10/02/2026, 09.03
ARMENIA
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Manifestazioni anche in Russia nel conflitto armeno tra Chiesa e Stato

di Vladimir Rozanskij

Nella città di Armavir un migliaio di armeni sono scesi in piazza con la fascia rossa al braccio per sostenere i vescovi e sacerdoti incarcerati nello scontro tra Pašinyan e la Chiesa apostolica. Iniziative a cui Mosca guarda con simpatia, preoccupata dalle iniziative filo-occidentali dell'attuale governo di Erevan che mettono in discussione il ruolo della Russia come tradizionale Paese-tutore.

Mosca (AsiaNews) - Tra il governo di Erevan, guidato dal premier Nikol Pašinyan, e la Chiesa apostolica armena guidata dal katholikos Karekin II è in corso un conflitto che si trascina ormai da più di un anno, e che non si limita al territorio dell’Armenia, ma si rende evidente anche in Russia. Nella città di Armavir della regione russa meridionale di Krasnodar un migliaio di persone hanno partecipato a una manifestazione di protesta contro la politica di Pašinyan, che ha intenzione di rimuovere il patriarca e “riformare la Chiesa”, ritenuta la vera nemica del popolo armeno con la dirigenza attuale “immorale e corrotta”.

I partecipanti al raduno di Armavir sono armeni che vivono in Russia, dove si erano rifugiati ancora negli anni ’90 in seguito alle fiammate di guerra civile successivi alla caduta dell’Unione Sovietica. Per molti armeni la Russia rimane il Paese-tutore dell’Armenia, avendola in parte salvata un secolo fa dal genocidio dei turchi, proteggendo il territorio attuale della repubblica armena e accogliendo tanti profughi armeni in seguito ai numerosi conflitti che si susseguono nelle terre caucasiche.

La protesta si è infatti concentrata intorno alla chiesa armena di Armavir, con la fascia rossa al braccio che simboleggia la sopravvivenza del popolo armeno e la sua lotta per l’indipendenza, lanciando un appello a “interrompere immediatamente ogni pressione sulla Chiesa apostolica, liberare i vescovi e sacerdoti incarcerati e rispettare l’autorità del patriarca di tutti gli armeni, il katholikos Karekin II”. Gli organizzatori hanno espresso l’intenzione di “difendere l’identità armena, e le fondamenta tradizionali della Chiesa, dalla politica distruttiva di Erevan”, rivolta ad Occidente e sempre più lontana dall’alleanza con i russi.

Uno dei leader della manifestazione era il deputato armeno dell’assemblea legislativa di Krasnodar, Armenjak Tozlan, che ha diffuso un video in cui afferma che “non possiamo rimanere indifferenti quando vediamo che si sta sottraendo la memoria storica del popolo armeno e i suoi simboli nazionali, distruggendo la sua unità”. Raduni analoghi si sono tenuti in tempi recenti anche a Mosca, San Pietroburgo, Soči e altre città, sempre richiamando gruppi numerosi della diaspora armena in Russia e con l’appoggio dei russi stessi, a cominciare dal clero della Chiesa ortodossa russa.

Su alcuni canali Telegram e siti social come Infoteka24 e Bagramyan26 sono peraltro state anche diffuse informazioni su minacce e pressioni esercitate per costringere gli armeni locali a partecipare a queste azioni di protesta. Nei giorni precedenti al raduno di Armavir vi sarebbero state telefonate con l’imposizione di presentarsi per evitare conseguenze spiacevoli, anche se nei reportage ufficiali di siti russi come Regnum, Jasno Novosti e Rambler non si fa accenno a queste circostanze, neanche nelle dichiarazioni dei partecipanti. La manifestazione è apparsa molto partecipata e con sincere espressioni di emozioni condivise, e assolutamente spontanea come del resto avviene spesso nella provincia del Kuban, una zona con grande concentrazione di armeni che si stringono intorno alle loro chiese, come centri dell’identità nazionale.

D’altra parte, oggi in Russia non è possibile organizzare manifestazioni pubbliche senza autorizzazioni da parte delle autorità, rilasciate a condizioni molto severe e con coordinamenti e scopi molto dettagliati, quindi non si può certo parlare di raduni del tutto spontanei o casuali. Oltre alla questione ecclesiastica, uno dei motivi per cui il regime putiniano appoggia le proteste armene è anche il processo di pace tra l’Armenia e l’Azerbaigian, con l’apertura del “Corridoio Tripp” affidato agli americani, che esclude i russi dall’influsso diretto sul Caucaso meridionale. Il Cremlino ha molti motivi di irritazione nei confronti del governo di Nikol Pašinyan, che ha di fatto abbandonato l’alleanza militare eurasiatica Csto e vuole entrare nell’Unione europea, e la strumentalizzazione della polemica contro la Chiesa armena è un forte argomento per incitare la diaspora armena in Russia a difendere i “valori tradizionali nazionali” dell’Armenia, tra cui non deve mancare il riconoscimento della “cura paterna” di Mosca su Erevan.

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