05/10/2016, 08.52
HONG KONG - CINA-THAILANDIA
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Joshua Wong di Occupy Central “detenuto” in Thailandia. Un favore alla Cina

di Paul Wang

Wong era a Bangkok per partecipare a una commemorazione del massacro degli studenti nel 1976, ad opera della giunta militare dell’epoca. La Thailandia subisce l’influenza della Cina: ha consegnato uno degli editori “scomparsi” in Cina; ha espulso due dissidenti cinesi; ha rimandato in Cina decine di rifugiati uiguri.

Bangkok (AsiaNews) – L’attivista Joshua Wong, 19 anni, uno dei volti più noti delle manifestazioni di Occupy Central del 2014, è stato fermato dalle autorità thai appena arrivato all’aeroporto Suvarnabhumi. Lo afferma una dichiarazione del partito Demosisto, fondato da Wong e da altri studenti.

Wong avrebbe dovuto incontrare studenti universitari, su invito di un suo collega, l’attivista studente Netiwit Chotipatpaisal, che era ad attenderlo all’aeroporto.

La decisione di fermare Wong è stata presa dalle autorità dell’immigrazione. Di per sé i cittadini di Hong Kong possono entrare per 30 giorni in Thailandia. Ma nel caso di Wong, le autorità temono che egli possa innescare una serie di manifestazioni pro-democrazia, simili a quelle di Occupy Central, durate quasi tre mesi.

Wong avrebbe dovuto incontrare gli studenti all’università Chulalongkorn per ricordare il massacro degli studenti nel 1976, ad opera della giunta militare dell’epoca. Secondo Netiwit, le autorità thai hanno “ricevuto una lettera dal governo cinese” per bloccare il lavoro di Wong. Questi e il suo partito Demosisto sono a favore dell’indipendenza di Hong Kong, inaccettabile in modo assoluto da parte della Cina.

Nel maggio scorso Wong non ha potuto entrare in Malaysia, dove era atteso per una conferenza sulla democrazia in Cina. Allora era stato rispedito subito a Hong Kong.

È probabile che anche questa volta Wong ritorni nel territorio senza poter incontrare gli studenti.

La Thailandia sembra sempre più prona a servire i bisogni della Cina. Lo scorso anno, Gui Minhai, un editore di Hong Kong critico verso la Cina, è scomparso mentre era in vacanza in Thailandia. In seguito è apparso alla televisione cinese di Stato, “confessando” di essersi consegnato volontariamente alle autorità di Pechino. Gui è uno dei cinque editori “scomparsi” per lungo tempo e riapparsi con “confessioni” televisive sui loro presunti crimini.

L’anno scorso, due dissidenti e le loro famiglie, che avevano chiesto asilo all’Onu a Bangkok, sono stati rispediti in Cina. Anche molti uiguri (musulmani del Xinjiang), fuggiti in Thailandia, sono stati rimpatriati.

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