08/04/2026, 08.56
ORTODOSSI
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La Chiesa della Georgia e la successione di Ilja II

di Vladimir Rozanskij

Il 3 aprile si è aperto il Sinodo che dovrà individuare i candidati. Il patriarca di costantinopoli Bartolomeo ha proposto due nomi, provocando una rabbiosa reazione da parte dei russi. La Chiesa georgiana è stata una delle prime a seguire un orientamento molto radicale e aggressivo, uscendo dal Consiglio ecumenico delle Chiese. Il teologo Čapnin: "Il vero problema è il nazionalismo religioso".

Tbilisi (AsiaNews) - Sono trascorse ormai più di tre settimane dalla morte del patriarca ortodosso della Georgia Ilja II (Gudušauri-Šiolašvili), venuto a mancare lo scorso 17 marzo all’età di 93 anni. Era stato eletto al soglio patriarcale di Tbilisi nel 1977, in piena epoca sovietica, con il controllo totale da parte del Consiglio per gli Affari Religiosi di Mosca. Ora si apre un periodo totalmente nuovo per la Chiesa georgiana, considerando che l’80° patriarca è rimasto in carica più di ogni altro suo predecessore nella storia.

Il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo II (Archontonis) ha quindi anticipato le discussioni sulla modalità dell’elezione del suo successore, proponendo due candidati che egli ritiene adatti a ricoprire il solenne incarico: il metropolita per l’Europa occidentale Avraam (Garmelja) e il metropolita di Poti e Khobi (nella regione occidentale della Georgia), Grigorij (Berbičašvili). Questa iniziativa ha provocato una rabbiosa reazione da parte dei russi, con una dichiarazione dei servizi d’intelligence di Mosca, secondo cui “il Fanariota cerca solo di mettere persone a lui sottomesse per soddisfare la sua sete di potere”, appellandosi a una regola del II Concilio ecumenico del IV secolo, secondo cui “i vescovi regionali non devono estendere il proprio potere al di fuori dei confini della propria regione”.

Dalle gerarchie ecclesiastiche georgiane per ora non vi sono commenti circa la proposta del patriarca ecumenico, e neppure dai politici di regime o di opposizione, rispettando i quaranta giorni di lutto per la memoria di Ilja II, ma tutto sarà da valutare, considerando il delicato equilibrio tra Stato e Chiesa nella Georgia attuale, oltre a quello tra Mosca e Costantinopoli e in generale tra tradizione e rinnovamento. Il Sinodo che dovrà individuare i candidati si è aperto il 3 aprile con 39 vescovi, e non sarà semplice giungere a una decisione. Il sito Kavkaz.Realii ha interrogato in proposito due autorevoli commentatori, il direttore del Centro per le ricerche sull’Ortodossia della Fordham University, Sergej Čapnin, e il teologo dell’università Ludwig und Maximilian di Monaco, Šotoj Kintsurašvili.

Secondo Čapnin, in questa fase della storia le Chiese ortodosse vivono un periodo di grande frammentazione, “direi proprio che sono in crisi”, sia nella struttura interna di ognuna di esse, sia nelle relazioni reciproche a livello internazionale. Il problema principale sta nel “nazionalismo religioso”, soprattutto nello spazio post-sovietico, con la necessità di ricostruirsi e recuperare il proprio ruolo nelle diverse società, “con pochi sacerdoti e con scarsa preparazione teologica”, afferma l’esperto.

La Chiesa georgiana è stata una delle prime a seguire un orientamento molto radicale e aggressivo, uscendo dal Consiglio ecumenico delle Chiese e isolandosi un po’ da tutto il mondo cristiano. Il patriarca Ilja II non è riuscito a governare questa fase, cedendo molto ai gruppi più attivi nella società e permettendo quello che Čapnin definisce “un nazionalismo cristiano piuttosto primitivo”. Ora il problema è come si organizzerà l’amministrazione della Chiesa, che il defunto patriarca aveva concentrato esclusivamente nelle sue mani.

Kintsurašvili ricorda l’importante concilio georgiano del 1995, che aveva approvato il nuovo statuto con la centralizzazione di tutte le funzioni nella figura patriarcale. Nel 1997 si era quindi giunti allo scisma ufficiale con tutte le Chiese impegnate nel dialogo ecumenico, definito da Ilja II “un’eresia”. Da allora l’isolamento di Tbilisi ha sviluppato una nuova generazione di sacerdoti e vescovi, con una mentalità molto anti-ecumenica alimentata in gran parte dalla letteratura teologica russa, e un legame sempre più forte con il patriarcato di Mosca nella proclamazione dell’Ortodossia “dei valori tradizionali”. La mossa di Bartolomeo II cerca di recuperare la Georgia nella comunione ecclesiastica della maggior parte delle altre Chiese ortodosse autocefale, di cui Costantinopoli rimane il punto di riferimento fondamentale.

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