17/04/2026, 11.02
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Paesi debitori lanciano Piattaforma comune per collaborare tra loro

Iniziativa lanciata a Washington con il sostegno dell'Unctad mentre il problema a livello globale continua a crescere con ben 54 Paesi che pagano più per ripagare gli interessi del debito che per sanità e istruzione ai propri cittadini. Caritas Internationalis: "Passo importante per dare voce a chi è in difficoltà a causa di un sistema ingiusto. Ora però diventano fondamentali trasparenza e regole".

Milano (AsiaNews/Agenzie) – Un forum con i rappresentanti di 30 Paesi a basso e medio reddito per collaborare nel superamento del problema dei debiti esteri insostenibili che impediscono a milioni di cittadini di accedere ai servizi pubblici essenziali. L’iniziativa si chiama Piattaforma dei Paesi debitori, è stata promossa dall’Unctad (l’organismo dell’Onu che si occupa di mercato e sviluppo) ed è stato annunciato il 15 aprile durante le riunioni di primavera della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale a Washington.

L’iniziativa si inserisce in un contesto che vede di anno in anno la questione del debito assumere proporzioni sempre più preoccupanti. Nonostante l’appello lanciato da papa Francesco in occasione del Giubileo del 2025 il problema continua a crescere: gli ultimi dati diffusi dall’Unctad dicono che il debito estero dei Paesi in via di sviluppo ha raggiunto quota 11.700 miliardi di dollari, con i costi degli interessi aumentati vertiginosamente nell’ultimo decennio. Nel 2024, questi Paesi hanno destinato quasi il 10% delle loro entrate pubbliche al pagamento degli interessi ai creditori esteri e ben 54 Paesi (che ospitano una popolazione di 3,4 miliardi di persone) ora spendono più per ripagare il loro debito che per la sanità o l’istruzione.

La piattaforma si propone di offrire uno spazio formale ai Paesi con debiti insostenibili per condividere competenze tecniche, consulenze e coordinare strategie. Guidata da un gruppo di lavoro che include l’Egitto (presidente) e il Pakistan (vicepresidente), insieme a Colombia, Honduras, Maldive, Nepal e Zambia, l’iniziativa passerà ora dalla fase di lancio a quella di attuazione. Gli Stati membri hanno concordato di ampliare la partecipazione, istituire accordi di governance provvisori e definire un programma di lavoro in vista delle Riunioni Annuali del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale dell’ottobre 2026.

La nascita della Piattaforma dei Paesi debitori è stata salutata con soddisfazione da Caritas Internationalis, che da tempo per conto della Chiesa cattolica si batte per un sistema più equo dei rapporti finanziari internazionali. “Nessun bambino dovrebbe essere privato della scuola e nessuna famiglia delle cure mediche perché il proprio governo è costretto a pagare ingenti debiti esteri invece di investire nei servizi pubblici di base – commenta a nome dell’organismo ecclesiale Alfonso Apicella, responsabile Advocacy e Campagne globali -. Per questo la Piattaforma dei Paesi debitori può rappresentare un primo passo importante per rafforzare la posizione dei Paesi in difficoltà nel ridurre quelli che Papa Francesco ha definito ‘debiti ingiusti e impagabili’ nei negoziati con i creditori privati”.

Anche Mena Antonio, vicepresidente di Caritas Internationalis e amministratore delegato di Caritas Aotearoa Nuova Zelanda, ha accolto con favore la piattaforma, sottolineando come le conseguenze della crisi del debito siano particolarmente gravi per i piccoli Stati insulari. “In Oceania accogliamo con favore questo segnale di solidarietà tra nazioni che sopportano il peso di un sistema economico globale ingiusto. Oltre tre quarti degli Stati sovrani del Pacifico sono a rischio elevato o moderato di crisi del debito”. Questi rischi in Oceania sono ulteriormente aggravati dai cambiamenti climatici, dagli eventi meteorologici estremi e dagli shock globali: “Le piccole nazioni del nostro Oceano di Pace stanno pagando il prezzo di problemi generati a migliaia di chilometri di distanza. I Paesi del Sud devono sostenersi reciprocamente, mentre i Paesi ricchi e chi controlla il sistema economico devono cambiare le regole affinché l’economia globale funzioni per il bene di tutti”.

Da parte sua Jayasiri Premaratne, responsabile programmi di Caritas Sri Lanka, ricorda che “la recente crisi economica dello Sri Lanka dimostra come il debito sovrano possa incidere profondamente sulla vita quotidiana, soprattutto per le comunità più vulnerabili. Anni di forte indebitamento, uniti a shock esterni, hanno limitato la capacità dello Stato di finanziare servizi essenziali, con conseguente aumento del costo della vita, riduzione dell’accesso alla sanità e tagli alla protezione sociale. La Piattaforma dei Paesi debitori rappresenta un passo promettente per affrontare queste sfide a livello globale, favorendo negoziazioni più eque con i creditori e maggiore trasparenza nei processi di ristrutturazione”.

La Piattaforma dei Paesi debitori resta, comunque, solo un primo passo: “Servono ulteriori riforme - spiega Apicella a nopme di Caritas Internationalis - per costruire un sistema finanziario che favorisca prosperità e sicurezza per tutti, senza scaricare i costi sulle comunità più povere. È fondamentale garantire trasparenza sui prestiti concessi ai Paesi a basso e medio reddito, affinché i cittadini sappiano quali debiti vengono contratti in loro nome. Occorrono inoltre regole che obblighino tutti i creditori a partecipare alle negoziazioni, evitando che i governi siano costretti a scegliere tra pagare interessi elevati o finanziare scuole e ospedali”.

 

Foto: Caritas Internationalis

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