09/01/2018, 08.56
BANGLADESH
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L'alta corte di Dhaka impone il bando per i matrimoni con i Rohingya

Proibite anche le unioni tra i rifugiati. Lo scopo è evitare agevolazioni per l’ottenimento della cittadinanza. La pena per chi infrange la legge è la reclusione fino a sette anni. Dal Myanmar sono fuggiti 655mila profughi.

Dhaka (AsiaNews/Agenzie) – Un tribunale del Bangladesh conferma una norma governativa che proibisce il matrimonio tra cittadini bengalesi e rifugiati musulmani Rohingya dal vicino Myanmar, sfuggiti alle violenze etniche. I giudici sostengono così una legge approvata nel 2014 che vieta le unioni sia tra cittadini e rifugiati, che tra rifugiati stessi. L’obiettivo è impedire alle migliaia di sfollati Rohingya che vivono nel Paese di avere una via privilegiata per ottenere la cittadinanza.

L’Alta corte di Dhaka ha respinto l’appello presentato da Babul Hossain, un cittadino bengalese il cui figlio 27enne a settembre del 2017 ha sposato una ragazza Rohingya di 18 anni. Il caso è divenuto noto come la prima unione della recente ondata di migrazioni. Dopo le nozze, i giovani hanno fatto perdere le proprie tracce, nel tentativo di scampare alla pena di sette anni di reclusione prevista per i cittadini bengalesi che infrangono la legge sposando una rifugiata.

Motaher Hossain Saju, vice procuratore generale, fa sapere che la corte ha respinto la richiesta di proscioglimento e ordinato al padre di pagare una multa di 100mila taka (circa 1000 euro) per le spese legali. Il figlio, una volta rintracciato, finirà dietro le sbarre.

Dallo scorso agosto, cioè da quando sono riprese le violenze tra esercito birmano e militanti dell’Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa), dal Myanmar sono fuggiti circa 655mila profughi. Essi si aggiungono ad altri 200mila sfollati negli anni passati dallo Stato del Rakhine.

Secondo gruppi di attivisti, ci sarebbero numerosi casi di matrimoni combinati per scampare alle condizioni disagiate dei campi nella parte meridionale del Paese. Nel caso specifico, Hossain respinge le accuse e afferma che il matrimonio del figlio è un vero legame d’amore e non è motivato da questioni di cittadinanza.

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