da tempo contro le modifiche costituzionali dell’Uzbekistan, che intendevano escludere lo stato di autonomia della regione, ed esortava i cittadini locali a scendere in piazza per “manifestazioni pacifiche”. Migliaia di persone hanno aderito a quest’appello a fine giugno del 2022, ma la protesta è stata soffocata in modo molto violento, con 21 morti (tra cui 4 poliziotti) e oltre 270 feriti. Alla fine la presidenza ha rinunciato alla modifica sullo status autonomo del Karakalpakstan.

Gli attivisti sono stati arrestati il 1 luglio, e rinchiusi in isolamento prima a Nukus, poi a Bukhara. Tažimuratov è rimasto rinchiuso al regime più duro, soprattutto nel periodo precedente al processo di primo grado, quando è stato trasferito in cella di rigore a Zangiat, vicino a Taškent. All’apertura del processo il 15 maggio, in seguito alle accuse di tortura, il tribunale ha disposto un’inchiesta, dalle cui conclusioni risulta ufficialmente che “non sono state rilevate alcune prove di atti di pressione o umiliazione dell’accusato”.

Secondo l’avvocato, Dauletmurat non mostrava segni di violenza all’inizio del processo, ma lamentava un forte dolore alle reni, raccontando di come in isolamento fosse costretto a fare la doccia prima sotto un getto di acqua bollente, che subito dopo diventava gelida, a suo parere allo scopo di indebolirlo. L’avvocato è riuscito comunque a visitarlo due volte durante il periodo d’isolamento, la seconda anche insieme al fratello Renat, a cui poi è stato permesso di vederlo regolarmente.

Tažimuratov è stato accusato non soltanto di azioni sovversive, ma anche di “appropriazione indebita” e “riciclaggio di denaro”. In gran parte, secondo Majorov, queste accuse si basano su incomprensioni linguistiche riguardo ai documenti contabili delle attività di tutti i condannati, oltre 300 pagine in lingua karakalpakstana, molto diversa sia dall’uzbeko sia dal russo. Per l’avvocato “è evidente che Dauletmurat è sempre stato scomodo alle autorità di Taškent, perché chiamava le cose col loro nome, raccontando i tanti problemi irrisolti della repubblica, criticando la burocrazia e i vertici politici del Paese”, anche attraverso un proprio blog su internet. Molte accuse raccolgono episodi ed espressioni degli ultimi due-tre anni.

Le accuse più gravi, quelle contro la costituzione e il tentativo di golpe, tra loro piuttosto contraddittorie, sono state formulate dal centro per le indagini processuali “K. Suleymanov”, poi confermate e ampliate direttamente dai servizi di sicurezza nazionale. Queste indagini appaiono decisamente di parte, senza dare la possibilità alla difesa di visionare tutti gli elementi delle conclusioni. Il “complotto” per prendere il potere, che presuppone una vasta rete di cospiratori, è attribuito al solo Tažimuratov, con l’unica complicità di un’altra persona, Logalul Kallykhanova, in realtà condannata per altri reati.

Il presidente Mirziyoyev e il governo di Taškent cercano di mantenersi a distanza dal tribunale e dalle polemiche, quando in realtà, secondo gli accusati, sono loro i veri responsabili dei problemi della regione, la più vasta di tutto il territorio uzbeko, i cui destini futuri rimangono comunque in bilico.

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