La fine delle 'lampadine di Lenin' in Kirghizistan
A Majluu-Suu è a un passo dalla chiusura definitiva la storica fabbrica simbolo dell'elettrificazione dell'Unione Sovietica promossa da Vladimir Ilič. Le lampadine a incandescenza un tempo esportate anche all'estero oggi sono soppiantate da quelle a Led prodotte in Cina. Le autorità kirghize stanno cercando una riconversione degli stabilimenti, ma quasi il 60% degli abitanti della città ormai è emigrato in cerca di lavoro.
Bishkek (AsiaNews) - La fabbrica di lampadine di Majluu-Suu in Kirghizistan, attorno alla quale in 60 anni di storia si era formata la cittadina, ora si trova ai limiti della chiusura definitiva, a causa del progresso tecnologico. In essa si producono le cosiddette “lampadine di Lenin”, Lampočki Iliča, come venivano chiamate le prime lampade a incandescenza per illuminare le case dei contadini nei tempi sovietici dopo la rivoluzione. Il termine fu introdotto dopo un viaggio del 1920 di Vladimir Ilič nel villaggio di Kašino della regione di Volokolamsk, nei dintorni di Mosca, per inaugurare una centrale elettrica con una rete di distribuzione realizzata con vecchi fili telegrafici; gli abitanti del luogo accolsero Lenin e la moglie Nadežda Krupskaja con una lettera “per condividere la gioia che proviamo alla vista dell'illuminazione elettrica nelle capanne, a cui i contadini non osavano neanche pensare sotto il dominio degli zar”.
Il viaggio di Lenin fu celebrato su tutta la stampa sovietica, e il capo rivoluzionario ne parlò all’VIII congresso del Pcus, come simbolo della “storia di successo” della nuova era sovietica, installando le nuove fonti di elettricità in tutte le campagne. Quel modello di lampadine veniva prodotto ormai soltanto a Majluu-Suu nella regione kirghisa di Džalal-Abad, e venivano esportate non solo nell’area ex-sovietica, ma anche all’estero. La fabbrica sorge al centro fisico e simbolico della cittadina come una specie di antica cattedrale, e ormai quasi tutti gli operai sono stati licenziati. I progressi tecnologici e l’automatizzazione della produzione hanno portato alla progressiva fuga della popolazione, un po’ come era avvenuto nella Rust Belt, la “regione della ruggine” intorno a Detroit negli Stati Uniti a fine ‘900.
Nel XXI secolo, quando le lampade a incandescenza a filamento di tungsteno, prodotte da oltre cento anni, hanno iniziato ad essere sostituite da lampade Led a risparmio energetico, Majluu-Suu si sta trasformando una città fantasma, e già quasi il 60% degli abitanti ormai si trova in migrazione lavorativa, 15-16 mila sono andati all’estero e a casa ne sono rimasti 7-8 mila. Solo in pochi possono lavorare nella scuola, nell’asilo e in tre istituti locali, oltre ai servizi sociali, mentre gli altri languono nella disoccupazione, dipendenti da piccoli sussidi statali e dai trasferimenti di denaro da parte dei parenti che lavorano all’estero.
Le autorità del Kirghizistan cercano di salvare quello che è possibile della produzione delle storiche lampadine, aprendo nella fabbrica una linea per produrre contenitori di vetro, ma senza grande successo. Come raccontano i lavoratori locali, funzionano soltanto le piccole officine di ossigeno e azoto, che riforniscono gli ospedali, e il personale viene comunque periodicamente ridotto. Il 2 gennaio, mentre tutto il Paese era in vacanza, il vice-premier Bakyt Torobaev si è recato in visita a Majluu-Suu, incontrando il collettivo dei lavoratori della fabbrica e comunicando che gli stipendi degli ultimi tre mesi, che non erano stati pagati, verranno saldati direttamente dal bilancio statale, mentre le attività dell’azienda verranno interrotte in cerca di nuovi investitori.
Le lampadine verranno messe del tutto fuori produzione, e bisogna cercare nuove possibilità di produzione, in quanto negli ultimi 20 anni la vendita delle lampadine si era ridotta dai 214 milioni di som del 2005 ai 27 milioni del 2025, poco più di 250 mila euro, considerando anche che in questo periodo la moneta nazionale si è fortemente svalutata. Negli ultimi anni, la Cina ha conquistato il primato nel mercato delle apparecchiature di illuminazione, con i suoi prodotti Led a risparmio energetico, lampade fluorescenti compatte e relativi componenti spediti in tutto il mondo. Il direttore della fabbrica Dairbek Zakirov ha confermato che la domanda è sempre più ridotta, e l’azienda non riesce a pagare in tempo gli stipendi e acquistare le materie prime; lo stesso presidente Sadyr Žaparov ha dichiarato che il Kirghizistan non intende “distruggere” questa fabbrica prestigiosa e spera che sia possibile una sua rinascita, “riaccendendo la lampada della storia per illuminare il futuro”.
05/11/2021 10:27
14/04/2022 08:50





