22/04/2022, 08.49
RUSSIA
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La fuga degli informatici dalla Russia

di Vladimir Rozanskij

Non intendono vivere sotto il regime di Putin, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina. Diretti per lo più in Armenia, Georgia e Turchia, per poi spostarsi in Europa o negli Usa. Con la fuga dei giganti hi-tech, la Russia rischia la paralisi tecnologica.

Mosca (AsiaNews) – Nella convulsa crisi provocata dall’invasione russa dell’Ucraina, tra sanzioni e conseguenze economiche per la Russia e tanti altri Paesi, diventa sempre più acuta la questione dell’emigrazione in massa dei tecnici informatici, che non intendono vivere sotto il regime di Putin. La guerra è solo l’ultimo atto di una soffocante dittatura che vuole controllare tutta la vita dei suoi sudditi, e la “difesa dalle aggressioni dell’Occidente”, che giustifica per il Cremlino l’operazione in Ucraina, individua la rete informatica come una delle principali linee del fronte.

Fin dagli inizi di marzo si susseguono decreti presidenziali e governativi per trattenere gli “aitišniki”, gli specialisti hi-tech. A essi vengono offerti sgravi fiscali ed esenzioni dall’arruolamento nell’esercito, ma nessuna misura di agevolazione o punizione sembra riuscire a fermare la fuga, che ha già superato le 100mila unità. Le perdite maggiori, secondo l’istituto Skolkovo, riguardano gli esperti di sicurezza informatica: quasi un terzo delle compagnie russe di questo settore cerca di trasferire all’estero le proprie attività e i propri collaboratori.

Come spiega a Sibir.Realii Artem Kozljuk, direttore del progetto Roskomsvoboda sulla libertà di comunicazione, gli aitišniki possono lavorare da qualunque posto, e quindi sono sempre tra i più ricercati al mondo, e gli specialisti russi sono tra i più quotati. “Dubito che gli esperti di primo livello si lasceranno trattenere dalle lusinghe patriottiche, a cui sono contrari per ragioni morali”, afferma Kozljuk.

Il sito riporta il racconto di due aitišniki siberiani, Vasilij e sua moglie Elena, cha a metà marzo si sono trasferiti da Tomsk a Erevan in Armenia. Lui elabora videogiochi, lei è produttrice di siti internet: “Per molti anni abbiamo cercato di cambiare qualcosa in Russia, abbiamo anche partecipato a manifestazioni di piazza, abbiamo sostenuto finanziariamente i mezzi d’informazione più liberi, ma il 24 febbraio abbiamo capito che era tutto inutile”.

Tutti gli informatici lavorano con prodotti delle compagnie internazionali, e l’uscita di queste dalla Russia rende comunque impossibile mantenere gli standard necessari, perfino per i più diffusi videogiochi. Nell’ultimo mese hanno lasciato la Russia tutti i principali distributori di tecniche e licenze: Apple, Samsung, Nvidia, Nokia, Hp, Dell, Amd, Intel, Oracle, perfino la Microsoft ha privato i russi della possibilità di comprare le licenze di Windows e Office, e ha bloccato l’accesso all’archivio Cloud Azure.

Negli uffici e nelle sedi lavorative si raccomanda di non danneggiare o rompere gli apparecchi a tecnologia Apple, perché è ormai impossibile ottenere legalmente i pezzi di ricambio. Gli aitišniki hanno stipendi molto più alti della media, intorno ai 7-8 mila euro al mese, e cercano tutte le possibili vie d’uscita, a partire dai Paesi che non richiedono ai russi un visto d’ingresso come l’Armenia, la Georgia e la Turchia, da cui eventualmente spostarsi in Europa o Stati Uniti. I biglietti per queste destinazioni sono aumentati fino a 20 volte, e perfino i prezzi degli affitti e degli immobili nel Caucaso sono aumentati fino a 5-6 volte.

Un altro esperto di sicurezza informatica, Sergej Bakulin, spiega che “gli aitišniki stanno lasciando la Russia da tempo, almeno dal 2018, quando sono cominciate le politiche di limitazione sistematica al mondo dell’informazione, ed era chiaro che l’infrastruttura digitale sarebbe rimasta obsoleta”. Già all’inizio del 2021 il ministero delle Finanze di Mosca aveva avvertito che mancava fino a mezzo milione di specialisti, e invitava a finanziare il settore con forti investimenti, che invece sono finiti tutti nella sfera militare.

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