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Jakarta festeggia il card. Suharyo, da 50 anni al servizio della Chiesa di Java

di Mathias Hariyadi

Preghiere, ringraziamenti e uno spettacolo tradizionale kethoprak hanno caratterizzato le celebrazioni il mezzo secolo di sacerdozio dell’arcivescovo. Un omaggio alla cultura locale e una riflessione profonda sulla missione di pastore. Insieme a centinaia di fedeli, presente anche il ministro indonesiano degli Affari religiosi.

Jakarta (AsiaNews) - Non solo preghiere e ringraziamenti, ma anche racconti e la testimonianza di una vita spesa interamente per la missione e per la propria comunità. Ieri pomeriggio la cattedrale di Jakarta ha ospitato il giubileo d’oro per i 50 anni di sacerdozio del card. Ignatius Suharyo, per una festa di comunità che ha vissuto anche momenti insoliti ma profondamente significativi. Come la rappresentazione della storia di un re giavanese, che ha scelto di abdicare al trono e di un sacerdote che per cinque decadi ha percorso con fedeltà la tranquilla via del servizio.

Dopo la celebrazione eucaristica, alla presenza di quattro vescovi della regione di Java fra i quali mons. Pius Riana Prapdi di Ketapang e mons. Inno Ngutra di Amboina, oltre a centinaia di fedeli, il momento più significativo: l’invito a riflettere sul significato della leadership attraverso uno spettacolo tradizionale di kethoprak intitolato “Raja Airlangga Mandita”. Si tratta di una forma di teatro popolare caratteristico di Java, che unisce recitazione, musica gamelan, danza e canto. In particolare, la rappresentazione ha narrato la storia del re Airlangga che, dopo aver costruito la gloria del regno di Kahuripan, sceglie di rinunciare al potere e di vivere come un asceta.

Per molti la storia è stata come uno specchio di vita, specialmente per lo stesso card. Suharyo. “Lo spettacolo parla del passaggio dal trono alla vita sacerdotale”, ha detto con voce sommessa il porporato incontrando i media a margine dell’evento. “L’ho interpretato - aggiunge - come una speranza rivolta a me stesso”. La frase è stata pronunciata senza retorica o enfasi eccessiva, in linea con il modo in cui ha vissuto tutti questi anni: semplice, calmo e lontano dai riflettori.

Per il card. Suharyo, lo spettacolo tradizionale javanese non è solo un intrattenimento culturale, ma espressione di una fede che affonda le sue radici nel territorio locale. “Innanzitutto, questa celebrazione artistica è un modo per valorizzare e rendere omaggio alla cultura locale, ovvero il kethoprak” ha spiegato. Oltre a ciò, essa ha portato con sé una “profonda riflessione” sulla leadership della Chiesa: “Il potere - avverte - non è fatto per essere conservato, ma per essere ceduto per il bene della continuità del servizio”.

Il messaggio risuona con forza in una Chiesa e in una nazione spesso tormentate da crisi di esempio e integrità. Noto per il suo approccio calmo e dialogico, il porporato offre un modello di leadership che non è rumoroso, ma coerente. “Il card. Suharyo - racconta ad AsiaNews Clarissa Ratna, medico della parrocchia di Pamulang che ha partecipato alla messa - è un sacerdote molto semplice, calmo e umile. È un leader della Chiesa profondamente impegnato nel dialogo, dall'aspetto gentile, ma fermo e saggio. E ciò che è più evidente è la sua fedeltà al sacerdozio”.

Tra i presenti alla celebrazione anche il ministro indonesiano degli Affari religiosi Nasaruddin Umar, che ha instaurato nel tempo una forte amicizia e un legame saldo col cardinale che va oltre il rapporto formale tra funzionari religiosi.“In 50 anni di servizio alla Chiesa e alla nazione, non vi è stato praticamente nessun episodio negativo. Il culmine - ha affermato il ministro - è stato il nostro sforzo comune nella costruzione del tunnel che collega la Cattedrale e Istiqlal”. Il “Tunnel della Fratellanza” non è solo cemento e un passaggio sotterraneo. È un simbolo di fratellanza interreligiosa, un “ponte spirituale”, come lo definisce lui, nato dall’impegno al dialogo e dal coraggio di fidarsi l’uno dell'altro.

Dietro la veste rossa da cardinale, Ignatius Suharyo è un docente di Sacra Scrittura. In oltre 25 anni di insegnamento, il porporato ha formato centinaia di sacerdoti diocesani e membri di varie congregazioni religiose, tra cui tre vescovi di Ketapang, Semarang e Pangkalpinang. Insegna non solo attraverso i testi, ma anche la testimonianza di vita. Dottore in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, è rimasto fedele all’insegnamento, anche attraverso i media digitali, nonostante le sue impegnative responsabilità di arcivescovo di Jakarta e membro del dicastero per l’Evangelizzazione del Vaticano. Nella sfera pubblica, la sua parola è spesso ascoltata come voce della coscienza. Attraverso il “Gerakan Nurani Bangsa” (Movimento della coscienza della nazione), ha ricordato ai leader di non lasciarsi tentare dal diventare governanti. “I leader sono chiamati a servire il bene comune” ha sottolineato una volta. Le grandi questioni nazionali - distruzione dell’ambiente come emerso anche di recente, traffico di esseri umani, ingiustizia sociale - sono affrontate non con rabbia, ma con un appello morale chiaro e coerente.

Nato a Sedayu, nella reggenza di Bantul nella regione speciale di Yogyakarta, nella provincia di Java Centrale, settimo di dieci fratelli, la vocazione alla vita religiosa e sacerdotale non era una novità in famiglia. Due delle sue sorelle minori sono diventate suore: suor Christina Sri Murni, FMM, e suor Maria Magdalena Marganingsih, PMY. Suo fratello maggiore, il defunto p. Suitbertus Ari Sunardi, OCSO, era un monaco trappista dell’abbazia di Santa Maria Rawaseneng. Da questo semplice contesto familiare è cresciuto un pastore che ora è molto conosciuto, ma che continua a vivere con modestia. Cinquant’anni di sacerdozio non sono la fine del viaggio. Il Giubileo d’oro del sacerdozio del card. Ignatius Suharyo sembra piuttosto una rinnovata affermazione: la vera leadership non consiste nel rimanere sul trono, ma nell’avere il coraggio, un giorno, di lasciarlo andare. Come il re Airlangga nella rappresentazione kethoprak di ieri sera e come un sacerdote che cammina fedelmente, lentamente e silenziosamente, lungo il sentiero del servizio.

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