29/03/2024, 12.08
INDIAN MANDALA
Invia ad un amico

Ladakh: proteste e scioperi della fame per l'autonomia e la protezione dell'ambiente

Nella regione incastonata sull'Himalaya ai confini con Cina e Pakistan la popolazione chiede la creazione di un'amminsitrazione locale, dopo che nel 2019 il governo di Delhi ha revocato l'autonomia al Kashmir dividendo la regione in due. Gli attivisti temono lo scioglimento dei ghiacciai, il lancio di grandi progetti industriali e la militarizzazione del territorio, anche da parte di Pechino.

Leh (AsiaNews) - L’attivista Sonam Wangchuk ha messo fine questa settimana a uno sciopero della fame durato 21 giorni, ma, ha specificato sui social, la protesta per l’autonomia del Ladakh e la protezione dell’ambiente non è finita: “Domani, dopo di me, le donne inizieranno un digiuno di 10 giorni. Seguiranno i giovani e poi i monaci buddisti. Allora potrebbero ricominciare le donne o potrei tornare io a digiunare. Questo ciclo andrà avanti”, ha detto l’attivista in un video.

Da settimane migliaia di persone protestano chiedendo l’applicazione di una sezione della Costituzione indiana, chiamata Sixth Schedule, che garantisce alle tribù indigene il controllo dei propri territori. Ad agosto 2019, quando il governo di Delhi, guidato dall’ultranazionalista Bharatiya Janata Party, ha revocato l’autonomia al Kashmir, ha diviso la regione in due, il Jammu e Kashmir, e il Ladakh, entrambe amministrate dal governo centrale. 

Incastonato sull’Himalaya tra Cina, Pakistan e India, il Ladakh è stato spesso al centro di contese territoriali e da tempo patisce gli effetti dei cambiamenti climatici. Lo stesso Wangchuk è un ingegnere che lavora all’Himalayan Institute of Alternative Ladakh. “Stiamo già affrontando il disastro climatico e i ghiacciai sulle montagne verranno distrutti se non ci sarà un controllo sullo sfrenato sviluppo industriale e sulle manovre militari”, aveva dichiarato in precedenza l’attivista. A giugno 2020, infatti, la regione era stata teatro di uno scontro tra le truppe cinesi e quelle indiane. Nonostante le due potenze asiatiche non abbiano raggiunto lo scontro aperto, negli ultimi anni hanno continuato ad ammassare soldati lungo la frontiera, con conseguenze anche per la popolazione locale. 

In alcuni casi l’esercito cinese ha preso il controllo delle terre al confine impedendo ai pastori di far pascolare le mandrie, oppure i nodmadi sono stati costretti ad abbandonare le loro terre a causa della creazione di nuovi progetti industriali indiani, ha spiegato Wangchuk.

In Ladakh, inoltre, il 97% della popolazione è tribale e pratica il buddhismo (nel distretto di Leh) o l’Islam (soprattutto nel distretto di Kargil). Il fatto che dal 2019 il governo indiano non abbia garantito un’Assemblea legislativa al Ladakh ha alimentato le preoccupazioni della popolazione sulla gestione dei territori anche a livello politico. Se nel vicino Kashmir Delhi ha preferito mettere in atto una dura repressione, verso il Ladakh il governo indiano aveva espresso la volontà di esaminare la possibilità di applicazione della Sixth Schedule. L’attuazione della disposizione consentirebbe la creazione di consigli autonomi per la gestione del territorio, della sanità pubblica e dell’agricoltura. Dieci di questi consigli esistono già in Assam, Meghalaya, Tripura e Mizoram, Stati in cui sono presenti diversi gruppi tribali. Al momento, però, il Ladakh è amministrato da un governatore nominato dal presidente indiano. 

Il 6 marzo i rappresentanti del Ladakh hanno tenuto l’ennesimo ciclo di colloqui con alcuni funzionari indiani, compreso il ministro dell’Interno Amit Shah, ma senza alcun risultato. Per cui, anche con temperature sotto lo zero, centinaia di persone hanno continuato a scendere in strada a manifestare, soprattutto a Leh. Ma anche gli abitanti del distretto di Kargil, che da sempre chiedono di unirsi al Kashmir musulmano e in passato avevano accusato di discriminazione il governo di Leh, si sono uniti alle proteste, un avvenimento storico, secondo alcuni analisti

“Stiamo cercando di ricordare e risvegliare la coscienza del primo ministro Narendra Modi e del ministro dell’Interno Amit Shah per salvaguardare i fragili ecosistemi del Ladakh e le uniche culture tribali indigene che prosperano qui”, ha detto Wangchuk al termine del digiuno, aggiungendo: “Non vogliamo pensare a Modi ji e Amit Shah ji come semplici politici. Preferiremmo considerarli statisti. Ma per questo dovranno dimostrare carattere e lungimiranza”.

Le prossime elezioni indiane si terranno da aprile a giugno e Wangchuk, nelle sue ultime dichiarazioni, ha ricordato l’importanza del processo democratico anche per il Ladakh: “Possiamo costringere un governo a cambiare i propri comportamenti, o cambiare il governo”, ha affermato. “Quindi ricordiamoci di scegliere con molta attenzione il nostro potere di voto questa volta nell’interesse della nazione”.

“INDIAN MANDALA" È LA NEWSLETTER DI ASIANEWS DEDICATA ALL'INDIA

VUOI RICEVERLA OGNI VENERDI’ SULLA TUA MAIL? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER A QUESTO LINK

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Card. Gracias: i tribali di tutto il mondo soffrono 'ingiustizia e sfruttamento'
09/08/2021 10:25
Kashmir, Modi riapre al dialogo con i leader locali
23/06/2021 12:12
75 anni dalla partizione: India meno democratica, ma sempre più centrale
12/08/2022 12:15
I cristiani dopo la sentenza sul Kashmir: 'Ora si promuova sviluppo per tutti'
12/12/2023 10:39
'Kashmir files': il film che riaccende il conflitto tra musulmani e indù
18/03/2022 11:43


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”