07/03/2026, 12.38
INDONESIA
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Jakarta: Prabowo sotto pressione per lasciare il Board of Peace dopo l'attacco all'Iran

di Mathias Hariyadi

Ulema, parlamentari e organizzazioni della società civile hanno chiesto al presidente indonesiano Prabowo Subiando di abbandonare l’organismo internazionale promosso da Donald Trump per la gestione della crisi di Gaza. Crescono anche le critiche per l'accordo commerciale sui dazi firmato il 19 febbraio.

Jakarta (AsiaNews) – Le conseguenze della guerra lanciata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran si stanno facendo sentire anche in Indonesia, dove crescono le pressioni sul governo affinché ritiri la propria adesione al Board of Peace voluto dal presidente statunitense Donald Trump, organismo internazionale al quale Jakarta ha aderito solo alla fine di gennaio.

La partecipazione dell’Indonesia al Board of Peace era stata inizialmente presentata dal presidente Prabowo Subianto come una mossa diplomatica per sostenere la pace e promuovere l’indipendenza dei palestinesi. Tuttavia l’attacco contro l’Iran ha alimentato ampie critiche e molti ritengono che la partecipazione all’organismo contraddica i principi di politica estera dell’Indonesia.

Le richieste di un ritiro immediato dal Board of Peace sono arrivate da diversi settori della società, tra cui il Consiglio degli ulema indonesiani (MUI), parlamentari, personalità pubbliche e numerose organizzazioni della società civile.

In una dichiarazione ufficiale, il MUI ha condannato l’operazione militare contro l’Iran definendola contraria ai valori umanitari e ai principi sanciti nel preambolo della Costituzione indonesiana del 1945 e ha esortato il governo ad abbandonare immediatamente il Consiglio.

“Un consiglio che avrebbe dovuto essere una piattaforma per la pace ha invece aggravato i conflitti. Per questo chiediamo al governo indonesiano di revocare immediatamente la propria adesione al Board of Peace”, si legge nel comunicato.

Alle critiche del MUI si sono aggiunte quelle di oltre 60 personalità pubbliche e di circa 70 organizzazioni della società civile, che il 1° marzo hanno firmato una petizione in cui sostengono che l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran rappresenti una violazione del diritto internazionale e un grave rischio per la pace globale.

Secondo i promotori della petizione, il Board of Peace si sarebbe ormai trasformato in un “Board of War che legittima l’aggressione militare”, hanno dichiarato i firmatari.

Il ministro degli Esteri, Sugiono, non ha fornito una risposta diretta alle richieste di ritiro. Interpellato dai giornalisti dopo un incontro al palazzo presidenziale di Jakarta tra il presidente Prabowo e alcune figure di rilievo della vita pubblica, ha dichiarato che la priorità del governo è al momento la situazione internazionale legata agli attacchi contro l’Iran.

“Tutte le discussioni sul Board of Peace sono momentaneamente sospese. L’attenzione è concentrata sulla situazione in Iran”, ha affermato Sugiono.

Il ministro ha aggiunto che Jakarta continua a mantenere contatti con i Paesi partner, in particolare con quelli del Golfo, anch’essi membri dell’organismo internazionale e coinvolti indirettamente nelle tensioni regionali. “Continuiamo le consultazioni e il coordinamento con i nostri partner nel Golfo. Anche loro stanno affrontando una situazione simile, alcuni sono stati persino colpiti dagli attacchi”, ha spiegato.

Anche il rettore dell’Università islamica dell’Indonesia (UII), Fathul Wahid, ha criticato la prudenza mostrata dal governo nella reazione agli attacchi contro l’Iran, sostenendo che questa posizione indebolisce l’applicazione della dottrina di politica estera indonesiana. “Rammarica che il governo della Repubblica di Indonesia non abbia mostrato sufficiente fermezza nel rispondere agli attacchi militari di Israele e degli Stati Uniti contro la Repubblica islamica dell’Iran”, ha dichiarato.

Diverse fette della società civile stanno inoltre facendo pressioni a Prabowo anche per gli accordi commerciali sui dazi siglati con Trump il 19 febbraio. L’intesa ha ridotto la tariffa al 19% e garantito l’accesso senza dazi al mercato statunitense per oltre 1.800 prodotti indonesiani, tra cui olio di palma, caffè, cacao e gomma. In cambio, Jakarta ha accettato di eliminare gran parte delle barriere tariffarie e non tariffarie per le imprese americane e di impegnarsi in accordi commerciali e investimenti negli Stati Uniti per circa 33 miliardi di dollari, compreso l’acquisto di aerei Boeing per la compagnia di bandiera, Garuda Indonesia.

L’accordo ha però suscitato forti critiche da parte di economisti, accademici e organizzazioni della società civile, che lo considerano eccessivamente favorevole a Washington. Alcuni lo hanno definito un “assegno in bianco” concesso agli Stati Uniti, sostenendo inoltre che alcune clausole possano limitare la libertà dell’Indonesia di mantenere relazioni economiche con altri partner, in particolare la Cina, soprattutto nel settore strategico dei minerali come nichel e cobalto. Circa 80 organizzazioni e decine di accademici hanno firmato una petizione contro l’accordo commerciale.

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