La crisi in Yemen specchio della crescente frattura fra Riyadh e Abu Dhabi
Nella capitale saudita si è aperta una riunione consultiva di leader politici, anziani e saggi yemeniti sul futuro del Paese. Una risposta alle recenti tensioni fra governativi filo-sauditi e indipendentisti sostenuti dagli Emirati. Una contrapposizione che mostra interessi divergenti a livello regionale. Intanto cresce l’allerta alimentare: un ulteriore milione di persone è a rischio di “fame pericolosa per la sopravvivenza".
Riyadh (AsiaNews) - Dopo una fase di scontri nel sud dello Yemen fra governativi filo-sauditi e separatisti sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti (Eau), con un crescendo di tensione fra le due potenze del Golfo, si muove la diplomazia per stabilizzare un Paese da oltre un decennio teatro di un conflitto sanguinoso. Con questa prospettiva si è aperto ieri a Riyadh una riunione consultiva che vede riuniti leader politici e religiosi, anziani e saggi, oltre a figure di alto livello dell’area. In una nota diffusa ieri a margine dei lavori, i presenti hanno sottolineano come il meeting rifletta la “volontà collettiva” di cercare una “soluzione giusta, sicura e garantita” alla causa, lontano “dall’escalation o dai tentativi di creare conflitti secondari che non servono al Sud e al suo futuro”.
Rilanciando il legame a doppio filo fra il Presidential Leadership Council yemenita e i sauditi, i partecipanti all’incontro hanno elogiato il “chiaro” sostegno di Riyadh alla loro causa come emerge nella dichiarazione letta dal membro del Plc Abou Zaraa Al-Mahrami. Le sue posizioni, prosegue il documento, “si allineano completamente con le giuste richieste del popolo del Sud e sostengono il loro diritto di raggiungere una soluzione politica completa che garantisca la loro dignità, sicurezza, stabilità e futuro senza precondizioni o richieste politiche”.
Al-Mahrami ha poi avvertito detto che l’imminente dialogo fra esponenti e gruppi del sud sponsorizzato dall’Arabia Saudita è una “rara opportunità storica” che non va “sprecata o minata attraverso le dispute interne”. Da qui il monito a non contrastare le iniziative del regno wahhabita o creare tensioni con Riyadh, perché ciò finisce per avvantaggiare “le parti che si oppongono alla nostra causa”. Gli esponenti del Plc riuniti a Riyadh promettono infine che nessuno sarà emarginato e che il “vero pericolo” risiede “nelle milizie Houthi e nei loro programmi espansionisti”, oltre alle minacce rappresentate dallo Stato islamico (SI, ex Isis) e al-Qaeda.
Analisti ed esperti sottolineano come lo Yemen sia diventato uno dei fronti caldi della contesta fra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (Eau), alimentando uno scontro in parallelo al conflitto mai sopito fra governativi e ribelli Houthi filo-iraniani, che controllano la capitale Sana’a e il Nord. Un approfondimento pubblicato dal World Politics Review (Wpr) spiega come verso la fine del 2025 le “tensioni silenziose” che “ribollivano sotto la superficie” sono improvvisamente esplose Riyadh e Abu Dhabi un tempo alleati hanno ingaggiato uno “scontro pubblico. La loro spaccatura - sottolinea l’analisi - era cresciuta dietro le quinte per anni prima di esplodere, sollevando preoccupazioni su una relazione di enorme importanza geopolitica”.
I fronti di disaccordo sono molteplici e vanno ben oltre il solo territorio yemenita: le politiche divergenti da dietro le quinti si sono trasformate in minacce pubbliche il 30 dicembre scorso, quando l’Arabia Saudita ha dato agli Emirati Arabi Uniti solo 24 ore per ritirare le sue truppe dallo Yemen e smettere di sostenere il Consiglio di transizione meridionale. Il blocco si oppone tanto agli Houthi nel nord, quanto ai sauditi nel sud nel tentativo di creare un fronte separatista. Al contrario, Riyadh sostiene il governo del Paese riconosciuto a livello internazionale nel suo sforzo per riprendere il controllo di uno Yemen unificato.
Lo scontro fra la monarchia e l’emirato, entrambi ricchi e ben armati, riveste importanti implicazioni per la regione, dal Golfo fino all’Africa orientale. Esso riguarda poi anche aree di grande preoccupazione per gli Stati Uniti e la comunità internazionale. Le crescenti tensioni sono particolarmente sorprendenti data la storia di vicinanza tra il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (Mbs) e il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed (Mbz). Egli, infatti, in passato era visto come il suo mentore, oltre ad averlo imposto nella scena internazionale facendogli guadagnare anche il sostegno del presidente Usa Donald Trump durante il primo mandato alla Casa Bianca. Riyadh vanta un territorio molto più vasto, riserve petrolifere maggiori, un esercito più forte e influenza sul mondo arabo e musulmano. Da parte loro, gli Emirati Arabi Uniti possiedono un’economia più sviluppata e integrata a livello internazionale e una potente rete di relazioni diplomatiche, coi due Paesi che si sono completati a vicenda, fino a che le dinamiche non hanno iniziato a cambiare.
I due leader hanno iniziato ad avere visioni e prospettive diverse fra loro, così come i legami e gli interessi dei due Paesi hanno iniziato a divergere, mentre “i disaccordi hanno iniziato a moltiplicarsi” scrive il Wpr. “Oggi i due monarchi - prosegue la riflessione - hanno trasformato i loro Paesi in rivali, ognuno dei quali cerca di plasmare il futuro della loro regione instabile, con numerose aree di significativo disaccordo”. La “spaccatura” sullo Yemen è solo “una delle tante” perché visioni contrapposte emergono anche in altre aree, dal Sudan alla Somalia, mentre Riyadh ha rilanciato alleanze e partnership con il Qatar, un tempo nemico giurato. “La crescente distanza tra l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti - osservano gli studiosi - si sta già manifestando sul campo e influenzando i conflitti armati nella regione” mentre “ulteriori sorprese” si prevedono per l’anno che è da poco iniziato.
Infine, sempre dal fronte dello Yemen giunge un nuovo allarme da parte dell’International Rescue Committee (Irc) per una situazione umanitaria disastrosa e che le ultime tensioni, e scontri, ha contribuito ad inasprire a fronte di un popolo che “sta morendo di fame in silenzio”. Lo Yemen sta entrando in una “nuova pericolosa fase di sicurezza alimentare” con oltre la metà della popolazione, 18 milioni di persone, che potrebbero affrontare un “peggioramento dei livelli di insicurezza alimentare all’inizio del 2026”. Le ultime proiezioni dell’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc) avvertono che un ulteriore milione di persone è a rischio di “fame pericolosa per la sopravvivenza (IPC Fase 3+)”. Caroline Sekyewa, Country Director Irc in Yemen, afferma: “La gente dello Yemen ricorda ancora il tempo in cui non sapeva da dove sarebbe arrivato il pasto successivo. Temo che stiamo tornando di nuovo a questo capitolo oscuro. Ciò che distingue l’attuale deterioramento è la sua velocità e traiettoria e “l’insicurezza alimentare” non è più “un rischio incombente; è una realtà quotidiana che costringe i genitori a fare scelte impossibili”.
17/01/2022 13:37





