15/11/2012, 00.00
TAIWAN – CINA
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La nuova leadership comunista “non intralcia il cammino di pace con Taiwan”

Il vice ministro per gli Affari esteri della Repubblica di Cina sottolinea ad AsiaNews: “Sono convinto che nulla in Cina possa cambiare con l’elezione di un solo uomo, dato che le decisioni le prende un consesso di persone, ma spero che Xi Jinping possa valutare in maniera positiva la pace che esiste nello Stretto”.

Taipei (AsiaNews) - Il Congresso del Partito comunista e l'elezione di Xi Jinping a nuovo leader della Cina continentale "sono segnali in un certo senso positivi anche per Taiwan. Sono convinto che nulla possa cambiare in quel Paese con l'elezione di un solo uomo, dato che le decisioni le prende un consesso di persone, ma spero che Xi possa valutare in maniera positiva la pace che esiste nello Stretto e la cooperazione che portiamo avanti da cinque anni. Se fosse così, il processo continuerà". È il commento alla nuova leadership cinese rilasciato ad AsiaNews da Kuoyu Tung, vice ministro degli Affari esteri di Taiwan.

Secondo il ministro, che ha incontrato ieri un gruppo di giornalisti provenienti da tutto il mondo, "è evidente che si deve attendere la composizione del Politburo e della sua Commissione permanente. Non è pensabile che a prendere le decisioni, nella Cina comunista, sia una sola persona. Ma ritengo importante sottolineare che quella che è avvenuta è stata una transizione morbida e pacifica. Il sentiero che stiamo seguendo è quello giusto, speriamo che continui in questo modo".

Il ministro si riferisce all'ormai quadriennale politica di "cooperazione sensata", il mantra dell'esecutivo di Taiwan guidato dal nazionalista Ma Ying-jeou che cera un approccio distensivo con l'ingombrante vicino. In nome di questa cooperazione sono stati firmati accordi di libero scambio commerciale e programmi di voli diretti fra la Repubblica di Cina e la Cina comunista: al momento, due milioni di taiwanesi ogni anno visitano il continente, mentre sono 5 i milioni di continentali che visitano Taiwan.

Questa visione è ottimistica e con ogni probabilità si manterrà intatta ancora per molto tempo. Anche perché, sottolinea l'ex diplomatico Stephen S. F. Chen - ex incaricato d'affari presso gli Stati Uniti - "con i comunisti non si può pensare alla riunificazione. Secondo gli accordi dei primi anni Novanta, sia noi che la Cina popolare siamo convinti di essere un unico Paese: ma riunificazione non vuol dire che una parte vince sull'altra, e per questo non può esserci riunificazione di sorta fino a che le cose rimangono come sono".

Tuttavia, anche l'ex ambasciatore vede in maniera abbastanza positiva il cammino intrapreso: "Non posso dire che siamo sulla strada migliore - dice ad AsiaNews - ma siamo su una strada che prosegue. E questo, secondo il modo cinese di fare le cose, è già un enorme risultato. Ora vogliamo maggior riconoscimento internazionale, in modo da poter trattare alla pari quando la Cina diverrà davvero solo una". (VFP)

 

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