L'alfabeto armeno a Strasburgo tra diplomazia e identità
Il governo di Pašinyan collocherà in un'area adiacente alla sede del Parlamento europeo una scultura dedicata alla scrittura creata dal monaco Mesrop Mashtots per tradurre la Bibbia. Un simbolo di orgoglio nazionale, di resilienza e del legame profondo tra fede e cultura nella prima nazione cristiana della storia. Un messaggio anche politico sullo sguardo dell'attuale leadership di Erevan verso l'Europa.
Milano (AsiaNews) - Nel segno del monaco Mesrop Mashtots, il creatore dell’alfabeto armeno, Erevan a sceglie di iscrivere la propria storia millenaria nel cuore dell’Europa. Il governo armeno di Nikol Pašinyan ha infatti deciso di acquistare, tramite un fondo di riserva statale, una scultura monumentale dedicata all’alfabeto armeno da collocare a Strasburgo, in un'area adiacente al Parlamento europeo. Si tratta di un gesto altamente simbolico, che intreccia diplomazia, memoria storica, identità nazionale e aspirazioni europee.
L’accordo, reso noto a fine gennaio, mira ad affermare una vicinanza di valori e una volontà di dialogo che va oltre le alleanze geopolitiche. Non è ancora noto il nome dell'artista incaricato dell'opera e neppure sono stati rilasciati disegni o bozzetti. Ma le modalità operative scelte dal governo di Erevan, con l’acquisto diretto dell’opera e l'avvio dei lavori, indicano l’urgenza e l’importanza attribuite a un progetto che vuole rendere ancora più tangibili per i cittadini europei la storia, la cultura e la capacità di resilienza del popolo armeno.
L’Armenia occupa un posto unico nella storia del cristianesimo e della cultura non solo dell'Asia Occidentale. Nel 301 d.C., il regno armeno, sotto il re Tiridate III, adottò il cristianesimo come religione di Stato, prima nazione al mondo. Questa scelta non fu soltanto religiosa, ma rappresentò anche un atto di affermazione culturale e identitaria, in un’epoca in cui il territorio armeno era costantemente conteso tra grandi imperi come Roma e la Persia. La nuova fede richiedeva però strumenti adeguati per radicarsi profondamente nella vita quotidiana e spirituale del popolo. E fu proprio in questo contesto che nacque l’esigenza di tradurre la Bibbia in armeno, rendendo le Sacre Scritture accessibili a tutti.
La traduzione della Bibbia richiedeva una scrittura adatta a esprimere con precisione la lingua armena, che fino a quel momento non aveva un alfabeto proprio. Fu così che, nel V secolo, il monaco Mesrop Mashtots (teologo e poliglotta: conosceva il greco, il siriaco e il persiano) inventò l’alfabeto armeno, un sistema grafico originale e completo che consentiva di trascrivere fedelmente la lingua parlata. Questa creazione non fu soltanto un fatto tecnico, ma un vero e proprio strumento di emancipazione culturale: grazie all’alfabeto, il popolo armeno poteva leggere, comprendere e diffondere i testi sacri nella propria lingua, consolidando l’identità nazionale e religiosa.
Non solo. La scrittura propiziò la nascita di una fiorente letteratura armena, preservando tradizioni, leggende e conoscenze attraverso i secoli. Oggi, l’alfabeto armeno è simbolo di orgoglio nazionale, testimonianza di resilienza e di un legame profondo tra fede e cultura che dura da più di 1.700 anni.
Nei secoli successivi, quando l’Armenia perse la propria indipendenza e conobbe invasioni, deportazioni e diaspora, l’alfabeto divenne uno strumento di sopravvivenza. Dopo il genocidio del 1915, la lingua e la scrittura si trasformarono in uno dei principali veicoli della memoria collettiva. Nei campi profughi, nelle comunità della diaspora, nei monasteri e nelle scuole (a volte clandestine e improvvisate in abitazioni private), le lettere dell'alfabeto armeno continuarono a raccontare una storia che si voleva cancellare. Un monumento all’alfabeto, oggi, è anche un memoriale alla resistenza culturale dopo il tentativo di annientamento fisico di un popolo.
L’Unione europea ospita ancora oggi alcune delle più importanti comunità armene della diaspora, storicamente radicate in Francia, Belgio, Germania, Italia e Grecia. In Francia, in particolare, la memoria del genocidio è entrata nel dibattito pubblico e istituzionale, e la presenza armena ha contribuito in modo significativo alla vita culturale del Paese (basti citare artisti come Charles Aznavour). Molti Paesi europei (tra cui Francia, Germania, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera, Italia) riconoscono formalmente il genocidio e organizzano eventi pubblici in occasione della Giornata del ricordo che si celebra ogni 24 aprile. Il Parlamento Europeo ha riconosciuto il genocidio armeno già nel 1987 e ha ribadito questa posizione in successive risoluzioni, tra cui quella del 2015, invitando le altre istituzioni Ue a fare lo stesso (anche se l’Unione Europea nel suo complesso non ha mai adottato un riconoscimento formale e vincolante, mantenendo un approccio più prudente per ragioni diplomatiche).
Il monumento di Strasburgo parlerà in particolare anche alle comunità della diaspora, riconoscendone il ruolo di ponte tra Erevan e l’Europa. E in questo ponte, l’Italia occupa da secoli una posizione centrale. Venezia, e in particolare l’isola di San Lazzaro degli Armeni, rappresenta il cuore storico della presenza culturale armena nell'Europa occidentale. Dal 1717, quando la Serenissima concesse l’isola al monaco cattolico di rito armeno Mechitar di Sebaste e ai Padri Mechitaristi (che prendono il nome appunto dal fondatore), San Lazzaro è diventata un centro di studio, conservazione e diffusione della lingua e della cultura armena. Qui l’eredità di Mesrop Mashtots è rimasta viva: manoscritti, incunaboli, grammatiche, dizionari e traduzioni testimoniano una continuità impressionante tra il V secolo e la modernità. Da Venezia, la cultura armena ha dialogato con l’umanesimo, l’Illuminismo e il pensiero europeo, attirando studiosi e intellettuali, fino a figure come Lord Byron.
Questo radicamento culturale spiega anche perché l’Armenia guardi oggi all’Europa non solo per ragioni politiche, ma anche religiose e civili. Prima nazione cristiana della storia, l’Armenia percepisce l’Europa come uno spazio di valori comuni. Pur non essendo formalmente candidata all’adesione all’Unione europea, Erevan manifesta da anni il desiderio di un legame più stretto, soprattutto in un contesto regionale segnato da instabilità, conflitti e tensioni religiose che non risparmiano l’Armenia stessa, come testimonia il duro scontro in atto tra il premier Nikol Pašinyan e la Chiesa apostolica. In questo senso, l’alfabeto armeno accanto al Parlamento europeo sarà un segno potente. E le lettere scolpite nella pietra racconteranno di un popolo che ha trasformato la scrittura in una casa, la memoria in resistenza e la cultura in una formidabile forma di dialogo.
Nella foto: il monumento al monaco Mesrop Mashtots, il creatore dell’alfabeto armeno, davanti al Museo del libro di Erevan
16/10/2025 09:04
10/10/2025 08:45
29/05/2024 08:45





