Kashmir, a un anno dall’attentato confiscate 58 scuole legate alla Jamaat-e-Islami
La misura, adottata a pochi giorni dall’anniversario della strage a Pahalgam, colpisce istituti gestiti dall'organizzazione islamista bandita nel 2019. Il provvedimento si inserisce nella più ampia strategia di sicurezza avviata da Delhi dopo la revoca dell’autonomia del Jammu e Kashmir, ma suscita critiche per le possibili ripercussioni sul sistema educativo e per le violazioni dei diritti delle minoranze.
New Delhi (AsiaNews) – A un anno dall’attentato di Pahalgam, in Kashmir, in cui vennero uccisi 28 civili indiani, il governo locale sotto amministrazione indiana ha confiscato 58 scuole private sospettate di essere affiliate all’organizzazione Jamaat-e-Islami, che l’India ha reso illegale nel 2019. Alcuni video non verificati sui social media mostrano agenti di polizia armati mentre entrano negli istituti nel nord del Kashmir, allontanando il personale e vietando qualsiasi ripresa dell’operazione.
La decisione, presa il 18 aprile, è arrivata pochi giorni prima dell’anniversario dell’attentato, che ricorre oggi 22 aprile. Un anno fa uomini armati aprirono il fuoco contro turisti indiani. Pochi giorni dopo Delhi, che accusa il Pakistan di continuare a foraggiare l’estremismo islamico (accusa che Islamabad nega), lanciò l’Operazione Sindoor, dando avvio a una breve guerra. Allo stesso tempo l’India ha intensificato gli sforzi per smantellare le reti ritenute vicine alle organizzazioni estremiste.
Già ad agosto il governo aveva ordinato la confisca di oltre 200 scuole nello Stato, anch’esse sospettate di avere legami con l’organizzazione. Con questa ultima operazione, il numero di centri educativi passati sotto il controllo statale sale a circa 300, un dato che preoccupa gli osservatori per le possibili implicazioni sul sistema scolastico della regione.
Fondata nel 1948, dopo la partizione dell’India, la Jamaat-e-Islami è un’organizzazione socio-religiosa attiva a livello pan-indiano in diversi ambiti, tra cui istruzione, attività sociali e politica, con l’obiettivo di promuovere i principi dell’Islam. Tuttavia, mentre alcune sue diramazioni — come la Jamaat-e-Islami Hind, con sede a Delhi — operano legalmente, la branca attiva in Jammu e Kashmir è stata accusata di alimentare sentimenti anti-indiani, sostenere l’indipendenza della regione e mantenere legami con gruppi terroristici, accuse che hanno portato alla sua messa al bando nel 2019 ai sensi della legge indiana contro il terrorismo, la Unlawful Activities (Prevention) Act.
Da allora la Jamaat ha cercato senza successo di ottenere una revoca del divieto, istituendo una commissione interna per negoziare con il governo. Nel 2024 il governo centrale guidato dal Bharatiya Janata Party (BJP) tentò di “reintegrare” il gruppo nella vita politica, consentendo ad alcuni leader e attivisti del gruppo di candidarsi alle elezioni legislative, nonostante il divieto previsto dalla legge antiterrorismo. In quell’occasione, alcuni ex membri della Jamaat fondarono un nuovo partito politico, il Justice and Development Front (JDF), che però non ottenne nessun seggio. Lo scorso anno, il leader del partito politico Peoples Conference, Sajad Lone, strinse un’alleanza con il JDF, puntando sul ripristino dello status speciale per il Jammu e Kashmir e su nuove elezioni legislative nel territorio.
Infatti, nel 2019, il Parlamento indiano votò anche l’abrogazione dell’Articolo 370 della Costituzione e l’emanazione del Jammu e Kashmir Reorganisation Act, due leggi che hanno modificato radicalmente l’assetto del territorio. Lo status speciale Kashmir, che garantiva una certa autonomia, è stato abolito e il territorio è stato diviso in due, Jammu e Kashmir, amministrati direttamente dal governo centrale. In seguito a questi cambiamenti, la regione e gli istituti scolastici sono passati sotto il controllo del ministero degli Affari interni.
Prima di essere dichiarata illegale, la Jamaat-e-Islami gestiva una rete di circa 350 scuole nella regione tramite il suo ramo educativo, il Falah-a-Aam Trust (FAT), che gestiva circa 100mila studenti, specialmente nelle zone rurali.
Negli ultimi anni le autorità indiane hanno negato l’autorizzazione a diverse scuole, sostenendo di avere informazioni provenienti dall’intelligence secondo cui alcuni membri dell’organo di gestione avrebbero legami con l’organizzazione terroristica. Il FAT si è sempre dichiarato un organo non-politico, il cui scopo è quello di “fornire istruzione tutti gli studenti senza discriminazione”.
Secondo alcuni attivisti per i diritti umani e parte dell’opinione pubblica, molte di queste scuole, operative da decenni e frequentate da migliaia di studenti, svolgevano un ruolo fondamentale nel territorio. Molti in Kashmir accusano il governo di abuso di potere e di violazione dei diritti fondamentali: l’articolo 30 della Costituzione indiana, infatti, garantirebbe alle minoranze religiose e linguistiche il diritto di istituire e gestire istituti scolastici di loro scelta.
16/02/2026 13:39
11/05/2016 08:50





