23/10/2015, 00.00
PAPUA NUOVA GUINEA
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Isola di Manus, inizia il ricollocamento dei migranti in Papua Nuova Guinea

In accordo con il patto stilato nel 2013, l’Australia non ospiterà nemmeno un rifugiato. Sull’isola, ormai da quattro anni, sono detenuti in condizioni disumane circa 1000 migranti. Ministro dell’Immigrazione australiano: “È un nuovo inizio per le vite di queste persone”.

Port Moresby (AsiaNews) – La Papua Nuova Guinea inizia le procedure per il ricollocamento dei migranti che vivono nei campi di detenzione dell’isola di Manus. Lo ha annunciato Peter Dutton, ministro dell’Immigrazione australiano, affermando che ciò permetterà a quelle persone di avere “un nuovo inizio”. Nel 2013, l’Australia ha stipulato un accordo (Regional Resettlement Agreement, Rra) con la Papua Nuova Guinea: Canberra ha versato 300 milioni di dollari nelle tasche di Port Moresby, che ha accettato di ospitare i migranti sul proprio territorio. In accordo “con il Rra – ha detto Dutton – le persone trasferite in Papua Nuova Guinea che sono riconosciute come rifugiati, saranno ricollocate in Papua. Nessuno sarà ospitato in Australia”.

Sull’isola di Manus, ormai da quattro anni, sono detenuti in condizioni disumane circa 1000 rifugiati provenienti da Medio Oriente, Africa e Asia, che né l’Australia né la Papua Nuova Guinea hanno accolto entro i propri confini. Nel febbraio 2014, dopo la notizia che era stato loro negato il trasferimento in Australia, i migranti hanno dato vita a proteste violente, che sono sfociate nell’uccisione di un migrante iraniano di 23 anni, Reza Barati. Il mese scorso è iniziato il processo per i presunti assassini, e gli imputati sono un membro dell’Esercito della Salvezza (che operava nel campo al tempo dell’omicidio), e una guardia di sicurezza.

Negli anni scorsi, migliaia di profughi hanno raggiunto l’isola di Christmas, [australiana ma vicinissima alle coste indonesiane ndr] sperando di essere ammessi in Australia. Sono state invece portati in Papua Nuova Guinea, soprattutto sull’isola di Nauru, dove vengono schedati.

Secondo Dutton, l’inizio dei ricollocamenti mostra “l’impegno del governo papuano a permettere ai rifugiati di riprendere la loro vita e di avere un nuovo inizio in una nazione dinamica e in crescita economica”. In realtà, la Papua Nuova Guinea è uno dei Paesi più poveri al mondo e che non riesce a garantire occupazione per tutti i suoi abitanti.

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