29/07/2015, 00.00
ISRAELE-USA
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Jonathan Pollard, spia israeliana, sarà liberata dagli Usa in novembre

di Joshua Lapide
Il 60enne del Texas, figlio di genitori ebrei, ha trasferito volumi di informazioni sensibili a Israele. Accusato di spionaggio, nell’85 ha cercato rifugio nell’ambasciata israeliana, ma è stato rifiutato. Nel ’96 Tel Aviv gli ha concesso la cittadinanza e ha ammesso che egli era una spia sul proprio libro paga. Dovrà rimanere ancora cinque anni negli Usa in libertà vigilata. Nessun legame con l'accordo iraniano.

Gerusalemme (AsiaNews) – Jonathan Pollard, un analista della marina Usa, condannato per spionaggio a favore di Israele, sarà liberato il 21 novembre prossimo dopo 30 anni di prigione. Era stato condannato all’ergastolo, ma verrà rilasciato in libertà vigilata. Egli infatti dovrà stare negli Stati Uniti ancora per cinque anni.

La Casa Bianca ha negato che il rilascio di Pollard – richiesto per anni da Israele – avvenga ora per motivi politici (data la tensione esistente fra Washington e Israele sull’accordo con l’Iran). Ma in Israele Benjamin Netanyahu ha mostrato estrema felicità. E ha detto che “attendiamo con ansia di vedere Jonathan Pollard lasciare la prigione”.

Pollard, 60 anni, nato in Texas da genitori ebrei, è il solo nella storia Usa ad essere condannato per spionaggio a favore di alleati ed è anche l’unico cittadino americano ad essere stato condannato per un simile crimine a una pena maggiore di 10 anni.

Il governo Usa lo ha condannato per aver trasferito volumi di informazioni sensibili ad Israele, fra cui tecniche di blocco dei segnali radar e capacità elettroniche di altri Paesi alleati, quali l’Arabia saudita. Molti negli Usa lo condannano per aver venduto per soldi segreti dello Stato. Ma per molti in Israele e fra gli ebrei americani, egli ha avuto una pena troppo pesante, dato che “spiava per Paesi alleati”.

Accusato nell’85 di spionaggio, egli ha cercato asilo nell’ambasciata israeliana, che però ha rifiutato, consegnandolo alle autorità Usa. In compenso, nel 1996 Tel Aviv gli ha conferito la cittadinanza e due anni dopo ha ammesso che Pollard spiava per Israele.

Da allora, tutti i premier israeliani in visita a Washington hanno perorato la sua causa. Talvolta le autorità Usa hanno giocato la carta della sua liberazione come “moneta di scambio” per spingere Israele a trattare con i palestinesi.

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