06/04/2026, 09.29
INDONESIA
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La Pasqua dei cristiani di Teluknaga che lottano per un posto dove pregare

di Mathias Hariyadi

Dopo essere stata per decenni costretta a spostarsi da un posto all'altro la Comunità Tesalonika nella provincia di Banten ha celebrato il Venerdì Santo nella sua casa di preghiera. Ma deve fare i conti con i sigilli apposti al luogo di culto perché le autorità non rilasciano i permessi anche per l'ostilità degli altri residenti. Una difficoltà spesso sperimentata dai gruppi minoritari in Indonesia.

Jakarta (AsiaNews) - Per una comunità cristiana dell’Indonesia la celebrazione dei riti pasquali è stata segnata in queste ore dalla prova delle difficoltà per il riconoscimento del diritto ad avere un proprio luogo di culto. Venerdì 3 aprile, le autorità sono intervenute per sigillare una casa di preghiera appartenente alla Congregazione Persekutuan Oikoumene Umat Kristen (POUK) Tesalonika a Teluknaga, nella reggenza di Tangerang, nella provincia di Banten, proprio nel cuore dei riti pasquali.

La situazione è degenerata nel giorno del Venerdì Santo: quando centinaia di residenti locali si sono radunati nei pressi del sito, chiedendo la chiusura permanente della casa di preghiera. Le forze di sicurezza, inclusi militari, polizia e personale dell’agenzia per l’ordine pubblico, sono state dispiegate per contenere le tensioni.

Al centro della controversia vi è una questione di lunga data affrontata da molte minoranze religiose in Indonesia: l’ottenimento dei permessi per i luoghi di culto.

Per decenni questa comunità non ha avuto un luogo di culto fisso. Fin dagli anni ’90, i membri sono stati costretti a trasferirsi ripetutamente per poter continuare le loro attività religiose. Negli anni ’90, tenevano le funzioni in un negozio affittato, pagando circa 35 milioni di rupie all’anno. Le difficoltà economiche li hanno infine costretti a interrompere il contratto. Nel 2007, la congregazione si è trasferita nella casa di uno dei membri, nel complesso residenziale Mutiara Garuda. Tuttavia, la soluzione è durata poco a causa delle proteste dei residenti locali.

Dal 2008 al 2023, hanno celebrato le funzioni in un ex edificio ecclesiastico vicino all’aeroporto. Ma la distanza da Teluknaga ha comportato notevoli difficoltà. I fedeli erano costretti a noleggiare mezzi di trasporto per partecipare alle funzioni, aumentando i loro oneri finanziari e logistici.

Di qui il trasferimento nell’attuale casa di preghiera al centro della controversia. Il signor Oktavianto Pardede, capo della fondazione POUK Tesalonika, ha insistito sul fatto che la congregazione ha adottato misure per mantenere l’armonia con la comunità circostante. “L’edificio si trova lontano da qualsiasi moschea, utilizziamo insonorizzazione e ci siamo coordinati con le autorità locali”, ha spiegato. Riferisce anche che la congregazione sta portando avanti dal 2023 la richiesta di un permesso edilizio, ma la domanda resta irrisolta a causa di ostacoli tecnici.

Nonostante questi sforzi, l’opposizione di alcuni residenti persiste. Sulla base di queste pressioni è stata formalizzata la chiusura ponendo i sigilli. L’Istituto di Assistenza Legale Gekira è intervenuto, offrendo supporto alla congregazione. Il suo presidente, Santrawan Paparang, ha dichiarato che l’organizzazione aiuterà a orientarsi nel processo legale per garantire la tutela del diritto al culto della comunità. «Li accompagneremo affinché i loro diritti costituzionali possano essere rispettati», ha affermato.

L’Indonesia, il Paese con la più grande popolazione musulmana al mondo, riconosce ufficialmente più religioni e garantisce la libertà di culto. Tuttavia, nella pratica, i gruppi minoritari spesso affrontano difficoltà burocratiche e sociali nell’istituire luoghi di culto.

La Congregazione Tesalonika di Teluknaga ha espresso profonda gratitudine per aver potuto celebrare la liturgia del Venerdì Santo in quella che sperano diventi una sede permanente. “Siamo felici e grati di aver potuto celebrare qui. Speriamo che in futuro potremo continuare a pregare in questo luogo, perché abbiamo lottato e lavorato duramente per costruirlo”, ha dichiarato Jojor Pasaribu, 66 anni.

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