La visita di Rakhmon a Pechino (in mezzo a Trump e Putin)
Il viaggio del presidente del Tagikistan ha confermato quanto l'Asia Centrale sia oggi un'area strategica per la Cina che le diverse fratture geopolitiche rendono ancora pù vitale. Pechino punta sul gasdotto che attraversa la regione ma anche sul suo significato per la sicurezza dei propri confini. E nelle relazioni con i governi locali la vicinanza non solo geografica l'avvantaggia rispetto alla concorrenza occidentale.
Dushanbe (AsiaNews) - Nel contesto della rivalità globale, la Cina sta rafforzando la sua influenza in Asia centrale e il Tagikistan sta diventando uno dei principali partner di Pechino nella regione. Il politologo tagico Mukhammad Šamsuddinov, ha commentato per Asia Plus la recente visita di Stato in Cina del presidente del Tagikistan, Emomali Rakhmon, passata decisamente in secondo piano rispetto a quelle di Donald Trump e di Vladimir Putin negli stessi giorni, ma che dimostra come l'Asia centrale stia diventando una regione sempre più vitale per la Cina.
L'escalation in Medio Oriente, che ha portato al blocco delle navi nello Stretto di Hormuz, le continue tensioni al confine afghano-pakistano che compromettono l'accesso sicuro ai porti pakistani e l'aumento delle tensioni nella regione indo-pacifica (principalmente intorno a Taiwan) con il rischio di un blocco dello Stretto di Malacca, hanno evidenziato la vulnerabilità dell'accesso della Cina ai mercati globali e la sua sicurezza energetica.
In questo contesto, l'Asia centrale potrebbe svolgere un ruolo molto significativo per la Cina, fornendo una modalità per superare il suo isolamento logistico. Pechino sta già promuovendo in Asia Centrale la Belt & Road Initiative, il suo progetto globale di trasporti e logistica, e nell'attuale contesto internazionale, l'importanza della regione all'interno di questo progetto potrebbe ulteriormente aumentare. Grazie al suo vasto potenziale di risorse naturali, l'Asia centrale potrebbe anche svolgere un ruolo chiave nel garantire la sicurezza energetica della Cina.
Pechino ha già realizzato diversi importanti progetti energetici nella regione, che le consentono di importare una grande quantità di materie prime, come attraverso il gasdotto Asia Centrale-Cina, che attualmente è costituito da tre linee con una capacità complessiva di 55 miliardi di metri cubi all'anno e attraversa Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan, con cui la Cina importa fino a 35 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Con il completamento della quarta linea prevista, la capacità totale potrebbe aumentare fino a 85 miliardi di metri cubi. La Cina importa quasi 19 milioni di tonnellate di petrolio all'anno dal Kazakistan attraverso il progetto dell'oleodotto Kazakistan-Cina.
Un altro aspetto che rende l'Asia centrale una regione strategica per la Cina è la sicurezza, principalmente al confine tra Tagikistan e Afghanistan e per la stabilità ai confini nord-occidentali cinesi in generale, dove si trova la regione autonoma uigura dello Xinjiang, potenzialmente instabile. Gli attacchi dello scorso anno da parte di forze islamiste con basi in Afghanistan contro imprese cinesi in Tagikistan hanno confermato la necessità di rafforzare la posizione della Cina in quest'area. Per quanto riguarda lo Xinjiang, è opportuno sottolineare anche il fattore economico nel garantire la stabilità in questa regione, che dipende molto dal commercio con l'Asia centrale, che ha rappresentato oltre il 50% del commercio estero regionale dello scorso anno.
Come osserva Šamsuddinov, il fattore principale nello sviluppo delle relazioni bilaterali tra i Paesi dell'Asia centrale e la Cina è la vicinanza geografica, che consente alle parti di approfondire i rapporti senza barriere di trasporto e logistiche, come quelle che l'Asia centrale incontra con i Paesi occidentali. Inoltre Pechino investe nelle economie dell'Asia centrale senza subordinare tali investimenti a cambiamenti nella vita politica interna dei Paesi della regione.
Non mancano alcuni rischi: un'eccessiva dipendenza dalle relazioni commerciali ed economiche con la Cina, nonché dagli investimenti cinesi (compresi i prestiti), potrebbe portare a conseguenze negative che incidono sull'indipendenza dei Paesi dell'Asia centrale. La presenza di un vicino industriale così grande, soprattutto considerando le politiche economiche e la dipendenza dello Xinjiang dal mercato dell'Asia centrale, potrebbe comportare rischi per le economie della regione. L'importazione di grandi volumi di prodotti cinesi di alta qualità, che renderà difficile la concorrenza per i prodotti regionali, potrebbe portare alla stagnazione della base industriale dell'Asia centrale.
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