06/07/2005, 00.00
INDIA
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India, stato d'allerta dopo l'attentato ad un tempio indù

di Nirmala Carvalho

Il partito all'opposizione invita la nazione a dimostrazioni e scioperi; il governo aumenta la sicurezza sui luoghi religiosi. Vescovo indiano: è una spirale di vendette tra fanatici, ma l'India ha una tradizione di rispetto e armonia interreligiosa.

Ayodhya (AsiaNews) – Dimostrazioni di piazza e allarme per scontri interreligiosi in India dopo l'attentato di ieri al tempio indù di Ayodhya, nell'Uttar Pradesh. La Chiesa cattolica locale condanna l'episodio e ricorda la tradizione di armonia e rispetto tra le comunità religiose del Paese.

Oggi il Bharatiya Janata Party (BJP) - partito all'opposizione e sostenitore di una visione fondamentalista dell'induismo - ha proclamato uno sciopero generale per protestare contro l'attacco, che ha scosso nel profondo la destra estremista indiana.

Ieri, durante una sparatoria durata 2 ore, le forze di sicurezza hanno ucciso 5 uomini armati che avevano assaltato un tempio dedicato al dio Ram ad Ayodhya - 600 km a nordest di New Delhi. Nel 1992 il tempio era stato motivo di sanguinose rivolte tra militanti delle 2 confessioni, che causarono la morte di 2 mila persone in tutto il Paese. La disputa risale al 6 dicembre 1992, quando estremisti indù demolirono la moschea di Babri Masjid (XVI secolo) costruita, secondo loro, sul luogo natale del dio Ram. Dopo la demolizione gli indù hanno eretto un tempio provvisorio dedicato alla divinità.

Secondo analisti, l'episodio potrebbe contribuire ad unificare, dietro la rivalsa indù, le varie realtà raggruppate nel Sangh Parivar – organizzazione che promuove l'ideologia hindutva. Pravin Togadia, segretario internazionale del Vishwa Hindu Parishad (Vhp – formazione paramilitare legata al Bjp), ha definito l'attacco a Ayodhya "un nuovo tentativo del Pakistan per destabilizzare l'India attraverso i suoi gruppi terroristi". Il capo del Bjp. LK Advani, ritiene l'attacco "allarmante" e ha chiesto una "protesta forte".

Intanto il governo ha lanciato lo stato d'allerta per tutti i siti religiosi nel Paese e ha invitato alla calma. Di recente militanti islamici avevano minacciato di colpire il complesso indù; per ora nessuno ha rivendicato l'attacco.

In un'intervista ad AsiaNews, mons. Thomas Dabre, vescovo di Vasai – a nord di Bombay – si è detto "profondamente rattristato" dall'attentato. "Ogni atto contro luoghi religiosi – dichiara – è da condannare: siano questi moschee, tempi o chiese".

Secondo il prelato, l'episodio di ieri rientra in un "circolo vizioso di vedette condotte da fanatici". "La violenza chiama violenza – continua – dobbiamo fare in modo che pace e armonia diventino il nostro scopo comune". A questo proposito il vescovo ricorda la tradizione di "pacifica e rispettosa convivenza tra le religioni in India" e racconta della sua esperienza ad un recente meeting interreligioso svoltosi a New Delhi. "Erano presenti rappresentanti della comunità sikh, parsi, indù e musulmana: fra tutti era visibile grande rispetto e ammirazione reciproca".

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