22/10/2012, 00.00
PAKISTAN
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Islamabad, talebani e trafficanti distruggono il patrimonio archeologico buddista

Il fenomeno predatorio si concentra nell’area culla della tradizione Gandhara, alimentando un volume di affari milionario. Archeologo pakistano: “Problema enorme”, perché mancano fondi e manodopera.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) - Il Pakistan sta perdendo il suo patrimonio culturale e archeologico; l'allarme riguarda in particolare i reperti della tradizione buddista, che rischiano di scomparire sotto gli attacchi degli islamisti e per il traffico indiscriminato dei preziosi. È quanto affermano scienziati e ricercatori, secondo cui la mancanza di fondi e manodopera per la conservazione e la tutela dei beni ha permesso il commercio illegale - e milionario - di artefatti che si rifanno alla religione del Buddha.  Il fenomeno predatorio investe in particolare l'area a nord-ovest del Paese, culla della tradizione Gandhara, dove i beni vengono trafugati e poi smerciati da trafficanti senza scrupoli in tutto il mondo, alimentando un mercato nero che - a detta degli esperti - genera ogni anno volumi di affari per miliardi di dollari.

Il racket è tipico di nazioni povere e arretrate come il Pakistan, che vanta un patrimonio culturale e archeologico di primissimo piano, ma non possiede risorse sufficienti per la sua tutela. Gli scavi illegali, avvertono gli esperti, privano la nazione di una potenziale fonte di introiti dal turismo e impediscono ad archeologi e scienziati di documentare con precisione la storia e lo sviluppo dei vari siti.

"Siamo di fronte di un problema enorme" spiega Fazal Dad Kakar, capo del Dipartimento governativo di archeologia e dei musei, perché "il Pakistan è un Paese enorme, le risorse a nostra disposizione minime". Egli aggiunge che "manca manodopera" per la tutela delle centinaia di siti buddisti e dei monasteri sparsi per la nazione, "molti dei quali situati nelle valli più isolate" come la Swat Valley, parte della cultura Gandhara e territori compresi nel regno buddista al potere nei territori di confine fra Pakistan e Afghanistan oltre mille anni fa.

Nel luglio scorso la polizia ha sequestrato un grande container nel porto di Karachi, metropoli nel sud del Paese, che al suo interno conteneva almeno 400 manufatti, pronti per essere trasportati all'estero e immessi nel mercato nero. Circa il 40% di questi oggetti sarebbe stato autentico, tra cui 100 sculture del Buddha vecchie di quasi duemila anni e del valore di milioni di dollari. A ottobre dello scorso anno due uomini sono stati arrestati, mentre stavano scavando una statua del Buddha; invece del carcere, i trafficanti se la sono cavata con una semplice multa di 50 dollari. Peraltro a predatori e ladri di opere resta solo l'1% del ricavato della vendita, mentre il 99% è appannaggio di intermediari e commercianti.

La Swat Valley, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, è uno dei centri più importanti in Pakistan per patrimonio culturale, con i lasciti più significativi della corrente artistica Gandhara, sviluppatasi nell'area di confine con l'Afghanistan dal V° secolo a.C. al II° secolo d.C. Sorta in seguito alla conquista da parte di Alessandro Magno, essa è caratterizzata dalla rappresentazione di figure religiose che mescolano tradizione indiana e cultura greca. Fra queste le prime rappresentazioni antropomorfe del Buddha, simile a divinità greche e, in particolare, il dio Apollo. 

 

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