15/12/2011, 00.00
CINA
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La polizia cinese assedia il villaggio in rivolta. Blackout di notizie su Wukan

di Paul Hong
Bloccati i rifornimenti di cibo, acqua e servizi. Oscurate notizie e ricerche sulle manifestazioni. I parenti del dimostrante morto mentre era in prigione accusano la polizia di violenze. Per l’esproprio delle terre, negli ultimi 30 anni, 50 milioni di contadini hanno perduto la loro casa. Ogni giorno vi sono almeno 500 rivolte o “incidenti di massa”.
Hong Kong (AsiaNews) – Cresce sempre di più la tensione fra le autorità e gli abitanti di Wukan, da mesi in rivolta contro l’esproprio delle loro terre. Da due giorni il villaggio del Guangdong è circondato da migliaia di poliziotti che non permettono l’entrata di derrate alimentari; ai pescatori è proibito uscire a lavorare in mare.

Il vicesindaco di Shanwei, sotto la cui prefettura cade Wukan, ha promesso una nuova inchiesta sull’esproprio e sui mancati pagamenti agli abitanti, ma ha anche promesso che metterà in atto decise misure contro il villaggio se continua a creare disordini e a danneggiare la pubblica proprietà. Intanto, dal web in Cina sono scomparse tutte le notizie e le foto che gli abitanti avevano pubblicato. Anche i motori di ricerca non danno più alcun risultato per la parola “Wukan”.

Le tensioni a Wukan sono scoppiate lo scorso settembre, quando centinaia di abitanti, irati per il furto delle loro terre hanno attaccato la sede del municipio e una stazione di polizia. In seguito alla promessa di un’inchiesta, le rivolte si erano calmate. Ora sono riprese con più decisione, alimentate dalla mancanza di risultati e dalla morte in prigione di Xue Jinbo, uno dei responsabili delle dimostrazioni.

Secondo i familiari, Xue Jinbo, 42 anni, è stato vittima della brutalità della polizia e il suo corpo presenta lividi e altri segni di abusi. Il governo locale afferma invece che i segni sono apparsi solo dopo la morte e affermano che la causa del decesso è un attacco al cuore di Xue, proprio dopo gli interrogatori a cui è stato sottomesso. Fra l’altro, Zeng Songquan, della pubblica sicurezza, ha affermato che Xue ha confessato di aver danneggiato proprietà e creato disordini lo scorso settembre.

La gente di Wukan ha chiesto il corpo di Xue Jinbo per i riti funebri, ma la loro richiesta è stata rifiutata dalle autorità.

Nelle scorse settimane migliaia di poliziotti hanno tentato di entrare nel villaggio, ma sono stati respinti dalla popolazione. Per tutta risposta, la polizia ora ha circondato Wukan e lo ha isolato, non permettendo l’entrata di rifornimenti, o il lavoro di pesca degli abitanti.

Zhou Yongkang, un membro del Comitato centrale del Partito comunista cinese, ha ricordato varie volte in queste settimane l’importanza di affrontare con cura i crescenti conflitti sociali nel Paese.

Il disordinato sviluppo economico della Cina ha portato a un innalzamento del valore dei terreni (fino al 155% in più, dal 1998). Speculatori edilizi e imprenditori, con l’appoggio e la corruzione dei governi locali, comprano i terreni agricoli o interi quartieri nelle città, senza versare cifre adeguate agli abitanti. Il sequestro di terreni o case è divenuto la causa maggiore dei cosiddetti “incidenti di massa” (scioperi, sit-in, manifestazioni, scontri con la polizia,…). Secondo l’Accademia delle scienze sociali di Pechino, negli ultimi 30 anni almeno 50 milioni di contadini hanno perso la loro casa e altri 60 la perderanno nei prossimi due decenni.

Il prof. Sun Liping, dell’università Qinghua, ha calcolato che nel 2010 vi sono stati almeno 500 “incidenti di massa” al giorno.
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